Mayor Of Kingstown 1×04 – The PriceTEMPO DI LETTURA 3 min

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Mayor Of Kingstown 1x04 recensioneGli strascichi di quanto accaduto nello scorso episodio continuano a riecheggiare nella turbolenta vita di Mike McLusky. Essere l’ago della bilancia tra criminali e polizia, soprattutto in una città maledetta come Kingstown, vuol dire essere condannati alla solitudine, all’ansia e ad una rabbia costante.
Jeremy Renner incarna magnificamente il ruolo del nuovo “sindaco” di Kingstown: un personaggio solitario, dall’animo frastagliato, il cui unico contatto umano si riduce al rapporto con il fratello minore e ad assidue visite della parte più marcia della città.
Il sangue da power broker scorre nelle vene di Mike che ha ereditato questa responsabilità dal fratello e dal padre senza, però, mai ricevere il benestare della matriarca della famiglia, Miriam McLusky.
Così Mike gironzola vorticosamente a bordo della sua auto, macinando chilometri e venendo a patti con tutti, pur di mantenere l’ordine in una città che sembra ormai completamente allo sbando.

“I HATE THIS CITY”


La realtà di Kingstown immaginata da Taylor Sheridan e Hugh Dillon potrebbe essere benissimo paragonata a Gotham City, tanto è corrotta e marcia fino al midollo.
Il degrado della città si attacca e ammorba qualsiasi superficie come melassa andata a male e la fotografia esalta ancora di più questa tossicità, prediligendo colori scuri, bui e freddi.
Kingstown è un abisso profondo che divora qualsiasi essere umano entri in contatto con esso, risputandolo fuori totalmente privo di positività e speranza.
I criminali si aggirano tra le strade della città come anime vagabonde, mentre la polizia, emblema di rigore e integrità, scende ad un livello ancora più basso, comportandosi peggio di coloro a cui dà la caccia.
Gli unici a salvarsi dal morbo di Kingstown sono la madre e il fratello minore di Mike, che rappresentano una luce in fondo al tunnel ma sembrano intrappolati dal senso di colpa.

SONO IL SIGNOR MCLUSKY, RISOLVO PROBLEMI


In tutta questa spirale di violenza e corruzione, Mike McLusky è un mediatore chiamato a tenere a bada le due fazioni, scongiurando l’apocalisse episodio dopo episodio.
Come ripetuto più volte dal protagonista stesso, Mike non prende posizione e rimane il più imparziale possibile. Il suo unico scopo, infatti, è quello di negoziare una pace fragile ed effimera tra malavita e polizia, così da far passare la giornata senza un’ulteriore catastrofe da cui Kingstown non riuscirebbe a riprendersi.
In “Price”, così come previsto dal protagonista, la tregua raggiunta alla fine dello scorso episodio comincia a vacillare, con i criminali sempre più desiderosi di maggiori libertà, dato il servizio svolto con l’omicidio di Kenny. Ma la libertà chiesta non può essere approvata e così il burattinaio Mike continua a manovrare i suoi giocattoli per risolvere il problema, arrivando anche a rimedi estremi. D’altronde in Kingstown la purezza ha vita breve.

QUALCHE DIFETTO DI TROPPO


Giunti al quarto episodio il pubblico dovrebbe già avere chiara la direzione intrapresa da Sheridan e Dillon. Questa affermazione è vera solo per metà, in quanto ad ora manca totalmente una solida trama orizzontale.
Gli episodi, seppur con qualche elemento in comune tra loro, risultano fini a sé stessi e troppo auto-conclusivi. La storia si trascina avanti in maniera ripetitiva, quasi tediosa in alcuni momenti. Aidan Gillen (il Ditocorto di Game Of Thrones) appare solo fugacemente, pur essendo il famigerato villain che pungola e provoca Mike.
Il comparto tecnico è ineccepibile, così come le interpretazioni di tutto il cast (da Renner ai comprimari Dianne Wiest, Taylor Handley e Hugh Dillon) che dipingono personaggi dalle mille sfaccettature, intrisi di rancore, mestizia e rassegnazione.
Ciononostante, l’obiettivo dei creatori della serie risulta centrato solo in parte, dato che la fotografia, le ambientazioni e il carisma del protagonista non bastano per rendere accattivante il prodotto. Peccato.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Comparto tecnico
  • La corruzione di Kingstown si attacca alle pareti della città
  • Jeremy Renner
  • Il resto del cast
  • Prevalenza della trama verticale rispetto a quella orizzontale
  • Ripetitività
  • Mancanza di una direzione precisa
  • In alcuni punti il brodo viene allungato troppo

 

Mayor Of Kingstown continua a focalizzarsi su una città allo sbando e personaggi che hanno già da tempo abbandonato la possibilità di redimersi.

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Se volete entrare nelle sue grazie, non dovete offendere: Buffy The Vampire Slayer, Harry Potter, la Juventus. In alternativa, offritele un Long Island. La prima Milf di Recenserie, ma guai a chiamarla mammina pancina.

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