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The Batman 2022 Recensione Film
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The Batman

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L’omicidio dei suoi genitori e un paio d’anni passati a vigilare sulle strade di Gotham City nei panni di Batman, incutendo timore nella mente dei criminali sparsi per tutta la città, hanno trascinato lentamente Bruce Wayne nell’abisso profondo delle sue stesse tenebre. Potendo contare su pochi ma fedeli alleati, tra cui il maggiordomo Alfred Pennyworth (Andy Serkis), la misteriosa Selina Kyle (Zoë Kravitz) e il tenente James Gordon (Jeffrey Wright), l’uomo pipistrello dovrà lottare contro la corruzione dilagante che serpeggia tra funzionari, figure di spicco e forze dell’ordine, mentre nel frattempo un’altra terribile minaccia, l’Enigmista (Paul Dano), incombe silenziosa sulla famiglia Wayne e sui cittadini innocenti di Gotham City.

Uscito nelle sale italiane il 3 Marzo 2022, in anticipo di un giorno rispetto alla distribuzione americana, e naturalmente anch’esso vittima dei ritardi dovuti al COVID (il film era inizialmente programmato per il 25 giugno 2021), The Batman è l’ultima fatica del regista Matt Reeves, qui anche in veste di co-sceneggiatore e co-produttore, incentrata sul celebre uomo pipistrello di casa DC. La pellicola si configura come reboot della saga cinematografica e quindi appare del tutto scollegata rispetto all’universo narrativo DC finora raccontato nel corso dell’era Snyder.
Si tratta di un film sicuramente molto ambizioso e che riesce, dopo quasi quindici anni dall’uscita del primo capitolo della trilogia del Cavaliere Oscuro di Nolan, a riportare Batman e Gotham City a quelle atmosfere cupe e decadenti che tanto erano piaciute al pubblico. In questa occasione, a impreziosire ulteriormente il lavoro, c’è una serie di nomi altisonanti che ripagano ampiamente il prezzo del biglietto e un Batman decisamente molto cambiato rispetto ai suoi predecessori.
Oltre a ciò, una regia dai toni quasi autoriali e una colonna sonora sempre ineccepibile, contribuiscono a rendere The Batman una delle pellicole più interessanti uscite in questo 2022, già miglior esordio di quest’anno e secondo soltanto a Spider-Man: No Way Home per quanto concerne invece il periodo post-pandemia.

I’m Vengeance.

IL BATMAN DI ROBERT PATTINSON


Robert Pattinson porta sullo schermo un Bruce Wayne molto diverso rispetto a quanto visto nelle precedenti pellicole dedicate all’uomo pipistrello. Si tratta di un individuo rabbioso, depresso, quasi distaccato dalla realtà che lo circonda, oramai totalmente identificato nel suo ruolo di vigilante e quasi completamente isolato dal resto della società. Si tratta di un Batman mosso principalmente dalla rabbia, che porta avanti le sue battaglie giornaliere in nome di un apparente senso di giustizia che però viene offuscato da un’incontenibile sete di vendetta. Una furia cieca che accompagna il personaggio in più di una sequenza d’azione e che contribuisce a conferire un’ulteriore vena d’oscurità al personaggio di Pattinson. Ennesimo punto a favore per la magistrale interpretazione dell’attore che, interpretando un ruolo da protagonista in una pellicola rivolta ad un pubblico mainstream, riesce finalmente a mostrare il suo talento ad una platea molto ampia lasciandosi alle spalle vampiri, lupi mannari e tristi drammi adolescenziali una volta per tutte. O quantomeno si spera.
Matt Reeves riesce inoltre a restituire una Gotham City come non se ne vedevano da tempo. Ritornando a rievocare atmosfere più cupe e oscure, come già era accaduto nella trilogia de Il Cavaliere Oscuro di Nolan, il regista mostra una città tetra, sporca, che pullula di criminali, decisamente molto più decadente della Gotham di Snyder e che si erge a ruolo di co-protagonista del film, sposandosi alla perfezione con il rabbioso Batman di Pattinson e la meravigliosa colonna sonora composta da Michael Giacchino. Un Giacchino piuttosto occupato in quest’ultimo periodo visto che è dietro alle musiche anche del recente Spider-Man: No Way Home, di svariati corti e lungometraggi Pixar ed è un collaboratore storico di J.J. Abrams sia per la tv (Alias, Lost, Fringe, ecc.) che per il cinema (Mission Impossible, Super8, Star Trek, ecc.).
Un Batman che quindi si scosta, fortunatamente, dallo stile più “moderno” impostato da Snyder e che abbraccia, invece, una dimensione maggiormente investigativa, rendendo la pellicola una sorta di crime thriller dalle tinte noir – dove però ci si mena come fabbri ferrai – che sicuramente riesce nel compito di rendere più digeribili le quasi tre ore di pellicola. Una durata forse eccessiva (oramai lo standard per qualsivoglia film a tema supereroistico) ma che comunque viene assorbita bene dal ritmo incalzante del film che, grazie a sequenze di lotta, inseguimenti mozzafiato, esplosioni in faccia a Batman e un’Enigmista da brividi, scorre tutto sommato in maniera piacevole limitando i tempi morti a poche, necessarie, sequenze di approfondimento e di caratterizzazione dei personaggi.
Piccola nota a margine: forse la resistenza di Batman in questo film è stata un pochino ingigantita. Tra capocciate nei cavalcavia a 200 all’ora, esplosioni letteralmente ad un centimetro dalla faccia, nessun danno da caduta manco fosse un videogioco per PS1 e sventagliate infinite di proiettili (di cartone probabilmente) che in nessun modo vanno mai a colpire la parte di volto scoperta, il Batman di Pattinson si candida ufficialmente per il titolo di Batman più OP di sempre.
Senza contare l’incredibile velocità di risoluzione degli indovinelli dell’Enigmista che, nel quadro generale della caratterizzazione del personaggio, di fatto ne sminuiscono un po’ l’intelletto o comunque la capacità di formulare enigmi degni di essere chiamati tali. Si tratta comunque di pignolerie che, nel complesso, non vanno assolutamente ad intaccare le interpretazioni di Pattinson e Dano.

