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She-Hulk: Attorney At Law 1×03 – The People vs. Emil BlonskyTEMPO DI LETTURA 5 min

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She-Hulk: Attorney At Law: recensioneAl terzo episodio, She-Hulk: Attorney At Law non solo regala conferme, ma, anzi, non fa che migliorare. Ciò che più esalta del percorso, fin qui, è che stia piacevolmente rispettando una decisa e ferma coerenza, specie legata alle aspettative e alle dichiarazioni di Jessica Gao e produzione, prima della sua uscita. Lo spirito e lo stile di questi primi tre episodi non solo rispetta piuttosto fedelmente quello della sua controparte cartacea, in particolare la versione più illustre, quella ironica, rivoluzionaria e provocatrice di John Byrne, ma con “The People vs. Emil Blonsky” si tocca anche la parte più “legal” e più legata ai riferimenti televisivi (e storici) del passato.
È arrivo il momento, insomma, di vedere all’opera l’annunciato “Ally McBeal con i superpoteri” e, va subito detto, è una goduria.

L’AVVOCATESSA SINGLE


I primi due episodi, infatti, sono stati di presentazione della protagonista e del suo mondo, e, di conseguenza, di un lungo assestamento dove l’annunciata componente “legal” è stata piuttosto accennata e, almeno per chi scrive, se n’è sentita in qualche modo la mancanza. Pur rimanendo piacevoli, il difetto maggiore riscontrato durante la visione è stato appunto quello di una certa fretta nel racconto, evidentemente dovuto al fatto che nei piani iniziali il pilota, con il “contagio” di Jennifer e l’addestramento con il cugino Bruce, doveva in realtà essere l’ottavo episodio. Come rivelato dalla Gao, in fase di montaggio si è poi virato sullo spostamento degli episodi per non disorientare troppo il pubblico e partire dal lato più canonico della “origin story”. Ecco, pur non facendo danni irreparabili sia chiaro, forse la scelta è stata controproducente, perché ha privato la trama della sua ambientazione più caratteristica o quantomeno “nuova” per una serie di questo tipo, concentrandosi su quella più tradizionale e ormai già vista dopo ormai vent’anni di supereroi Marvel sul grande schermo.
Il caso di Emil Blonsky introdotto nello scorso episodio è quindi il pretesto per spostarsi finalmente, o quantomeno con maggior minutaggio, nell‘aula di tribunale (o di una prigione, nel caso di Abominio). Entrambe le storyline “legal” presentano diversi spunti divertenti e piacevoli, e non solo grazie ad un Benedict Wong dai tempi comici sempre perfetti (ormai tutt’uno col personaggio, a partire dal nome, chiaramente), ma per il suo puntare anche sulla bizzarria dei “criminali” e non solo esclusivamente sui loro superpoteri. Si capisce, a tal proposito, perché si è tanto parlato di Ally McBeal (o McNeal, per i nostalgici di Futurama) come punto di riferimento e non di altri “legal drama” (o comedy, in questo caso) che hanno interessato i network statunitensi nella loro storia. Tra gli elementi più unici della serie di David E. Kelley non c’era solo il fatto di presentare una “single female lawyer” come protagonista, ovviamente, ma anche nella stramberia dei suo protagonisti e, soprattutto, dei loro assistiti, con “casi di puntata” sempre al limite dell’ordinario.
In She-Hulk, di conseguenza, il loro possedere dei superpoteri aiuta ad amplificare ancor più l’interesse e la comicità, in tal senso, tanto che adesso in questa “fiera dell’assurdo” funziona anche molto di più la rottura della quarta parete da parte di Jennifer, avvicinandosi ora sì agli illustri precedenti di Malcolm o Deadpool o semplicemente, come detto, del fumetto originale, dove l’irresistibile sarcasmo della protagonista faceva e tuttora fa da padrone.

VERO COME LA FINZIONE


Neppure gli altri “colleghi” del Marvel Cinematic Universe, allora, sono risparmiati dalle frecciatine pungenti di Jennifer & soci. Dopo dopo Shang-Chi, è il turno di Spiderman No Way Home e Thor: Ragnarok di essere tirati in ballo, in maniera anche piuttosto ironica e non banale (soprattutto per quanto riguarda Thor, forse la più spassosa). Insieme a loro, ed è probabilmente il bersaglio più interessante, non mancano i riferimenti all’attualità, ai media e ai social network, specie per quanto riguarda movimenti come il “me too” o in generale il “girl power”. Anche qui c’è una precisa e voluta aderenza con il materiale originale e fa specie, in tal senso, che ciò di cui si lamentano i tanti hater del web, ossia dell'”eccessivo” femminismo della scrittura, sia in realtà un oggetto critico, rivoltato in simbolo e forza, tanto in Ally McBeal quanto nella She-Hulk di Byrne (“in barba a tutti i maschietti”, come parafrasa anche Groening, nella sua parodia della serie FOX). Basti solo pensare alla battuta di Jennifer sul nome dato dai media e alla loro poca originalità nell’aver semplicemente aggiunto l’accezione “She” ad Hulk, quindi una presa in giro agli stessi autori del personaggio cartaceo (come d’altronde sarebbe più che coerente con l’eroina dei fumetti, tanto per cambiare).
È proprio in questo senso, quindi, che il rapporto dello show Disney, sarcastico e pungente, col mondo contemporaneo, è tanto meritevole di attenzione. Dal cameo di Megan Thee Stallion e il twerk dopo i titoli, ai tanti e verissimi casi di ammiratori di serial killer registrati dalle cronache carcerarie, non sono solo elementi ispiratori per uno show televisivo, per di più con superpoteri, ma l’ennesimo esempio di come la realtà, il più delle volte, possa essere tanto più assurda della finzione. E stando ad alcune incredibili polemiche montate in rete, proprio in queste ore, per fortuna che c’è Jennifer Walters a ricordarcelo.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Finalmente “Ally McBeal con i superpoteri”
  • Il sarcasmo di Jennifer e, di riflesso, di Jessica Gao: la presa in giro agli hater
  • Le citazioni all’MCU, per una volta, non fini a se stesse
  • Tim Roth sugli scudi, cameo più divertente di sempre
  • Anche la “storyline B” dell’Asgardiana muta-forma è un sacco divertente
  • Una scrittura “completa”, col beneplacito di John Byrne e David E. Kelley

 

Dopo un inizio promettente, ma forse fin troppo acerbo e disorientante, She-Hulk: Attorney At Law sfodera il suo episodio migliore, fin qui, trovando il suo habitat naturale e la sua effettiva completezza.

Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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