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House Of The Dragon 1×05 – We Light The WayTEMPO DI LETTURA 6 min

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King Of The Narrow SeaHouse of the Dragon 1x05 si era chiuso in maniera piuttosto potente con il “licenziamento” di Otto Hightower e soprattutto la promessa della principessa di contrarre matrimonio. Inevitabile, quindi, che “We Light The Way” riprendesse da questo punto e fosse dedicato esclusivamente alle nozze di Rhaenyra. Ma come hanno insegnato le Nozze Rosse, i matrimoni nei Sette Regni possono essere piuttosto movimentati. E quello della figlia di re Viserys I non fa eccezione.
Sorprende da questo punto di vista la scelta di scostarsi dal modus operandi delle precedenti puntate in cui il salto temporale di qualche mese, se non anni, era diventato ormai parte integrante delle aspettative del pubblico. In questo caso il tempo che separa quarto e quinto episodio è minimo ed il motivo deve andarsi a ricercare nelle condizioni di salute di un sovrano con le ore contate.

I SIGNORI DELLE MAREE


Uno dei meriti di House Of The Dragon è di aver reso finalmente giustizia ai Velaryon, una delle case più interessanti nella lore di Westeros, ma anche fra le più sacrificate nell’opera madre. All’epoca della guerra dei cinque re, infatti, la dinastia è ridotta a tre sole persone: lord Monford, che trova la morte nell’assalto di Stannis ad Approdo del Re; suo figlio e successore Monterys, di appena sei anni; e il bastardo Aurane Waters, che siede nel Consiglio Ristretto di Cersei. Comprensibile che la serie televisiva li abbia tagliati fuori, visto il loro scarso apporto alla trama.
Ma lo spin-off è ambientato in un’epoca diversa, quando i Velaryon sono all’apice della loro potenza come signori della flotta di Westeros nel Mare Stretto. E così, dopo aver avuto modo di conoscere Corlys Velaryon (protagonista peraltro di un’altra probabile serie) e sua figlia Laena, tocca all’erede di Driftmark, quel Laenor Velaryon che impalmando Rhaenyra sembra destinato a essere il prossimo re consorte. Certo, il ragazzo aveva avuto modo di dimostrare il proprio valore come cavaliere di draghi in “Second Of His Name“, ma l’episodio odierno ha il merito di tratteggiarne ancora meglio la figura.
In particolare si scopre un retroscena interessante: Laenor è omosessuale. E questo dà tutto un altro sapore alla sua unione con Rhaenyra: non solo è costruita su interessi politici, ma prevede un vero e proprio “tradimento” incrociato affinché ognuno soddisfi le proprie inclinazioni. Al contempo, la rappresentazione della coppia Laenor-Joffrey è anni luce avanti rispetto a quella, appiattita sullo stereotipo del gay effeminato, composta da Renly e Loras nella serie madre. Ulteriore conferma del fatto che ci si è lasciati alle spalle il trash e il kitsch della coppia Benioff-Weiss. Forse.

PASSIONI DA SOFFOCARE


Le nozze tra Rhaenyra e Laenor non sono indolore. E a doverne pagare le conseguenze maggiori, a quanto pare, è il personaggio più inaspettato: sir Criston Cole. Il membro della Guardia Reale, fresco sverginatore dell’erede al trono, si rivela totalmente preso da lei. E arriva a proporre un piano folle: fuggire a Essos e costruirsi una vita lì, come coppia sposata.
Per molti versi, la situazione di Rhaenyra è simile a quella della sua discendente Daenerys con l’amante Daario Naharis. Ma come la Madre dei Draghi aveva scelto di sposare il nobile ghiscariano Hizdahr zo Loraq, così la sua antenata preferisce rimanere fedele alla parola data al padre. La spinge a ciò un misto di orgoglio e di senso del dovere, il non voler legare il proprio nome all’infamia di una fuga e la consapevolezza che le responsabilità nei confronti del trono sono più importanti del suo desideri.
Va anche tenuto conto che Rhaenyra non sembra coinvolta da Criston con la stessa intensità con cui lui la ama. Dopotutto la loro relazione è nata, o almeno così sembra, come sfogo per la passione insoddisfatta da Daemon. È chiaro che la nipote ha un debole per lo zio, e anche questo episodio lo ricorda nel caso si fosse dimenticato un incesto che non si vede tutti i giorni. Criston è stato il divertimento di una notte, ma attenzione: un amante ferito può rivelarsi pericoloso.

