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recensione Il Ragazzo E L'Airone
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Il Ragazzo E L’Airone

L'ultima pellicola di Hayao Miyazaki è un invito a prendere in mano il proprio destino sempre però in un'ottica altruistica e ambientalista. Il tutto con un tono però molto adulto e razionale. Un film struggente e complesso da vedere soprattutto per i suoi molteplici significati.

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Mahito, un giovane ragazzo di 12 anni, lotta per ambientarsi in una nuova città dopo la morte di sua madre. Tuttavia, quando una cicogna parlante informa Mahito che sua madre è ancora viva, entra in una torre abbandonata alla sua ricerca, che lo porta in un altro mondo.

 

In genere un film dello Studio Ghibli si caratterizza per un ampio battage pubblicitario (soprattutto in Italia dove queste pellicole hanno vita molto breve nelle sale occupando giusto lo spazio di un weekend).
Se poi il film in questione non è di un autore qualsiasi ma di Hayao Miyazaki, il maestro per eccellenza dell’animazione giapponese, vincitore del Premio Oscar nel 2003 per La Città Incantata e fondatore proprio dello Studio Ghibli, allora ci si aspetta che questo venga annunciato con tutti gli onori. Soprattutto se tale opera arriva dopo ben 10 anni di lavoro (con un’interruzione dovuta alla Pandemia di Covid) e dopo che lo stesso Miyazaki aveva cambiato idea sul volersi ritirare a seguito della produzione di Si Alza Il Vento.
Ma nonostante tutto questo, la scelta comunicativa da parte dello Studio Ghibli per questa pellicola è stata quella del silenzio più assoluto (il trailer è uscito solo pochi giorni fa) se non per qualche sporadica immagine rilasciata qua e là sui social. Una scelta che ha sicuramente destato ancora più curiosità sul progetto e che, nello stesso tempo, è molto coerente con l’intento dell’opera stessa. Alla fine della visione del film infatti, non è sbagliato affermare che la pellicola sia, in un certo senso, il vero lascito testamentario di Miyazaki nei confronti del proprio pubblico. Un messaggio che è volutamene criptico e ambiguo nella sua complessità.

L’UNIVERSO MERAVIGLIOSO DI MIYAZAKI


Per capire il messaggio è necessario partire innanzitutto dalla trama del film che è ambientata nel bel mezzo della Seconda Guerra Mondiale in Giappone.
Il giovane Mahito ha appena subito un grave lutto dal momento che la madre è morta in un incendio nell’ospedale in cui lavora (probabilmente dovuto ad un bombardamento nemico), non ha però molto tempo di piangere la scomparsa della madre: il padre ha infatti deciso di risposarsi con la sorella minore della defunta (pratica comune nel Giappone dell’epoca per mantenere l’eredità in famiglia) e di far traslocare tutta la famiglia nella tenuta di lei in campagna.
Mahito vive con profonda conflittualità la convivenza con la zia e matrigna, fino a che questa non scompare misteriosamente dalla tenuta. È a questo punto che un misterioso airone cinerino parlante gli rivelerà che se vorrà rivedere la zia, e anche la defunta madre, dovrà avventurarsi all’interno della misteriosa torre costruita vicino casa da un suo vecchio prozio. Questa in realtà si rivela essere un portale verso un mondo parallelo abitato da volatili senzienti in cui un misterioso “Creatore” sta cercando un erede che possa gestire al meglio questo suo mondo facendolo prosperare. Alla fine del suo viaggio dunque Mahito dovrà scegliere se accettare la sua offerta vivendo in un luogo fantastico e magico, ma anche incredibilmente precario, oppure tornare alla sua vita normale con la matrigna e il padre. Dovrà dunque scegliere che cosa vuole veramente diventare.
Miyazaki sceglie, ancora una volta, una storia di formazione non banale dai toni decisamente fantasy (ma anche con un tocco di steampunk) in cui la magia dell’animazione 2D mostra tutte le sue potenzialità facendo brillare i colori in tutte le loro sfumature, creando così un universo incredibile in cui è facile ritrovare omaggi ad altre opere dello stesso Studio Ghibli.

