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Doctor Who – New Year’s Day Special: Eve Of The DaleksTEMPO DI LETTURA 4 min

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Doctor Who New Year's Special RecensioneForse il delirio apocalittico di Flux necessitava di un qualcosa di più intimo e raccolto, forse la pandemia ha richiesto l’utilizzo di ambienti raccolti e di un cast ristretto. Sta di fatto che Doctor Who sforna un bottle episode con tanto di loop temporale e piccole storielline romantiche a condire il tutto.
Anticlimatico? Sì.
Gradevole? Assolutamente.

LA VINCENTE STRATEGIA DEL NON STRAFARE


Chibnall ha lasciato un po’ tutti perplessi a causa di alcune scelte narrative, inerenti la mitologia dello show, cosa di cui si è abbondantemente parlato nelle precedenti recensioni. La sua stagione di esordio, di contro, presentava una totalità di episodi estremamente filler senza la benché minima profondità ma, soprattutto, senza la cura per la continuità narrativa, né per figure tradizionali nell’ambito dello show (nella stagione 11 non compaiono mai Dalek, Cybermen, ecc…).
“Eve Of The Daleks” ha dalla sua tutte le virtù che erano mancate nelle fasi precedenti. Il ciclo di Chris Chibnall e di Jodie Whittaker ha ormai dalla sua un discreto bagaglio narrativo sul groppone (pure troppo), quindi anche un episodio presunto filler può essere condito di riferimenti a fatti avvenuti (l’episodio parte con il Dottore che deve ristabilizzare il Tardis dopo gli eventi di Flux), utile a far sentire lo spettatore parte di un’orizzontalità.
Allo stesso tempo però, la struttura chiusa della puntata, gli eventi ciclici presentati e la storia strettamente verticale sono elementi che liberano lo spettatore, per poco, dal peso e dalla frustrazione di non avere risposte di nessun tipo riguardo tutte le novità presentate. L’orologio che il Dottore butta alla fine della tredicesima stagione nel cuore del Tardis rappresenta simbolicamente il fatto che gli spettatori possono oggi godersi una tranquilla vicenda piena di distorsioni temporali, storici nemici e dinamiche interpersonali tra personaggi occasionali e protagonisti.

YAZ SULLA SCIA DI ROSE E MARTHA


A proposito di dinamiche interpersonali, un qualcosa che era stato covato per diverso tempo emerge a gamba tesa. Un qualcosa che ci si era già posti all’annuncio di Jodie Whittaker come prima incarnazione femminile del Dottore.
Era nell’aria la cotta di Yaz per il Dottore ed il mondo semplice e umano con cui Dan si fa veicolo è sicuramente apprezzabile. Ciò che attiva un insieme di elucubrazioni è la natura di questa cotta. O meglio, come recepirla. Ovviamente non è nemmeno da prendere in considerazione una discussione in materia dell’omosessualità di Yaz (che di fatto ha conosciuto il Dottore solo di genere femminile), considerando tra l’altro che Doctor Who ha da sempre dimostrato un’enorme apertura a riguardo. Ciò che lascia perplessi forse è proprio il sotto-testo potenzialmente “conservatore” che si nasconde dietro questa scelta.
E si ritorna all’articolo di cui sopra, in cui fondamentalmente ci si domandava quanto sarebbe veramente cambiato DW qualora fosse cambiato il genere del/della protagonista. Far innamorare del Dottore la giovane companion non aggiunge niente a ciò che è già stato mostrato con Rose o Martha. Allo stesso tempo però è da apprezzare l’abbattimento di qualsiasi barriera di genere secondo cui il/la protagonista viene mostrata/o come figura estremamente complessa di cui è anche facile innamorarsi.
Senz’altro è un discorso complesso, fatto sta che l’espressione impacciata di Jodie Whittaker, come di chi cade dalle nuvole ma in realtà sta solo sviando, abbatte qualsiasi speculazione possibile, dirottando l’attenzione esclusivamente sulla sua interpretazione, sul suo carisma, con un pizzico di tenerezza e dolcezza.

LA STRUTTURA LOOP-COUNTDOWN


La struttura narrativa dell’episodio, per il resto, rende più che altro evidenti esigenze extra-sceniche che puntino ad una dimensione maggiormente minimal. La ristrettezza di spazi e persone richiama ad altri show che hanno patito delle conseguenze della pandemia.
Non si può quindi non apprezzare la struttura a “countdown“, con un loop temporale un po’ insensato (rispetto a “Heaven Sent“, questa volta i personaggi ricordano tutto), ma essendoci di mezzo il Tardis tutto è permesso. La storia romantica un po’ bizzarra di Nick e Sarah serve a condire il tutto, grazie alla solita caratterizzazione originale dei personaggi occasionali.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Episodio minimal che serve a tirare il fiato
  • Episodio di struttura classica che serve anche a tirare il fiato
  • Time loop
  • Ex. Terminated. Tanto demenziale quanto geniale
  • La cotta di Yaz nei confronti del Dottore, scelta in linea e in continuità con il recente passato dello show
  • Un po’ facilona la spiegazione sulla venuta dei Dalek
  • La cotta di Yaz nei confronti del Dottore, quasi ad assottigliare la rottura che Chibnall ha voluto creare

 

Episodio che si guadagna la sua onesta sufficienza, anche considerando che le pretese non erano altissime, tolto un sano intrattenimento e un momento di distensione dagli ultimi apocalittici eventi.

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Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica.
Gli piace Doctor Who.

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