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Moon Knight 1×05 – AsylumTEMPO DI LETTURA 4 min

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Moon Knight 1x05 recensioneCome ormai sembra essere diventato abbastanza chiaro visti i vari “Truth” di The Falcon & The Winter Soldier, “Journey Into Mistery” di Loki e “Ronin” di Hawkeye, la 1×05 è diventata una puntata speciale, per non dire LA puntata. L’episodio che precede il gran finale, infatti, è un episodio chiarificatore per il pubblico che si merita qualche risposta prima di assistere allo scontro finale tra il villain (Harrow) e l’eroe di turno (Moon Knight).
In questo caso, le risposte che si aspettano sono tante ma sono principalmente relative alle personalità di Moon Knight piuttosto che alla trama in sé, il che è una grossa differenza rispetto alle altre serie che avevano personaggi già rodati e non così complicati come quello interpretato da Oscar Isaac. E questo è piuttosto visibile sia nella struttura della serie, sia nell’episodio in questione che è di fatto un filler, un po’ come “Journey Into Mistery” di Loki, ma esattamente come quello, “Asylum” è un filler da Bless Them All perché scava all’interno di sé stesso per poter riconciliare le diverse anime nello stesso corpo. Se il season/series finale sarà uno scontro corporeo, questo è stato uno scontro mentale.

È NATO PRIMA L’UOVO STEVEN O LA GALLINA MARK?


Per chi scrive queste righe la domanda non ha molto senso perché, a partire dalla series premiere (e comunque avendo una certa conoscenza del personaggio nella versione fumettistica), Marc Spector è sempre stata l’identità principale e poi solo secondariamente è nata quella di Steven Grant. Eppure, qualche punto di domanda è sorto spontaneo ascoltando le parole del finto Dr. Harrow.

Dr. Harrow:Do you think you created Steven to hide from all of the awful things you feel you’ve done in your life, or do you think Steven created Marc to punish the world for what your mother did to you?

Domande più che lecite a cui “Asylum” risponde senza troppi magheggi ma semplicemente presentando la situazione nuda e cruda: Steven non è la personalità principale di Marc Spector ma è stata creata da lui per proteggersi dalla rabbia e frustrazione della madre che non lo ha mai perdonato. Reminiscenze di un Mr. Robot lunare con la figura maschile sostituita a quella femminile e con un meccanismo di difesa piuttosto simile volto a proteggere sé stessi.
Una scelta estremamente interessante e che non fa una piega con la storia presentata finora, anzi è completamente coerente con l’atteggiamento difensivo di Marc che si conferma essere a fin di bene, per sé stesso e per Steven. Oscar Isaac è immenso nel fare letteralmente tutto da solo in questo episodio, ovviamente supportato da una regia che non concede molti momenti dove sia Marc che Steven compaiono insieme in scena (anche per una questione di CGI e soldi) ma che non si fa mancare nulla dove serve.
Il processo di (ri)scoperta del passato di Marc/Steven è molto intenso e dettato da una certa irregolarità che si estende sia sul versante dell’aldilà, sia su quello psicologico, non garantendo praticamente mai allo spettatore una visione oggettiva degli eventi, pur sempre viziati da una certa soggettività data da un mix di ricordi e protezione nei confronti di Steven. Una scelta, anche questa, molto apprezzabile e non nuova al grande pubblico ma non per questo meno piacevole.

NON C’È DUE SENZA TRE


L’unica critica che si può fare a questo episodio è di non aver assecondato una delle teorie (e speranze) più in voga nel fandom: aggiungere una terza identità a Marc e Steven. Per la precisione quella del taxista Jake Lockley.
È una piccolissima macchia ad un episodio che di per sé è praticamente perfetto, tuttavia, era nata la possibilità di aggiungerla nel momento in cui Taweret ha affermato che la bilancia non era equilibrata perché mancava qualcosa. A questo punto Jeremy Slater ed il suo team di sceneggiatori potevano optare per due strade: inserire una terza personalità andando a complicare il tutto, oppure far riappacificare quelle di Steven Grant e Marc Spector. Ovviamente, come si è visto, la scelta è caduta sulla seconda che è quella più razionale e anche più giusta, eppure la sensazione che ci si sarebbe potuti spingere un po’ più in là c’era. Non si tratta però di un’occasione sprecata, quanto piuttosto di una presa di coscienza delle proprie possibilità, e va benissimo così.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La storia d’origine di Steven
  • La prima volta di Marc come Moon Knight
  • Il confronto tra Steven e Marc
  • Taweret
  • Il sacrificio di Steven per ristabilire la bilancia
  • Episodio molto introspettivo reso digeribile per tutti
  • Assenza di una 3° personalità
  • CGI non al massimo

 

“Asylum” non è un episodio facile per tutti ma è una puntata decisiva per il proseguo di Moon Knight, che sia solo per un episodio o per un’altra stagione. Il confronto tra Steven e Marc era doveroso, così come era necessario far luce sul suo passato per chiarire i punti di domanda sulla madre e sulle sue origini. Veramente ben fatto.

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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