L’EREDITÀ DI MIYAZAKI


Il Ragazzo E L’Airone è un film che colpisce dunque perché molto “tradizionale” nel suo sperimentalismo. Si tratta di una vera e propria summa di quanto Miyazaki ha appreso e sperimentato in tutti questi anni da regista, e per questo motivo ne rappresenta il suo film più complesso, sia tecnicamente che tematicamente. Ogni singolo fotogramma rappresenta, a tutti gli effetti, un quadro muto (i dialoghi sono ristretti all’essenziale, soprattutto nella prima parte della pellicola), e la CGI è usata solamente per dare maggior movimento e azione ai personaggi, mai così fluidi come in questa pellicola.
Rispetto ad altre opere del regista giapponese però è proprio il tone of voice presente ad essere diverso. Quasi a riprendere il finale del suo precedente film, Miyazaki esorta lo spettatore a chiedersi come immagina il mondo futuro e a cosa questo possa fare per migliorarlo. Questo sia da un punto di vista ambientale e sociale (è difficile non collegare il mondo fantastico della torre con il suo equilibrio naturale così fragile al “nostro” mondo in preda ai problemi del climate change), sia come vero e proprio stimolo a creare arte.
Alla base del film, infatti, c’è la necessità del suo stesso autore di chiedersi che influenza ha avuto il suo stesso lavoro e quale sarà il futuro per lui e per le sue opere. Un’esigenza che è ben esplicata nei dialoghi fra Mahito e il Creatore, in cui non è difficile riconoscere lo stesso giovane Miyazaki (anche lui orfano di madre e cresciuto in campagna da una zia) e il Miyazaki di oggi, più consapevole della propria arte e (forse) più sfiduciato verso il futuro.
La disputa fra queste due personalità viene, di fatto, lasciata quasi in sospeso, con un finale aperto il cui significato viene di fatto rimandato allo spettatore stesso.

CITAZIONI LETTERARIE A GOGO


Dunque un’opera che racchiude un messaggio decisamente stratificato, mescolato però ad un racconto avventuroso in cui non manca certo l’azione e i guizzi poetici tipici del maestro dell’animazione giapponese. E dove non mancano (qui più che in altre pellicole del regista) i riferimenti letterari, quasi tutti principalmente occidentali, a partire dal Mago di Oz passando anche da una citazione diretta alla Divina Commedia di Dante Alighieri, ben visibile tramite una scritta (a caratteri latini) sull’ingresso della torre magica.
Fra tutte, ovviamente, la citazione maggiore è quella che riguarda il titolo originale del film (tradotto, in inglese, come How Do You Live?), che si rifà ad un famoso romanzo per ragazzi giapponese dello scrittore Genzaburō Yoshino.
Tale titolo può all’apparenza sembrare solo un pretesto per l’intera opera, ma in realtà ne riassume tutti concetti filosofici ed esistenzialisti.


Il Ragazzo E L’Airone è dunque uno dei film più riusciti dello Studio Ghibli e vertice della produzione di Miyazaki stesso proprio per la consapevolezza e maturità che dimostra.
Si tratta certamente di un’opera non per tutti, e si rivolge ad un pubblico molto più “adulto” rispetto a quello classico degli anime proprio in virtù della sua complessità concettuale, e forse per questo motivo potrebbe non piacere a tutti.
Ma, nello stesso tempo, la patina avventurosa e fantasy della trama lo rende anche un buon film per tutta la famiglia, a riprova della creatività inesauribile di Myazaki e del suo team creativo. Sicuramente una delle sorprese più belle in questo 2024 appena cominciato.

 

TITOLO ORIGINALE: Kimi-tachi wa dō ikiru ka (How Do You Live?)
REGIA: Hayao Miyazaki
SCENEGGIATURA: Hayao Miyazaki

INTERPRETI: Soma Santoki, Yoshino Kimura, Ko Shibasaki, Masaki Suda, Aimyon, Jun Kumimura, Shoei Hino
DISTRIBUZIONE: Lucky Red
DURATA: 124′
ORIGINE: Giappone, 2023
DATA DI USCITA: 01/01/2024

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Laureato presso l'Università di Bologna in "Cinema, televisione e produzioni multimediali". Nella vita scrive e recensisce riguardo ogni cosa che gli capita guidato dalle sue numerose personalità multiple tra cui un innocuo amico immaginario chiamato Tyler Durden!

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