Lupin 2×05 – Capitolo 5TEMPO DI LETTURA 3 min

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Lupin 2x05 recensioneChi scrive queste righe non ha mai trovato Lupin un capolavoro e, anzi, spesso e volentieri è rimasto più infastidito dalla pochezza della sceneggiatura piuttosto che dai plot twist (sempre necessari visto il genere ed il protagonista) creati ad hoc per lasciare con l’acquolina in bocca lo spettatore gettando fumo negli occhi per nascondere i buchi nella trama.
L’inizio di questa stagione (sia “Capitolo 1” che “Capitolo 2“) non è infatti esente da difetti, anzi sul momento della “morte” di Assane ci sarebbe veramente tanto da ridire, specialmente per la caduta dal palazzo ma anche per tutta la finta autopsia e le varie coincidenze. Però dopo questo inizio scivolosissimo, il trio di sceneggiatori George Kay, Adam Usden e François Uzan (tra cui Kay e Uzan sono anche showrunner e creatori) si è ripreso portando la storia su dei binari piuttosto interessanti con la finta morte del protagonista ma, soprattutto, con il ricatto perpetrato ad opera di uno dei tanti nemici che Assane si è fatto negli anni e che viene rivelato proprio in questa puntata.

MAI FIDARSI DEL PROPRIETARIO DI UN CLUB DI BOX


Kay e Uzan hanno sempre usato i flashback adolescenziali (oltre che quelli nel presente) per aggiungere tridimensionalità e motivazione dietro le scelte dei protagonisti e dietro le situazioni che si sono venute a creare. Un classico metodo che permette di alternare attori e luoghi mantenendo al tempo stesso un certo livello di interesse.
L’elemento che sorprende è quello che solitamente non ci si aspetta e in Lupin spesso molte cose sono in qualche modo prevedibili, ma fa sempre piacere constatare come a volte anche dalle aspettative più ampie si possa rimanere comunque impreparati. È il caso di Jean-Luc Keller, il proprietario del club di box in cui si “rifugia” Assane ai tempi della scuola, un personaggio che sembrava dovesse avere un ruolo solo nel passato e che invece si erge clamorosamente a villain nel presente.
Avere Keller come villain funziona piuttosto bene, creando un rinnovato interesse nel passato, anche perché ora si vuole scoprire da dove è scaturito tutto questo odio, eliminando al tempo stesso Pellegrini dalla lista dei papabili nemici. Infatti, per quanto fosse comunque improbabile, visto l’uso della violenza annunciato più volte tra sequestratori, il reinserimento del villain precedente avrebbe portato ad un passo indietro nella trama orizzontale.

NEMICI AMICI


Altro elemento che non può non far piacere allo spettatore (soprattutto perchè è uno dei pochi elementi ben fatti dello show) è la relazione e la dinamica tra Assane Diop e Youssef Guédira. Una dinamica che ripropone da un lato il ruolo del poliziotto che insegue il ladro, ma dall’altro mostra anche la stima che Guédira nutre nei confronti di “Lupin” e la fiducia mista a rispetto che Diop invece ha verso di lui.
La tregua momentanea a fin di bene (per salvare la madre di Assane) è una motivazione un po’ debole nella realtà ma funziona il tanto che basta nello show che in questo modo utilizza questo MacGuffin per rimettere i due character a stretto contatto come accaduto nella scorsa stagione per il rapimento di Raoul. Diverte molto la creazione di Justin Avisto, così come è piacevole (seppur ancora poco realistico) che Assane apra le porte del suo rifugio e di tutti i suoi segreti a Avisto Guédira con la promessa di consegnarsi alla polizia. Però si tratta pur sempre di uno degli elementi meno assurdi visti in questa stagione.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La dinamica Assane-Guédira piace sempre molto
  • Justin Avisto
  • Plot twist con Keller villain segreto che funziona veramente bene
  • Claire era, è e rimarrà un personaggio tanto detestabile quanto inutile
  • Soliti buchi nella sceneggiatura, tipo come ha fatto Assane ad entrare serenamente nel commissariato o altre cose
  • Somiglianza impossibile tra il Keller del passato e quello del presente

 

Questo “Capitolo 5” è una sorpresa più che gradita visto che in qualche modo riesce a limitare al minimo tutti gli svarioni possibili e (in)immaginabili che si sono visti in precedenza e che, sfortunatamente ma molto verosimilmente, continueranno a riproporsi in futuro. Ci sono ovviamente alcuni momenti in cui bisogna chiudere un occhio, però di solito se ne devono chiudere due, quindi un po’ di differenza nel voto va presa in considerazione.

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Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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