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The Last Kingdom 4×01 – Episode 1TEMPO DI LETTURA 6 min

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“The last men standing. My greatest fighters. Or the most fearful, the ones who cowed and hid and ran? The Scots will return! They want to take our land and see us gone. So unless you want to end up rotting on a slave ship, I suggest you find the stomach to fight. To fight! Or leave! Go on, leave now! There is no place for doubt… or weakness. I will never surrender to invaders! My men can be destroyed! The villages starved! They can dig a trench a mile wide! But while I live, these walls will not be breached. This fortress will not fall! I will never yield my birthright, nor seek peace with those who attack us. We fight on, until they are all butchered. We fight on for Bebbanburg! For Bebbanburg!”

Fin dalla prima stagione, il chiodo fisso di Uhtred è sempre stato Bebbanburg, l’ancestrale fortezza della sua famiglia nel lontano nord; ma, per un motivo o per un altro, l’eroico aldermanno a cui il Wessex deve la sua sopravvivenza se ne è tenuto lontano, troppo preso dalle vicende del sud e dalle lotte tra anglosassoni e vichinghi. La Northumbria era già stata scenario di una parte della seconda stagione, ma anche in quel caso le disavventure del protagonista gli avevano impedito di riappropriarsi del trono suo di diritto.
Con la quarta stagione, le cose cambiano. La narrazione si apre proprio a Bebbanburg, mettendo in scena uno scontro tra le forze di Ælfric e invasori che subito vengono identificati come Scoti. Il quadro geopolitico di The Last Kingdom si allarga, coinvolgendo adesso anche le popolazione celtiche che premono sui conflitti anglosassoni in maniera non meno pericolosa di quanto facciano i Danesi. Ma la minaccia dal nord serve anche ai fini della trama: la posizione dell’usurpatore di Bebbanburg è più debole che mai, quindi Uhtred ha finalmente l’occasione per potersi riprendere ciò che è suo. Peccato che conquistare una fortezza richieda uomini, e l’unico che può dargliene a sufficienza è un re giovane, inesperto, in balia di consiglieri ambiziosi e poco propenso a onorare i debiti di gratitudine.
E qui The Last Kingdom inizia a preoccupare. Il complicato rapporto tra Alfred e Uhtred è stato uno dei leitmotive delle prime tre stagioni: il re del Wessex ha dovuto molti dei suoi successi proprio al veterano di Bebbanburg, ma per raramente è riuscito a riconoscergli il giusto valore o a sdebitarsi come si deve. Con il nuovo sovrano si ha l’impressione che stia per ripetersi lo stesso copione, con la differenza che Alfred era un personaggio di tutt’altro spessore, di tutt’altro carisma, e il suo amore/odio con Uhtred era in buona parte costruito sulle differenze culturali e religiose tra i due, dando un assaggio del rapporto conflittuale che doveva essersi creato in Inghilterra in quei secoli bui tra la cultura pagana e il mondo cristiano; con Edward, invece, tutti questi spunti mancano perché il rifiuto si riduce a una “banale” impossibilità per cause di forza maggiore, oltre che per lo zampino di Æthelhelm, sempre pronto a servirsi della propria oratoria per piegare il sovrano al proprio volere. Vedere Uhtred ignorato e mandato via come un cane bastonato inizia a essere ripetitivo.
Più gravido di sviluppi interessanti e originali potrebbe essere lo scenario merciano. L’ennesima ricerca di gloria da parte di Æthelred sembra un disastro annunciato, ma a rendere le cose più piccanti ci pensa soprattutto l’introduzione di due nuovi personaggi: l’opportunista e ambizioso Eardwulf e sua sorella Eadith, strumento sessuale più o meno consenziente per le macchinazioni del primo. Due autentiche mine vaganti che potrebbero scombussolare non poco la situazione del regno e, di conseguenza, dell’intera Inghilterra, visto che sull’alleanza tra Mercia e Wessex si basa la fragile stabilità degli Anglosassoni contro i Danesi. Né va dimenticata la regina Æthelflæd, che col suo carattere fiero e risoluto potrebbe dare alla serie molto più di qualche scena di sesso con Uhtred.
Tornando proprio a Uhtred, il rifiuto di Edward lo costringe a mettere in piedi un altro piano, sfruttando ancora una volta la propria spregiudicatezza e la propria furbizia. Questa volta si tratta di sfruttare uno dei fenomeni più diffusi e discussi del Medioevo: la caccia alle reliquie. Allo spettatore del XXI secolo potrà far ridere l’idea che un re del X secolo si metta a collezionare le presunte parti di un santo sparse per l’Inghilterra, quasi fossero le sfere del drago in Dragon Ball; ma all’epoca una cosa del genere era considerata perfettamente normale, anzi uno dei doveri di un buon re cristiano era accaparrarsi il possesso di qualche reliquia. Quindi l’idea che Æthelred mandi in giro i suoi uomini per trovare tutte le parti del corpo di Sant’Oswald e guadagnarsi la stima dei sudditi merciani non è poi così campata per aria. Per portare avanti il piano, però, Uhtred ha bisogno di un uomo di Chiesa, e ciò lo porta inevitabilmente a chiedere (o piuttosto a pretendere, con tanto di rapimento) l’aiuto di un inaspettato complice: il suo stesso figlio, che, tanto per cambiare, si chiama Uhtred (e che qui sarà indicato come Uhtred Jr. per distinguerlo dal padre).
L’interazione tra padre e figlio è tutt’altro che facile, perché vi confluiscono diverse problematiche: la scarsa presenza di Uhtred come genitore negli anni passati, l’abisso caratteriale tra i due, la solita contrapposizione tra culture. Uhtred Jr. è stato educato in un monastero, quindi non solo incarna il tipico figlio “intellettuale” contrapposto a un padre più “macho”, ma non riesce nemmeno a comprendere l’attaccamento del genitore alla vecchia fede pagana e ai loro usi e costumi. E’ probabile che il rapporto tra i due evolva in una progressiva accettazione l’uno dell’altro, ma per ora, se si dovesse valutare Uhtred, difficilmente gli si potrebbe concedere il titolo di “padre dell’anno”.
Purtroppo, a proposito del ruolo di Uhtred come genitore va sollevata un’ulteriore critica, questa volta relativa all’estetica della serie. Guardando il protagonista della prima stagione e confrontandolo con quello della quarta, non si nota alcuna differenza. Nessuna ruga in più, nessun capello grigio, nessun segno di invecchiamento. Considerando i riferimenti storici, Uhtred dovrebbe avere ormai una cinquantina d’anni, eppure sembra ancora il ventenne che si mise al servizio di Alfred quando sul Wessex incombeva la minaccia di Ubbe, tre decenni prima. E’ vero che problemi simili affliggono un po’ tutte le serie storiche e i period dramas che coprono archi di tempo assai maggiori di quelli della messa in onda, ma Vikings ha fatto scuola mostrando come fosse possibile, con un po’ di trucco e parrucco, invecchiare egregiamente attori come Travis Fimmel o Clive Standen. Possibile che The Last Kingdom, soprattutto adesso che è una produzione Netflix e ha un budget teoricamente più cospicuo, non riesca a permettersi dei truccatori altrettanto efficienti?

