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Misfit: The Series 1×01 – Hoogland SquadlandTEMPO DI LETTURA 3 min

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recensione Misfit: The Series 1x01Misfit è una serie olandese di cui forse nessuno aveva bisogno.
È estremamente complicato per chi scrive dare un giudizio su questa serie, ispirata ad un film del 2017 sempre olandese, senza prescindere dal rapporto che si ha col kitsch.
Non è un caso che la parola sia di origine tedesca che, insieme all’olandese, è parte dello stesso gruppo linguistico (solo per nozionismo, le lingue germaniche occidentali). Il suo significato può essere riassunto come “presunta arte di cattivo gusto”. Tutto questo preambolo per dire che è evidente che avvicinandosi ad un prodotto di questo tipo il sentimento dominante è la repulsione critica. Tentando di superare questa fase, si può provare ad analizzare il prodotto appena visto.

SEMBRA GLEE… E FORSE LO È


Riassumendo la trama in poche parole, un gruppo di ragazzi/e estremamente creativi frequenta una scuola che premia le loro doti artistiche. Esiste una sana rivalità tra di loro che viene minata dall’arrivo di una nuova preside, pronta a riportare su binari più canonici tutta la scolaresca (di cui si sospetta non avere un punteggio medio scolastico molto alto). Tutto il gruppo decide, con a capo Julia, di organizzare uno spettacolo clandestino per dimostrare che anche le arti sono importanti quanto i voti. Che, detta – e soprattutto inscenata – in questo modo, risulta abbastanza ridicola oltre a mostrare dinamiche già viste, condite poi da uno strano messaggio di fondo (la scuola non deve insegnare nulla se non ad esprimere sé stessi) che la rende alquanto strana.
Ovviamente l’approccio è da commedia spicciola e i personaggi sono estremamente stereotipati tanto da ricordare anche nella fisionomia quelli di un’altra serie da cui è stata tratta ispirazione: Glee. Se, nel caso della serie americana, i toni erano eccessivi (del resto, una serie col trademark “Ryan Murphy” ben in evidenza) ma mitigati (almeno all’inizio) da una crudeltà di fondo (uno strano mix di cattivismo e buonismo raramente visto altrove), qui la faccenda rimane estremamente superficiale tanto da decidere di non voler neanche lontanamente considerare un taglio ironico e arguto ma abbandonando qualsiasi volontà verso la terza dimensione per tutti i personaggi. Ma tornando alla cosa più importante

È DAVVERO COSI’ KITSCH?


La risposta breve è: assolutamente sì.
E la recensione potrebbe finire lì ma perché non rimestare nel torbido?
Quindi, si può cominciare dal colore pastello glitterato ficcato ovunque: nel set dove più che una scuola sembra di essere al centro commerciale di un cartoon sotto acido; nei vestiti “ordinari” e nella divisa successiva, dove tutto sembra rendere la carie ad un dente una cosa possibile soltanto a guardarla; infine anche negli oggetti, come il frullato prodotto di una giovane ragazza, novella business girl dello zucchero libero, che probabilmente potrebbe causare infarti al primo sorso.
Quindi è tutto uno schifo, si sarebbe propensi a pensare… beh, è la verità.
Ma esattamente cosa vieta di vederla per quella che è, cioè un prodotto glocal dal sapore internazionale, talmente superficiale da risultare rilassante per chi magari non può evitare di vedersi una serie teen in un noioso pomeriggio di compiti, ben disposti a prendere in giro ogni singolo passaggio poco plausibile? Magari sentendosi migliori dei personaggi che vedono ma per qualche strano motivo attratti da tanta eccessività? Ecco, è il posto giusto, se il gusto dell’orrido piace e si vuole scoprire se l’Olanda sarà la prossima cosa nuova da seguire. I gusti sono gusti quindi fatelo. Sempre con cautela però.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La durata limitate degli episodi e il loro numero
  • Il sano senso di disgusto che provoca che permette di rinsavire dal grigiore culturale in cui viviamo
  • Tenetevi lontani voi che pensate solo alla qualità. Qui, ci fa schifo e ci mettiamo pure un bel frullato color pastello sopra

 

Lo Slap è per il tanto disgusto, che qui ha fatto il giro e ora è… no. Sempre disgusto rimane ma lo si fa consapevolmente. E non è una cosa da sottovalutare.

Dopo miliardi di ore passate a vedere cartoni giapponesi e altra robaccia pop anni ’80 americana, la folgorazione arriva con la visione di Twin Peaks. Da allora nulla è stato più lo stesso. La serialità è entrata nella sua vita e, complici anche i supereroi con le loro trame infinite, ora vive assecondando le sue droghe. Per compensare prova a fare l’ingegnere ma è evidentemente un illusione, infatti sogna di produrne qualcuna, magari su qualche tv via cavo. Segue qualsiasi cosa scriva Sorkin o Kelley. Intanto non si nega qualche guilty pleasure per non essere troppo snob

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