Fear is a tool. When that light hits the sky, it’s not just a call. It’s a warning. For them.

UNA SQUADRA DI VILLAIN FORMIDABILI…


Tralasciando lo stupore che ha accompagnato ogni singolo spettatore nel notare l’incredibile lavoro di trucco e parrucco fatto su Colin Farrell per il suo Oswald Cobblepot alias Pinguino (elemento in realtà ben poco importante ai fini dell’analisi del film ma che comunque meritava di essere menzionato in qualche modo), un altro dei tanti punti di forza di questa pellicola sta nei suoi comprimari/personaggi secondari – René Ferretti l’ha sempre detto che è proprio nei ruoli secondari che gli americani vanno forte.
Iniziando proprio dal sopracitato Pinguino, l’interpretazione di Colin Farrell mette a tacere ogni dubbio pregresso circa la trasposizione del character, regalando al suo pubblico un personaggio già destinato a diventare iconico, ma che in questo film resta decisamente in disparte rispetto ad altri villain come l’Enigmista di Paul Dano o il Carmine Falcone di John Turturro, probabilmente in attesa di guadagnarsi un ruolo più centrale nelle pellicole che – sicuramente – seguiranno, ma soprattutto nella serie spin-off già confermata a lui dedicata.
Si tratta di un Pinguino ben lontano dalla storica interpretazione di Danny DeVito, che nel film di Tim Burton si discostava dalla figura di bizzarro gangster amante dei pennuti per abbracciare invece quella di mostro deforme e sociopatico. In The Batman, Oswald Cobblepot torna ad essere un gangster vecchio stampo, simboleggiando, insieme a Falcone a ai suoi uomini, quella dilagante corruzione che sembra essere ormai fatalmente radicata sia all’interno del Distretto di Polizia, sia tra coloro che muovono le fila nell’ombra, alle spalle dei poveri cittadini inermi di Gotham City.
Rimanendo in tema di perfidi burattinai, stesso discorso può essere fatto anche per il Carmine Falcone di Turturro, personaggio che per un attimo (si fa per dire, un attimo di tre ore) fa dimenticare al suo pubblico di trovarsi davanti ad una performance cinematografica. La chimica tra attore e personaggio è più che evidente e il risultato è l’ennesimo character iconico in una pellicola che sembra aver fatto centro con (quasi) tutti i suoi personaggi secondari.
L’Enigmista di Paul Dano, poi, chiude il quadro dei cattivi regalando una performance impeccabile e un’interpretazione del villain anche qui molto diversa dalla versione più burtoniana di Jim Carrey. Un destino comune a quello della sua nemesi Bruce Wayne, entrambi orfani ma trattati diversamente in virtù della loro estrazione – simbolicamente, infatti, i due sono sempre divisi da schermi, vetri o quant’altro, per sottolinearne la distanza sociale – porta Edward Nashton a desiderare vendetta nei suoi confronti, mosso dal desiderio di essere, per una volta, al centro dei riflettori, esattamente come fu per “il povero orfano della famiglia Wayne” nel giorno dell’omicidio dei suoi genitori. Il bizzarro criminale in calzamaglia di Jim Carrey lascia quindi posto ad un serial killer in piena regola che, dopo aver giocato per un po’ con il suo avversario, rivela anche i suoi scopi di natura prettamente terroristici, peraltro affiancato da veri e propri seguaci reclutati proprio grazie ai video postati online, e che conferiscono al personaggio un’ulteriore sfumatura da “leader degli incompresi dalla società”.

