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Recensione Io Capitano
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Io Capitano

Scelto per rappresentare l'Italia agli Oscar 2024 come miglior film Internazionale, Io Capitano di Garrone non assume giudizio o schieramento politico, ma racconta solo di due ingenui ragazzi che cercano la libertà.

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Seydou e Moussa, due adolescenti senegalesi, lasciano Dakar e le rispettive famiglie per raggiungere l’Europa in cerca di un futuro migliore. Tra le insidie del deserto Sahariano, i posti di blocco nordafricani e le prigioni libiche, i due giovani incontreranno orrori e sfide su una delle rotte migratorie più trafficate di questo decennio.

Unica pellicola italiana in concorso ai premi Oscar 2024 nella categoria miglior film straniero, Io Capitano mette in scena il viaggio epico attraverso il Mali, il Niger e la Libia di due giovani migranti. Il taglio fotografico quasi didascalico non induce mai sui paesaggi maestosi dell’ Africa Occidentale, ma colpisce l’emotività dello spettatore grazie alla recitazione autentica dei due protagonisti Seydou Sarr e Moustapha Fall che, per dovere di realismo, mantengono i loro nomi anche nella pellicola.
Il film ha ricevuto il plauso della critica internazionale e, durante la Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, si è portato a casa il Leone d’Argento alla regia e il Premio Marcello Mastroianni all’attore protagonista Seydou Sarr. Il tutto oltre alla candidatura ai Golden Globe 2024 come miglior film straniero assegnato poi alla pellicola francese Anatomia Di Una Caduta.

– Un giorno e siamo in Italia?
– Si, un giorno solo. Basta che vai sempre dritto, dritto.

FABULA


L’abilità di Matteo Garrone, fin dai tempi di Primo Amore (2004) e Dogman (2018) è quella di riuscire a sublimare la realtà in racconti fiabeschi oscuri. E se nelle due pellicole citate, il regista prendeva spunto da episodi di cronaca nera italiana come il caso del “Cacciatore di Anoressiche” e il “Delitto del Canaro”, in Io Capitano sceglie di far suo il delicato problema dei flussi migratori trasformando il viaggio-odissea dei due protagonisti non in un ritorno verso casa, ma nella ricerca della felicità da abitare. Garrone, come un menestrello moderno, non canta mai di versi cortesi nelle sue opere, piuttosto le sue sono fiabe dove il lupo è sempre in agguato e dove il lieto fine è un perenne punto di domanda.
In Io Capitano il punto di partenza, come già in Dogman e Gomorra, è l’emarginato e il suo viaggio. Seydou e Moussa, pur nell’evidenza della propria povertà, non se la passano troppo male. C’è l’amore della madre, gli scherzi con le sorelle, le polverose partite a calcio con gli amici. Ma i due cugini vogliono qualcosa di più, sognano quell’occidente che possono ammirare dallo schermo dei loro smartphone.
Non è solo un desiderio egoico che li spinge verso questa ricerca, ma anche la voglia di regalare un futuro migliore alla propria famiglia. É così che nasce il sogno che si può realizzare solo andando via da Dakar, cercando l’altrove in Europa. Ma tra l’Africa e le coste italiane inizia l’Odissea di un viaggio crudele, perché a Seydou e Moussa, così come a tutti i migranti, non è permessa la libertà di ricerca. L’assenza di passaporto è quindi un’assenza di futuro che possono solo sognare a casa loro.
Garrone trasforma così i due giovani in una sorta di Pinocchio che spera di arrivare nel Paese dei Balocchi (l’Europa), ma incontra il malvagio faccendiere Ahmed (Mangiafuoco), finendo poi con le speranze dentro al ventre di un barcone (la Balena).