GUERRA ALL’ORIZZONTE


Mancano ancora anni alla Danza dei Draghi, ma la sceneggiatura non dorme e apparecchia sapientemente tutti gli elementi dello scontro. È impossibile tenere il conto di tutte le volte in cui Viserys ha dovuto ricordare che Rhaenyra è la sua erede e la futura regina, una proposta accolta in apparenza dai signori feudali ma che mina alle basi le regole della società westerosiana, in cui è l’uomo a venire per primo quando si tratta di eredità.
Come se i dubbi dei lord non fossero sufficienti, la regina Alicent Hightower entra finalmente nell’ottica della lotta per la successione. Il tentativo di riallacciare i rapporti con Rhaenyra sembra un lontano ricordo: adesso è proiettata alla difesa della prole e dei suoi diritti regali. Lo dimostra la scelta di indossare un abito verde in occasione del banchetto che precede le nozze della figliastra. Un dettaglio apparentemente insignificante, se non fosse che il verde è il colore della fiamma con la quale gli Hightower chiamano i loro alfieri alla guerra.
È ormai chiaro che gli Hightower (il cui motto dà il titolo all’episodio) sono un po’ i Lannister dello spin-off, seppur senza incesti e senza nani sagaci. Otto non ha nulla da invidiare a Tywin in quanto ad astuzia. Persino adesso che non è più presente alla corte regale riesce a raggiungere i propri obiettivi, seminando zizzania tra la figlia e Rhaenyra. Alicent, invece, al momento sembra una Cersei meno arrogante e più furba, visto il modo in cui si ingrazia sir Cole e lo porta dalla propria parte. Per ora questa alleanza può sembrare inutile, ma chi conosce la storia raccontata da Martin sa bene a quali conseguenze condurrà.

DAEMON, L’AMBIZIONE FATTA UOMO


Infine, non poteva mancare l’angolo della recensione dedicato a Daemon Targaryen, noto anche come “quello che ruba la scena ogni volta che entra nell’inquadratura”.
È lui il protagonista della scena forse più impattante dell’episodio: l’omicidio della sua stessa moglie, lady Rhea Royce. Se da un lato l’uxoricidio priva il pubblico di una figura femminile che in poche righe di dialogo ha dimostrato quanto fosse tosta e dalla pronta risposta, dall’altro fa capire meglio il personaggio interpretato da Matt Smith: un uomo carismatico ma anche ambizioso, tremendamente ambizioso. E soprattutto un uomo che non si fa problemi a macchiarsi le mani di sangue. Se gli Hightower sono i Lannister della situazione, Daemon è più simile a Ditocorto.
Le poche battute scambiate con Rhaenyra a palazzo fanno capire che è ancora interessato a lei e, di conseguenza, al trono; ma le interazioni con la giovane Laena lasciano intendere che possa percorrere anche lui la strada dei Velaryon per rafforzare la propria posizione e le proprie pretese al Trono di Spade. Nel complesso non si può che apprezzare l’utilizzo centellinato di un character che da solo stravolge l’atmosfera ogni volta che entra in scena, e non è da tutti.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Più spazio per Laenor Velaryon
  • L’omosessualità rappresentata senza stereotipi (come successo con Renly e Loras)
  • Rhaenyra sceglie il trono e il dovere
  • Otto Hightower fa danni anche quando va via dalla corte
  • Alicent si prepara alla guerra per il trono
  • Daemon versione Targaryen di Ditocorto
  • Lady Rhea Royce è morta troppo presto, poteva deliziarci con tante altre perle

 

Giunta al giro di boa, House Of The Dragon non solo non delude le aspettative, ma confeziona un episodio potente e importante ai fini della trama. La guerra fra i Sette Regni non è ancora cominciata, ma le pedine si stanno posizionando e si intuisce che sarà uno scontro all’ultimo sangue drago!

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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