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Scenes From A Marriage 1×01 – Innocence And PanicTEMPO DI LETTURA 4 min

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Recensione di Scenes From A Marriage 1x01 Il remake dell’omonima serie svedese firmata da Ingmar Bergman nel 1973 è stato presentato fuori concorso alla 78esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
A capo di questo ambizioso progetto c’è il regista israeliano Hagai Levi conosciuto ed apprezzato nel mondo seriale grazie a BeTipul e al suo adattamento statunitense In Treatment.
Scenes From A Marriage è una rilettura sulle relazioni di oggi, su un matrimonio perfetto e solido solo in apparenza. Il tutto viene presentato sotto forma di una miniserie di 5 episodi che ovviamente nasce e si sviluppa sotto l’ingombrante etichetta della HBO, spesso sinonimo di qualità e successo, come sembra anche confermare questo “Innocence And Panic”.

1973 VS. 2021


Marianne (Jessica Chastain) e Jonathan (Oscar Isaac) sono un coppia sposata da dieci anni. Un matrimonio il loro che sembra perfetto e indistruttibile tanto da essere preso come esempio per uno studio sui nuovi equilibri familiari nati dal superamento dei ruoli di genere.
Già in un primo momento, quando la ricercatrice presenta se stessa e la sua ricerca, tutto sta ad indicare che i tempi sono cambiati da quando Bergman ha scritto il suo Scenes From A Marriage. Ai due vengono chiesti i pronomi con i quali si identificano e c’è una netta distinzione tra una relazione monogama e tradizionale ed una aperta.
La coppia è rinchiusa in una recita dei propri ruoli che segue alla lettera quelli tradizionali dove Mira annaspa per cercare di compiacere il marito, colui che prende le decisioni in casa e che ha diritto per primo nel dire la sua opinione, che diventa istantaneamente la loro opinione.
Una posizione che pensano sia di privilegio quando sparlano dei loro amici che sono appena andati via dopo una cena disastrosa, dove l’argomento della serata è stata la loro decisione di diventare una coppia poliamorosa. Un mare ancora inesplorato per moltissime coppie: Peter parla delle altre donne con cui è stato dichiarando che con loro ha avuto solo una relazione più fisica che mentale, la moglie Kate è sconvolta perché l’altro uomo di cui è innamorata ha rotto con lei.
Le dinamiche di coppia imperfette e fumose sono l’apice del pilot (e dell’intera serie) a cui Hagai Levi si approccia con raffinatezza ed eleganza, restando fedele all’opera del regista svedese, ma creando una serie nuova e personale che era la vera sfida da affrontare quando il progetto ha preso piede.

I’M A MOTHER


Le variazioni sostanziali non sono state applicate al tema principe di Scenes From A Marriage, scritto e pensato da Bergman dopo la separazione dalla sua compagna Liv Ullmann e con differenti matrimoni finiti alle spalle, ma sono state rilette in chiave contemporanea.
Mira è una manager nel campo tecnologico che scalpita per essere sia una business woman, ma anche una brava madre non riconoscendosi perfettamente in nessuno dei due ruoli. Una delle prime domande che viene posta ai due è su come si identifichino, cosa pensino di se stessi. E se la risposta di Jonathan è incentrata su di sé e sul suo essere padre, ma non nomina il suo ruolo di marito; Mira si concentra solo nel suo ruolo di madre e moglie.
La dinamica tra i due gioca sui non detti, su una comunicazione monca e non veritiera che nasconde i loro veri sentimenti e pensieri.

LEVI ALLA REGIA


Hagai Levi enfatizza il loro matrimonio sull’orlo di una crisi con una regia (si, è anche regista di tutti e cinque gli episodi) che abbraccia le dinamiche teatrali tipiche della messa in scena originale, ma che viene evidenziata dall’inizio metacinematografico quasi straniante che vede Jessica Chastain interpretare se stessa poco prima di entrare nei panni di Marianne. Chastain arriva sul set circondata da operatori pronti per girare e solo dopo due minuti inizia effettivamente la serie, con l’attrice che entra nei panni del suo personaggio che viene seguito per la successiva ora.
I lunghi primi piani, i primissimi piani ed i piani sequenza sono un’ottima miscela del linguaggio cinematografico e teatrale, oltre a dare molta responsabilità ai due attori che coprono egregiamente il loro ruolo.
L’apparente solidità della loro relazione è smentita dagli sguardi di disagio, dai mezzi sorrisi spenti appena il partner gira il volto, da una serie di gesti che i due attori attingono dal repertorio per mostrare anche ciò che non viene detto espressamente, l’altra metà di un matrimonio che si basa sull’apparenza e sul seguire dei ruoli prestabiliti.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il lavoro egregio dei due attori
  • Levi alla regia
  • La giusta miscela tra l’opera originale che non viene snaturata e le problematiche delle coppie odierne
  • Potrebbe rimanere deluso chi si aspettava un remake che segue passo passo la serie di Bergman e non un adattamento contemporaneo

 

Dopo In Treatment, Hagai Levi, insieme alla finalista del Premio Pulitzer 2013 Amy Herzog, firma un altro ambizioso progetto che riesce a coniugare alla perfezione il lavoro di Bergman con la società attuale.

Ha studiato cinema alla Sapienza. Innamorata dell'horror e della fantascienza, la rende felice un buon adattamento di un libro di Stephen King o un film sui viaggi nel tempo. Non parlatele del politically correct se non volete iniziare un litigio infinito. Crede fermamente che Fox Mulder sia il suo spirito guida.

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