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Noi, I Ragazzi Dello Zoo Di Berlino 1×03 – BowieTEMPO DI LETTURA 3 min

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Noi I Ragazzi Dello Zoo Di Berlino 1x03 recensione Lo show continua a raccontare la vita tumultuosa di Christiane e soci con un episodio di ottima fattura, nonostante qualche evidente lacuna di sceneggiatura e un approfondimento che lascia a un po’ a desiderare sotto alcuni aspetti.

IL COMPARTO TECNICO


La colonna sonora della serie di Amazon Prime Video si conferma il vero punto di forza dello show e questo episodio non fa eccezione.
Infatti in questi 50 minuti la soundtrack è strepitosa: dai continui omaggi a David Bowie, di cui sono presenti diversi pezzi, a un’eccelsa cover di “Chandelier”, sino a “Nothing’s Gonna Hurt You Baby” dei Cigarettes After Sex.
Ma è tutto il comparto tecnico ad essere ottimo, con una regia all’altezza della situazione e una fotografia al neon che colpisce, per un impatto visivo sicuramente notevole.
La scena del concerto di Bowie, tra l’altro coautore della colonna sonora del film del 1981, è un’evidente omaggio alla scena cult della pellicola cinematografica, ma con un nuovo punto di vista: il Duca Bianco non viene mai mostrato mentre canta sul palco, con i personaggi in fuga dalla polizia che si sparpagliano nel backstage accompagnati dalle note del cantante britannico. Veramente splendida.

TEMATICHE POCO APPROFONDITE


Non è certo questo il contesto adeguato per spiegare e approfondire l’incredibile situazione che viveva Berlino durante gli anni ’70, divisa dal celebre muro in due parti con rispettive sfere d’influenza, una situazione unica al mondo e che ha segnato profondamente la città.
La totale assenza di un qualsiasi riferimento, seppur minimo, alla situazione socio-politica della capitale tedesca non può che far storcere il naso per una serie che è ambientata in quel preciso periodo storico,
A non convincere inoltre sono i mancati approfondimenti dei background famigliari di diversi personaggi, specialmente Michi e Axel, di cui sappiamo poco e niente, e visto l’ampio minutaggio a disposizione è sicuramente un peccato.
Anche se la narrazione scava nella psicologia dei diversi protagonisti, consegnando allo spettatore un profilo psicologico abbastanza accurato dei componenti del gruppo, il forte disagio sociale e i problemi delle varie famiglie sono appena abbozzati e in alcuni casi saltati del tutto, con il rischio di banalizzare alcune tematiche molto delicate come l’utilizzo di droghe pesanti o la prostituzione minorile.

L’EROINA


La vera e indiscussa protagonista della serie è l’eroina, mostrata ripetutamente allo spettatore soprattutto mentre i vari personaggi si iniettano una dose. Certo, visto il tema della serie, era inevitabile, e anzi sarebbe stato strano il contrario, tuttavia rimane una scelta coraggiosa per il modo diretto e ben poco filosofeggiante con cui viene mostrata. Non solo l’atto in sé, ma in generale il modo in cui i character lentamente ne vengano risucchiati, diventando disposti a tutto pur di ottenere una dose.
Una spirale ovviamente destinata a peggiorare puntata dopo puntata e che rappresenterà sempre più il focus narrativo di questo prodotto televisivo che per ora sembra aver scelto una strada diversa, sia rispetto al celebre film che all’opera cartacea, per una rivisitazione forse fin troppo edulcorata di una storia originariamente molto più cruda di così.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La colonna sonora di questo episodio è strepitosa
  • Il continuo omaggio a Bowie
  • La fotografia al neon
  • Il focus immediato sull’eroina, anche a livello visivo, non era scontato. Scelta coraggiosa
  • L’omaggio alla scena del concerto ma con una nuova visuale
  • Il background dI alcuni personaggi è poco approfondito, questo genera il rischio di una banalizzazione di tematiche molto delicate.
  • Musica, vestiti, tutto bello, ma la totale assenza del contesto socio-politico della Berlino anni ’70 rende tutto troppo “glamour”

 

Un buon episodio per la serie tedesca di casa Amazon che conferma la validità del suo comparto tecnico, specialmente per quanto riguarda la colonna sonora. A non convincere a pieno però è il mancato approfondimento del background famigliare di diversi personaggi e soprattutto la totale assenza dell’aspetto storico e politico berlinese di quegli anni tumultuosi. La valutazione è alta ma con il minutaggio a disposizione si potrebbe fare molto meglio.

Venera due antiche divinità: Sergio Leone e Gian Maria Volontè.
Lostiano intransigente, zerocalcariano, il suo spirito guida è un mix tra Alessandro Barbero e Franco Battiato.

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