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Finalmente si torna a parlare di Bebbanburg
  • Dinamiche interessanti in Mercia con l’introduzione di nuovi personaggi
  • Il piano di Uhtred per riprendersi Bebbanburg
  • Il rapporto tra Uhtred e suo figlio
  • Il rapporto tra Uhtred e Edward sembra riproporre le stesse meccaniche già viste con Alfred, ma con meno spunti e meno carisma
  • Uhtred dovrebbe avere ormai cinquant’anni, ma esteticamente è identico a quello della prima stagione ambientata trenta e passa anni prima

 

Il ritorno di The Last Kingdom promette sviluppi interessanti ma fa temere anche un certo scadimento in dinamiche già viste, almeno nel rapporto tra Uhtred e il nuovo re. Inoltre, il fatto che lo scorrere del tempo non sia rappresentato dal punto di vista estetico rischia di rendere le interazioni tra il protagonista e suo figlio maggiore involontariamente comiche, anche se il rapporto tra un padre paganeggiante e un figlio devoto cristiano potrebbero regalare molte sorprese, nel senso positivo del termine.

 

Episode 10 3×10 ND milioni – ND rating
Episode 1 4×01 ND milioni – ND rating

 

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

3 Comments

  1. Bellissima recensione… Vorrei chiedere,c’è un modo per vederla con un legale abbonamento Netflix anche qui in Italia,magari in lingua originale (eventualmente con sottotitoli se possibile) …Oppure sono costretto ad aspettare che esca in Italia ed in italiano? Grazie 🙏

  2. Temo che bisognerà aspettare che la carichino su Netflix italiano, o in alternativa trasferirsi all’estero, visto che in tutto il resto del mondo è disponibile già dal 26 aprile. Solo in Italia manca, per motivi che sinceramente mi sfuggono…

  3. Capito! Grazie mille della risposta ,speravo ci fosse un modo,essendo io estraneo a Netflix finora,per settare le impostazioni in modo da accedere alla serie magari in lingua originale anche dall’Italia …O sennò magari tipo impostando il browser con un proxy …grazie della risposta comunque…ottime recensioni ,ho letto anche quelle delle precedenti stagioni e condivido quasi tutto.Chiedevo se la serie è accessibile già da ora perché vorrei evitare altri siti di streaming e contribuire con visualizzazioni ufficiali,ond’evitare (almeno facendo la mia parte) che la serie non riceva le visualizzazioni sulla piattaforma necessarie al suo rinnovo…come è purtroppo successo ad esempio ,in tempi recenti,a Knightfall,fermata alla seconda stagione per questione di numero di ascolti ( ufficiali,sulla piattaforma ).Chissa quanti ascolti sono stati rubati con lo streaming non ufficiale ,in siti vari.Non per fare critica a qualcuno dico questo,ma perché alla fine se vogliamo che serie come questa continuiamo e con qualità dobbiamo renderci conto da cosa dipende ! 👍viste anche le difficoltà di produzione legate a questo periodo nello specifico ,dovute all’emergenza Coronavirus

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