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And Just Like That… 1×10 – Seeing The LightTEMPO DI LETTURA 5 min

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And Just Like That 1x10

Seppur quasi a fatica, si giunge nel bene e soprattutto nel male alla fine della prima stagione di And Just Like That…
Se il pilot aveva dato l’impressione di salvare questo revival dalla regola del flop dei ritorni, i seguenti nove episodi hanno messo in chiaro che non si tratta affatto di un’eccezione.
“Seeing The Light”: mai titolo fu più adatto per il climax crescente, monotematico, di delusioni quale si è rivelata essere la serie. Anche il finale, infatti, non risparmia il pubblico da quadretti fuori luogo forzatamente incentrati su tematiche socioculturali quasi buttate a caso nella trama, tenendo conto – tra l’altro – della fretta con cui vengono trattate, sparse qui e lì come se fosse un vero e proprio obbligo.

LA SVOLTA


Non senza remore e sensi di colpa nei confronti dell’amato defunto Big, Carrie si concede un ulteriore appuntamento con il professore conosciuto qualche puntata fa, sapendo che questa volta potrebbe essere più di una semplice cena o di due chiacchiere davanti a un drink. Ciononostante, John è presente ancora una volta per tutta i 38 minuti di show attraverso molteplici espedienti narrativi, proprio così come Samantha continua ad esserlo attraverso lo scambio di messaggi con Carrie. Messaggi che, inoltre, stando alla fermezza con cui la Cattrall si è finora rifiutata di (ri)unirsi a questo cast, si concludono lasciando ai fan una palese falsa speranza circa il suo ritorno in un’eventuale seconda stagione. Nice try, Michael Patrick King.
Quasi a conferma di quanto appena considerato, si vede Seema finalmente (s’intende per la realizzazione di questo suo desiderio) coinvolta in un flirt. A letto con Zed (interpretato da William Abadie già apparso in Sex And The City nei panni di Tony e come Antoine Lambert in Emily In Paris) ricorda immediatamente Sam in una delle tante scene ritraenti le sue avventure sessuali, rafforzando così l’idea di un rimpiazzo necessario.

PLEASE, MIRANDA!


Carrie: “Are you saying there’s no heaven?”
Miranda: “Are you saying there is? You think Big is sitting up on a cloud right now puffing away on a cigar?”
Carrie: “Well, yes. That’s exactly what I like to think.”
Miranda: “Since when you believe in the afterlife? I thought we were on the same page about this.”
Carrie: “Yes, we were, but in light of recent events I’ve changed my vote to undecided.”
Charlotte: “If you can’t just prove it, that means it’s possible!”
Miranda: “I can’t just prove the existence of the Easter Bunny… wait! Are we undecided about that now too?”

Anche questa volta Miranda non evita di rendersi un palo in quel posto ben noto a tutti: #sorrynotsorry.
L’avvocatessa (in tutti sensi, dato che: «il termine si utilizza anche sarcasticamente per indicare una donna dal facile giudizio»), da atea, capisce di non essere sulla stessa lunghezza d’onda di Carrie quando quest’ultima comunica di aver riscoperto una sorta di fede in seguito al lutto del marito. Miranda coglie fastidiosamente l’occasione per esprimere con sarcasmo spicciolo la sua posizione opposta. Insomma, se non la si pensa come la Nixon (perché sì, di questo si tratta, c’è più della persona che del personaggio) si può essere derisi senza se né ma e la libertà di parola nonché di essere, di cui si fa tanto fiera paladina (nella vita quanto nella carriera), va a farsi benedire. Coerenza, questa sconosciuta.
A peggiorare la posizione della Hobbes è la sua scelta di rinunciare ad un importante tirocinio per trasferirsi a Los Angeles con Che, la quale – al contrario – da buona “fucking narcissist” che sa di essere (lei stessa lo ammette ironicamente, ma non troppo) pensa in primis alla sua realizzazione personale e al suo lavoro. Carrie sorpresa dalla recente impulsività dell’amica più che dalla decisione in sé, tenta di capire cosa le passi per la mente, ma anziché vedersi apprezzata viene zittita in malo modo per il suo tono solo apparentemente giudicante.
Ricordando il giudizio cinico che proprio Miranda ha insistentemente espresso nei confronti dell’atteggiamento da sottona della Bradshaw in SATC, viene da chiedersi se ci sia o ci faccia a questo giro. E se tutto ciò non fosse abbastanza per renderla uno dei downside di AJLT, come un’adolescente qualsiasi, mette in secondo piano le amiche di una vita per una persona praticamente appena conosciuta. Seriously?
Insomma, una crisi di mezza età da manuale di cui si può almeno apprezzare il ritorno agli iconici capelli rossi.

BEH…


Tirando le somme, risultano decisamente maggiori i difetti rispetto ai possibili pregi di questa serie. Il problema principale sta banalmente nell’aver voluto portare avanti la produzione anche senza Samantha che è sempre stata la colonna portante del gruppo e che comunque nella sua presenza virtuale ha, talvolta, effettivamente più carattere delle tre amiche sullo schermo.
L’eccesso di lusso nel quotidiano delle protagoniste (come già fatto notare in precedenza) rende difficile entrare in empatia con loro anche nei momenti più toccanti e nemmeno il finale riesce a commuovere come ci si aspetterebbe. Persino in questo caso.
Una chiusura, quindi, senza infamia e senza lode in cui la risoluzione di alcune situazioni, protrattesi fin dal primo episodio, risulta affrettata insieme a un generale happy ending poco credibile che va a cozzare con il cambiamento – tanto messo in evidenza – di fatti e persone.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Le acconciature di Carrie ed il ritorno dei capelli rossi di Miranda
  • Gli “intermezzi” di leggerezza di Anthony
  • Finalmente giunge la svolta, alla buonora!
  • Il “possibilismo” di Charlotte che si rivela più open-minded di quanto non ostenti rispetto a Miranda
  • L’incoerenza di Miranda (che sorpresa…)
  • La repentinità con cui Carrie passa da vedova affranta a baciare due uomini diversi nello stesso episodio
  • L’eccessiva permissività di Charlotte e Harry nei confronti delle figlie (ok, ma anche meno)

 

“Seeing The Light” a conclusione della prima stagione di questo revival: se una seconda stagione vuol dire replicare lo stesso crescendo di banalità, l’unica luce che resta è purtroppo quella della fiducia in un mancato rinnovo di serie.

 

Dice di essere "vicina ai trenta" da quando ne ha fatti 25 e ancora non ha trovato un'alternativa con cui definirsi una volta che li avrà effettivamente compiuti. Infatti, si tratta essenzialmente di una procrastinatrice seriale che rimanda le responsabilità dell'età adulta tra una serie TV (di troppo), un concerto metal e una fetta di pizza.
Come se la vita non fosse già complicata di suo, ha deciso di studiare tedesco, ma compensa col suo hobby preferito: viaggiare per seal watching.

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