IL REALISMO


Anche in quest’opera, Garrone fa quello che sa fare meglio: raccontare senza giudicare. La descrizione in immagini è semplice e sognante (indimenticabile la scena della donna che fluttua nel vento del deserto), ma colora di crudo realismo il racconto delle penosi carceri libiche.
L’abilità di non risparmiare crudeltà alla visione dello spettatore era già ampliamente sviluppata ne Il Racconto Dei Racconti, la sua opera più sognante e amara. Ciò che racconta Garrone in Io Capitano è pura realtà e il lavoro più grande è stato quello di ascoltare le testimonianze di chi la traversata nel mar Mediterraneo l’ha fatta davvero. Il lavoro degli sceneggiatori, tra cui compare anche l’attore fiorentino Massimo Ceccherini, è stato poi quello di intervenire meno possibile sui racconti stessi lasciando che i dialoghi fossero mantenuti in lingua wolof e francese, gli idiomi parlati in Senegal. Una scelta coraggiosa, almeno per il mercato italiano, da sempre abituato ad un doppiaggio che invece in molti paesi d’Europa non è previsto per nessuna pellicola.
Da segnalare una nota a margine che vede protagonista proprio l’attore Massimo Ceccherini. Ora sceneggiatore e prima ancora attore in Pinocchio, Garrone, senza volerlo, racconta un’altra favola, quella della “seconda vita” di un attore comico che dal Ciclone alle bestemmie in diretta tv, passando per i problemi con l’alcol sta adesso cercando di riscrivere la propria storia.

Ad un certo punto avevo molta paura e non sapevo cosa fare. Poi abbiamo visto la Marina Militare Italiana che si avvicinava e dalla contentezza cominciai a urlare ‘Je suis le capitaine’ che per me significava: siamo salvi. – Fofana Amara

LIBERTÀ


Ripercorrendo la rotta migratoria, Matteo Garrone pesca a piene mani dalla storia di Mamadou Kouassi che partito dalla Costa d’Avorio attraverso tre paesi, per arrivare in Italia dopo tre mesi passati nelle carceri libiche. Mamadou, che ora lavora come mediatore culturale del Centro Sociale Ex Canapificio, è grato al regista per avergli dato la possibilità di raccontare al mondo che esistono giovani senza la libertà di scegliere dove vivere e che, nell’urgenza di raggiungere un benessere a lungo immaginato, si incamminano in un viaggio spesso mortale.
Ma questa è anche la storia del giovanissimo Fofana Amara, il vero capitano che si nasconde dietro il titolo. L’ultima scena della pellicola è proprio un omaggio al suo coraggio dimostrato quando, nel 2014, riuscì a portare in salvo 250 persone su un barcone che guidò ad appena 15 anni non sapendo neppure nuotare. Venne poi incarcerato con l’accusa di essere uno scafista e iniziò per lui una nuova Odissea che qui Garrone non racconta ma che è possibile recuperare nelle cronache.


Io Capitano è una pellicola dai fotogrammi man mano sempre più sporcati dagli imprevisti del viaggio. Dai vivaci colori di Dakar ai cupi chiaroscuri del carcere. Non c’è giudizio o schieramento politico, ma due ingenui ragazzi che cercano la libertà di poter scegliere il loro futuro. La risposta è la speranza riposta negli occhi di Seydou nella commovente scena finale.
Scelto per rappresentare l’Italia per ai prossimi Oscar come miglior film internazionale, il film è stato distribuito a livello globale da Pathè Films e proiettato in tutti i cinema americani da Gennaio 2024. Concorrerà nella stessa categoria assieme a La Società Della Neve (Spagna), La Zona D’Interesse (Regno Unito), Perfect Days (Giappone), The Teachers’ Lounge (Germania).

 

TITOLO ORIGINALE: Io Capitano
REGIA: Matteo Garrone
SCENEGGIATURA: Matteo Garrone, Massimo Gaudioso, Massimo Ceccherini, Andrea Tagliaferri
INTERPRETI: Seydou Sarr, Moustapha Fall, Issaka Sawagodo, Hichem Yacoubi
DISTRIBUZIONE: 01 Distribution
DURATA: 122′
ORIGINE: Italia, Belgio, 2023
DATA DI USCITA: 07/09/2023

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Membro Onorario della Generazione X. Dal 1994 si aggira nei corridoi dell'archivio degli X-Files senza trovare l'uscita. Da piccola fingeva di avere la febbre per rimanere a casa da scuola a guardare gli episodi di Hazzard. Capisce poco di Cinema ma ci prova.

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