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Raised By Wolves 1×07 – FacesTEMPO DI LETTURA 3 min

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Con il rinnovo per una seconda stagione appena ottenuto, Raised By Wolves si conferma un progetto di ampio respiro, ben oltre questo primo ciclo stagionale.
Dopo una lunga preparazione durata ben 5 episodi, nella puntata precedente vi è stata finalmente la svolta narrativa tanto attesa, con la sconfitta di Padre e Madre e il ritorno dei Mitraici che ora gestiscono l’insediamento.
Paul è l’ennesima conferma di quanto il fanatismo religioso sia potente, nonostante la sua gioventù, con il ragazzo che non esita a tradire Madre per aiutare i suoi compagni mitraici, ma è proprio qui che risiede il vero plot twist della puntata: il ragazzo della profezia non è né Paul né Campion, bensì Caleb.
Tra i dubbi insinuati da Madre e le voci che continuano a perseguitare Marcus, il personaggio interpretato da Travis Fimmel è in preda a una vera e propria crisi d’identità che lo porterà ad uno splendido scontro con il suo alter ego, ferendosi gravemente (da solo) e scoprendo di essere lui il ragazzo protagonista della profezia.
Certo nonostante il fascino del filone onirico, con Campion vittima anch’esso di allucinazioni con tanto di voci al seguito, qualche spiegazione in più non guasterebbe, per un aspetto della storia che sta guadagnando sempre più importanza ma di cui ancora non si capisce a pieno il ruolo all’interno della trama orizzontale.
Il livello tecnico della nuova serie di casa HBO si conferma altissimo, con Ridley Scott che dirige un prodotto caratterizzata da una fotografia splendida che regala allo spettatore una resa visiva notevole, senza dubbio il punto di forza dello show.
Al contrario, invece, l’eccessiva lentezza del ritmo narrativo, problema mai risolto sin dal pilot, rende ostica la visione allo spettatore e tarpa le ali a una storia ambientata in uno splendido universo, il quale ha delle enormi potenzialità dove lo sci-fi si fonde al fantasy, con l’atavico scontro tra scienza e fede sullo sfondo che impreziosisce il racconto.
La repentina riprogrammazione di Padre elimina, almeno apparentemente, uno dei personaggi principali della serie, che con la fuga di Madre e la presa di coscienza di Marcus/Caleb si appresta ora ad entrare nella parte finale della stagione con presupposti completamente nuovi rispetto a quelli iniziali.
Con ancora 3 episodi a disposizione la situazione su Kepler 22-b può rapidamente precipitare, con la speranza che la narrazione possa procedere più speditamente, andando così a valorizzare maggiormente la splendida cosmogonia di Raised By Wolves.
La fuga di madre, privata però dei suoi occhi da Negromante, lascia aperte molteplici soluzioni narrative, con i Mitraici che nonostante l’apparente vittoria riportata sugli androidi, sono in realtà privi di una guida fedele ai loro ideali, con le remore di Tempest e Campion verso il culto di Sol che potrebbero spingerli ad una rivolta violenta verso i seguaci di Mitra.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • A livello visivo la serie si conferma di altissimo livello
  • Caleb, il ragazzo della profezia
  • La crisi di identità di Marcus e la sua lotta con Caleb
  • La fuga di Madre lascia aperte molte soluzioni narrative
  • Ancora poche spiegazioni riguardo le voci e l’aspetto onirico
  • Il ritmo narrativo continua ad essere eccessivamente lento, penalizzando oltremodo la narrazione

 

Un episodio particolare per la nuova serie di casa HBO che rimescola le carte con una svolta narrativa inaspettata. Nonostante gli evidenti pregi, soprattutto a livello tecnico, la sensazione è che l’eccessiva lentezza della storia penalizzi, e non poco, uno show che ha delle enormi potenzialità, ma che per ora continua a temporeggiare. La valutazione è sufficiente ma nulla di più, gli elementi per fare bene ci sono tutti ed è lecito aspettarsi molto di più a livello narrativo da un prodotto televisivo di tale qualità.

 

Cinefilo disperato e divoratore di serie tv, venera due antiche divinità: Sergio Leone e Gian Maria Volontè.
Lostiano intransigente, zerocalcariano, il suo spirito guida è un mix tra Alessandro Barbero e Franco Battiato.

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