… MA MENO SPAZIO AI BUONI


Se per il comparto villain la situazione è questa, non può essere fatto lo stesso discorso per gli alleati dell’uomo pipistrello. Premettendo che le prestazioni degli attori non hanno nulla a che vedere con questa debolezza (solo relativa, in funzione di quanto appena detto sui cattivi), la colpa va invece cercata soprattutto nella scrittura dei personaggi.
La Selina Kyle di Zoë Kravitz è quella che forse ne esce meglio, valorizzata anche dal rapporto con Batman che, questa volta, non scade nello stucchevole o nel didascalico. Si tratta infatti di una relazione più “convenzionale” rispetto alle precedenti versione cinematografiche, tra due individui profondamente feriti dalla morte di persone care e che, in maniera progressiva, devono fare i conti con i rispettivi demoni interiori. La chimica tra i due personaggi c’è, ma lo spazio di manovra qui è ancora piuttosto ampio e probabilmente ci sarà spazio in un’altra occasione per riprendere il discorso lasciato in sospeso.
Il tenente James Gordon di Jeffrey Wright (Westworld, Boardwalk Empire)viene invece presentato come spalla ufficiale di Batman e fin da subito viene inquadrato nell’ottica di aiuto interno in un distretto evidentemente corrotto. Sebbene il personaggio funzioni benissimo nel ruolo di “Watson” durante la quest investigativa dell’uomo pipistrello, il personaggio non riesce ad elevarsi rispetto alla controparte criminale, restando fino all’ultimo soltanto l’assistente di Batman. Anche in questo caso, comunque, c’è ancora molto spazio di manovra nell’ottica dei progetti futuri legati al franchise.
A deludere maggiormente, però, è l’Alfred di Andy Serkis, personaggio molto più vicino, quantomeno per quanto riguarda il suo background, a quello della disastrosa serie televisiva Gotham (già solo nominare questa serie all’interno della recensione procura nel recensore molto disappunto), ma che nonostante l’ennesima impeccabile performance viene lasciato eccessivamente sullo sfondo, regalandogli il centro dei riflettori soltanto in funzione del classico “momento rivelazione” avvenuto in ospedale. Un vero peccato, ma anche qui vale lo stesso discorso fatto per i suoi colleghi.

Vengence won’t change the past. Mine or anyone elses. People need hope.

BREVI CONSIDERAZIONI SPOILER


Ultimissima considerazione prima di chiudere la recensione, nell’ottica di un sequel non ancora annunciato ma praticamente già portato in tasca, il film conferma le voci che volevano Barry Keoghan (Eternals) nei panni del Joker – qui accreditato come unseen Arkham prisoner, nonostante risulti evidente quale sia la sua vera identità – mostrandolo nel finale in veste di “sostenitore” del lavoro di Edward e alzando ulteriormente l’asticella dell’hype in merito ad un possibile sicuro sequel.
C’è anche una sequenza post-credits della durata di pochi secondi, un “Good Bye <?>” scritto in verde che in realtà non aggiunge nulla alla trama, ma che invece riporta al sito internet www.rataalada.com, già disponibile da Dicembre 2021, contenente una sorta di caccia al tesoro in stile Enigmista che non nasconde nient’altro che una semplice trovata di marketing.


Non c’è granché altro da aggiungere a quanto detto finora. The Batman è sicuramente una pellicola di grandissima qualità, in grado forse di accontentare, per la prima volta, sia i fan del fumetto che gli amanti della saga cinematografica. I detrattori, naturalmente, ci saranno comunque, ma a prescindere dalla sua natura di cine-comics, il film di Matt Reeves è oggettivamente un prodotto ottimo, arricchito dalle performance di attori formidabili e decisamente più originale rispetto alla versione più moderna e a tratti abbastanza anonima dell’era Zack Snyder.
Le tre ore di film potranno risultare forse un po’ eccessive, ma alla fine, per quelli che hanno già affrontato l’impresa Zack Snider’s Justice League, sembrerà un’allegra scampagnata per le strade di Gotham City.

 

TITOLO ORIGINALE: The Batman
REGIA: Matt Reeves
SCENEGGIATURA: Matt Reeves, Peter Craig
INTERPRETI: Robert Pattinson, Zoë Kravitz, Paul Dano, Jeffrey Wright, John Turturro, Peter Sarsgaard, Andy Serkis, Colin Farrell
DISTRIBUZIONE: Warner Bros. Pictures
DURATA: 175′
ORIGINE: USA, 2022
DATA DI USCITA: 03/03/2022 (Italia), 04/03/2022 (USA)

 

 

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Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Teledipendente cronico, giornalista freelance e pizzaiolo trapiantato in Scozia, ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e allora continua a guardarlo in loop da dieci anni.

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