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Raised By Wolves 1×10 – The BeginningTEMPO DI LETTURA 5 min

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In maniera molto rapida, considerata la distribuzione di puntate multiple ad ogni settimana, Raised By Wolves conclude questa prima stagione con la certezza del rinnovo. Eppure appare chiaro allo spettatore che la seconda stagione dovrà riuscire a colmare tutti i buchi di trama lasciati da questo arco narrativo e, soprattutto, andrà approfondita la mitologia narrativa per poter dare maggiori spunti di riflessioni e/o appigli ai quali poter far seguire interessanti sviluppi.
Questa prima stagione, infatti, ha trasudato estrema sufficienza fin dall’inizio non riuscendo a far cogliere bene o male quale fosse la direzione ultima del proprio percorso. La tematica principale, inizialmente, sembrava poter essere quella della sopravvivenza della specie umana portata avanti da due androidi (divenuti, con il prosieguo della storia, veri e propri personaggi iconici); successivamente, però, l’introduzione della tematica religiosa (inizialmente tenuta come puro e semplice contraltare narrativo all’imperante fattore scientifico) come parte viva e attiva ha scombussolato le carte in tavola. La trasfigurazione (fisica e psicologica) di Marcus/Caleb susseguitasi negli ultimi episodi ha creato un altro ramo della narrazione, quello riguardante l’insorgere del credo religioso e della fiducia in entità divine da parte dell’uomo. Uno sviluppo che, contingente alle tematiche centrali, appare sia adatto, sia interessante. Tuttavia il nocciolo centrale della storia risulta talmente poco sviluppato ed elaborato da rendere questo sviluppo un vero e proprio surplus non necessario.
Molti enigmi vengono svelati, infatti, con estrema sufficienza. Si prenda ad esempio sia il momento rivelatorio riguardo la gravidanza di Mother oppure la sequenza riguardo la scoperta della devoluzione della specie umana che sta avvenendo su Kepler-22b, entrambe queste porzioni (fondamentali!) della storia vengono gestite con estrema sufficienza e poca attenzione. In particolar modo la gravidanza di Mother, rivelatasi poi di natura non umana, in quanto strettamente correlata sia alla narrativa religiosa (Paul ed il suo credo in Sol), sia a quella della sopravvivenza dell’intero gruppo sul pianeta stesso (un mostro volante probabilmente assetato di sangue potrebbe essere giusto un poco pericoloso per tutti quanti).
Ma in tutto questo, Raised By Wolves preferisce soffermarsi su dettagli puramente stilistici e su sequenze a dir poco superflue (Marcus/Caleb e le sue visioni nel “deserto”) piuttosto che approfondire o giustificare in modo migliore porzioni di trama ben più importanti. Non ci fosse tempo a disposizione sarebbe anche giustificabile, ma si sta parlando di una serie che può contare, anche per questo appuntamento settimanale, su circa cinquanta minuti di messa in onda: possibile che fosse necessario liquidare Mother, Father e la scoperta della devoluzione per poter poi andare a perdere tempo con Marcus/Caleb e le sue allucinazioni (che per altro già sono state mostrate nelle precedenti puntate e che, di fatto quindi, non aggiungano alcunché)? Una scelta a dir poco discutibile.
Nelle precedenti recensioni si era appuntato spesso e volentieri che lì dove la trama veniva meno, a colmare il gap per arrivare alla sufficienza correva in aiuto l’alto livello tecnico della produzione. In “The Beginning”, forse perché il denaro rimasto a disposizione della produzione era inferiore alle aspettative, forse per noncuranza generale, fatto sta che anche il livello tecnico sembra perdere alcuni colpi. La sequenza della fuga del mostro dall’astronave, infatti, con conseguente volo oltre i cieli dell’avventura può tranquillamente essere preso in esame come peggior effetto della serie. Un dettaglio, chiaramente, ma un dettaglio che va ad inficiare uno dei pochissimi capo saldi di questa produzione (la perfetta messa in scena).
Luke Scott e Aaron Guzikowski decidono di rendere il sacrificio di Mother (anche se poi l’androide sopravvive) una vera e propria citazione andando a richiamare il finale di Alien 3 (di David Fincher), ma con risultati ben differenti: lo Xenomorfo e Ripley, finiti all’interno della fonderia, non troveranno mai una via d’uscita; la navicella con a bordo Mother, Father ed il mostro invece sì, tanto da rendere l’intenzione dell’estremo sacrificio completamente vano e superfluo. A fare da collante tra le scene prese in esame c’è ben poco: Campion ed il suo ruolo a metà tra leader e Rick Grimes in The Walking Dead; Marcus/Caleb che uccide un piccolo insediamento di soldati, arrivati da un’altra arca che sta per approdare su Kepler-22b; visioni, flashback e sequenze abbastanza no-sense (o che per lo meno tali risultano ora come ora).
Un finale molto sotto tono per una serie che non è mai riuscita veramente a sbocciare come era forse lecito attendersi.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il termine della gravidanza di Mother e la conseguente scoperta del mostro
  • Campion era soltanto un test?
  • Androidi ed il loro libero arbitrio: tematica che entra nel vivo, ma che viene solo meramente sfiorata dalla narrazione
  • La scoperta del passato del pianeta e della devoluzione umana
  • L’arrivo di una nuova arca
  • La citazione ad Alien 3
  • Le tematiche più interessanti dell’episodio, menzionate tra i “THUMBS UP” (gravidanza del mostro, androidi e libero arbitrio, il passato del pianeta) non vengono minimamente spiegati o analizzati, ma sono presentati come dati di fatto allo spettatore che deve prendere per buono quanto viene raccontato, senza porre domande di alcun tipo
  • L’effetto speciale della fuga del mostro dall’astronave

 

Termina così, con un finale decisamente sotto tono (come l’intera stagione), Raised By Wolves. Termina, almeno per ora: il rinnovo per una seconda stagione, infatti, è già arrivato. C’è solo da sperare che almeno il secondo arco narrativo decida di ampliare la mitologia della narrazione evitando di dilungarsi in parentesi di trama del tutto evitabili e magari tagliando tutte le sequenze no-sense propinate nell’ora circa di messa in onda. Quello sarebbe già un grosso guadagno per tutti quanti.

 

Aldo Longhena

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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