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Loki 2×06 – Glorious PurposeTEMPO DI LETTURA 5 min

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Loki 2x06 recensioneA meno che non si viva in un eremo isolato, le probabilità che non si sia incappati in un post, una storia o anche solo un commento circa “Glorious Purpose” sono minime. Il motivo è presto detto: questo series finale è oggettivamente fatto di una pasta ben diversa rispetto alle altre serie tv Marvel e anche rispetto a moltissimi dei film rilasciati negli ultimi anni. Ma questo è un commento che può essere fatto su Loki in generale e vale sia per la prima che per la seconda stagione.
Oltretutto, visto che è ufficialmente terminato anche lo sciopero degli attori, Tom Hiddleston ha colto l’occasione per promuovere la serie facendo diverse comparsate e affrontando l’impatto di quest’ultima stagione sul suo percorso lavorativo che, di fatto, sembra è la fine di un ciclo: Loki si è trasformato da villain ad anti-eroe ed infine in eroe visto che, come tutti gli eroi, ha sacrificato la sua felicità per il bene superiore della moltitudine. Quindi la fine di Loki e quella dello sciopero degli attori sono arrivate in concomitanza per generare quel tipo di eco positivo che fa estremamente comodo alla Marvel (e anche alla Disney), specialmente considerando il flop milionario in cui si sta trasformando The Marvels che non brilla né al botteghino, né a livello qualitativo.

IL SIGNIFICATO DEL TITOLO


In una recente intervista a Jimmy Fallon, lo stesso Tom Hiddleston ha spiegato come il titolo del series finale si rifaccia ad una sua frase detta in Avengers (che tra l’altro è stata inserita proprio all’inizio nel previously on dell’episodio), ovvero:

I’m Loki of Asgard and I’m burdened with glorious purpose.”

Eric Martin, showrunner e penna dietro ogni singolo episodio di questa stagione, non ha dato ovviamente questo titolo a caso e, anzi, è una scelta che arriva a perfetta conclusione di un cerchio che porta Loki ad essere effettivamente un character completamente diverso rispetto a quello introdotto in Avengers. Il cambiamento non arriva in maniera rapida (addirittura passano secoli durante i vari tentativi) ma è un cambiamento motivato, voluto e soprattutto coerente con il percorso fatto. Tra le altre cose, e sempre non a caso, è anche il titolo della series premiere, una scelta non casuale e che implicitamente esplicitamente richiama una circolarità della narrazione che fa ritornare in mente il significato di “Ouroboros“.
Era già stato detto in altre recensioni come gli ultimi due episodi di Loki (“Heart Of The TVA” e “Science/Fiction“) avessero dato tutta un’altra prospettiva (migliore) alla prima metà di stagione e, a posteriori, anche alla prima stagione; però era anche molto facile dilapidare tutto il capitale accumulato in un finale frettoloso e in puro stile di tutte le serie Marve/Disney+.

LOKI È IL NUOVO HE WHO REMAINS?


Domanda più che legittima a cui nemmeno la Marvel e Kevin Feige hanno una risposta per ora perché dipende moltissimo dal futuro di Jonathan Majors e in particolare dalla sua fedina penale, per ora un po’ a rischio.
Loki accetta la distruzione del Telaio Temporale per poi riunire con la sua magia tutte le diverse linee temporali del multiverso in una struttura che richiama Yggdrasil, l’albero della vita della mitologia norrena, il tutto tenendoli insieme sedendosi nel posto che apparteneva a Colui Che Rimane alla fine del tempo. Questo non lo rende il “nuovo” Colui Che Rimane ma sicuramente lo avvicina al personaggio facendolo però sacrificare per il bene del multiverso, un ruolo che sicuramente verrà riportato a galla prima o poi al cinema con somma gioia di tutto il pubblico.
L’epicità del finale fa la gioia dello spettatore che assiste finalmente al compimento di un’opera complessa che ha offerto un’esperienza inedita pur giocando con diverse tematiche molto complicate da gestire (eventi Nexus, varianti, salti nel tempo, multiverso, fine della realtà, loop temporali). Nel farlo Martin si permette addirittura di iniziare l’episodio sfruttando una comicità inaspettata frutto delle centinaia di anni che Loki spende imparando ingegneria, fisica e qualsiasi tipo di informazione che O.B. o Timely gli possano insegnare. Le scene non fanno solo ridere ma mettono veramente in prospettiva sia la dedizione che il tempo effettivamente dedicato per risolvere una situazione che non poteva essere risolta in quanto destinata a compiersi.

AMORE O PREDESTINAZIONE?


Nei molteplici incontri con He Who Remains emerge un’unica scelta per fermare la fine del multiverso: Loki deve uccidere Sylvie. La scelta è però impossibile da compiere per via dei sentimenti di Loki e anche per via di una certa ostinazione del personaggio che non vuole accettare il fatto che Colui Che Rimane abbia ragione anche su questo argomento. E questo è un punto estremamente interessante perché se si vuole si può leggere un legame romantico mai completamente sviluppato che funge da deterrente per una scelta altrimenti facile. Però, allo stesso tempo si può leggere la volontà di Loki di poter trovare una soluzione ad un evento che sembra destinato ad accadere.
Sta allo spettatore vedere in Loki la motivazione che preferisce e Martin qui riesce nell’ennesima difficilissima impresa di essere coerente e profondo senza mai esporsi. Chi scrive queste righe apprezza moltissimo il genere di domande senza risposta che Martin ha creato e in questo caso, più che la versione sentimentale, ci vede il tentativo (poi riuscito) di Loki di diventare finalmente quell’eroe che, sotto sotto, ha sempre voluto essere. Il tutto realizzando la sua più grande paura: rimanere solo.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Interpretazione di Tom Hiddleston
  • Regia e musiche
  • Multipli faccia a faccia tra Loki e He Who Remains
  • Loki e il suo sacrificio
  • Apprezzabilissimo il passare dei secoli che enfatizzano la stoicità di Loki
  • Yggdrasil
  • La TVA ancora in piedi ma con diversi cambiamenti
  • Niente

 

Questa seconda (e ultima) stagione di Loki non è un capolavoro per via di una prima metà non sempre convincente, però il costante crescendo degli ultimi tre episodi e il modo in cui Eric Martin ha portato Loki ad avere finalmente un “burden of glorious purposes” sono a dir poco impeccabili. Chiunque può definirsi soddisfatto, specialmente per un finale che rende giustizia a tutti ed eleva la serie ad un livello ben superiore a tantissime pellicole Marvel della Fase 4 e 5.

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Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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