The Winter King 1×01 – Episode 1TEMPO DI LETTURA 4 min

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I grandi miti sono grandi e funzionano proprio perché c’è sempre la possibilità di un loro adattamento, di una loro rilettura. Ecco quindi spiegato per MGM+ questo The Winter King, rielaborazione del mito di re Artù, tratto dai romanzi scritti da Bernard Cornwell negli anni ’90. Lo scrittore non è nuovo agli spettatori visto che The Last Kingdom è tratto dai suoi romanzi. Però, esattamente come The Last Kingdom, The Winter King non è però creata e sceneggiata da Cornwell, bensì da Ed WhitmoreKate Brooke, due sceneggiatori britannici che non hanno una grandissima esperienza con il genere storico visto che hanno alle spalle prodotti crime/investigativi come Bancroft e Manhunt.
Proprio l’aderenza ai libri, al loro descrivere un mondo crudele, sporco e cattivo, è forse l’unico pregio della prima parte di questo episodio pilota.Chi ha letto i libri, ad esempio, potrebbe proseguire  la visione per la curiosità di vedere come verrà trattato il tema della Triplice Ferita che uno dei personaggi dovrà subire.
Si comincia, infatti, nei momenti immediatamente successivi ad un cruento scontro tra britannici e sassoni (quelli che nelle antiche leggende sono chiamati anche i Cavalieri Neri). Nella battaglia è morto Mordred, figlio legittimo di re Uther Pendragon. Rimane Artù, il figlio naturale.
Questo apre un problema di successione, in un momento in cui i vari regni e tribù di Britannia non sono in rapporti idilliaci fra di loro.

CENERENTOLA


Qui iniziano gli stupori per chi guarda, non propriamente positivi.
Quello interpretato da Iain De Castaecker sembra più il ruolo di Cenerentola che quello di re Artù. Pur essendo un condottiero coraggioso e intelligente, viene snobbato e umiliato dal padre che lo esilia non concedendogli nemmeno il tempo di pulirsi il viso dal sangue prima di andarsene, o fermarsi ad un ruscello durante la fuga. Deve compiere il proprio dovere e, nel mentre, salvare un ragazzino, Derfel, da morte certa.
Appunto #1: la parità dei diritti va nei due sensi. Mettere l’eroe nei panni solitamente riservati alla principessa umiliata produce un effetto di straniamento che si poteva tranquillamente evitare. Non giova all’empowerment femminile anche se offre a Eddie Marsan l’occasione di sfoggiare temperamento e carisma nella parte di Uther.

AVALON


Artù porta Derfel ad Avalon, per farlo curare. Arrivano così nuovi stupori: Merlino è nero, Avalon una specie di tenuta accanto ad una torre. Viene presentata come “il posto giusto per tutti quelli che non si adattano e non sentono appartenenza”.
L’attore Nathaniel Martello – White (Merlino) è di Londra – Westminster, quindi ci sta rappresentare chi abita in Gran Bretagna al giorno d’oggi. La sua introduzione, però, è priva di ogni ironia o spiegazione. Non si pretendono i livelli degli anacronismi presenti nel classico Disney La Spada Nella Roccia, ma almeno qualche battuta come quella dei libri “Il coccodrillo è un animale che somiglia a Lancillotto“.
Appunto #2: se Avalon esiste semplicemente perché esiste la magia, diventa logico e coerente che Nimue (= Viviana) debba pagare con la solitudine il diventare potentissima nelle arti drudiche. Se Avalon è un’oasi di pace, la cosa non quadra e ha un cattivo sapore.

LA BANLIEUE PARISIENNE


Anche il finale della puntata, comunque, si fa notare.
Merlino va nelle Gallie e trova Sagramor e i suoi uomini. Questi ultimi adesso sono con Artù (pulito e rinfrescato), sfoggiano un look con cui potrebbero andare, senza cambiarsi, ad interpretare i giovani che mettono a ferro e fuoco la banlieue parisienne. Anche qui, benvenuto anacronismo, il problema sta a monte.
La storia di re Artù nasce nel 500 d.C. (come correttamente informa una scritta iniziale) e parla della resistenza dei britannici contro gli invasori, in un’epoca in cui l’Impero Romano se n’era andato. Alcune leggende legate al ciclo di Camelot sono state elaborate in modo da salvare, per esempio, le più belle leggende celtiche dando loro una patina cristianizzata. Far diventare questo materiale mitico una storia di inclusività e rappresentazione sembra però un’operazione un po’ troppo spericolata. Molto difficilmente riuscirà, date le premesse.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Eddie Marsan
  • Nathaniel Martello – White
  • Derfel e Nimue in un mare di lentiggini
  • Sagramor e i suoi
  • Merlino senza ironia
  • Artù come Cenerentola
  • Avalon “inclusiva”
  • Il malvagissimo è zoppo, dopo tanto politically correct
  • Nè rappresentazione storica né fantasy

 

Gli elementi non quadrano, a volte sono in contraddizione fra di loro. Non si arriva quindi né ad una precisa ricostruzione storica e filologica (ci sono gli anacronismi) né all’effetto di sogno tipico del fantasy.

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Casalingoide piemontarda di mezza età, abita da sempre in campagna, ma non fatevi ingannare dai suoi modi stile Nonna Papera. Per lei recensire è come coltivare un orticello di prodotti bio (perché ci mette dentro tutto; le lezioni di inglese, greco e latino al liceo, i viaggi in giro per il mondo, i cartoni animati anni '70 - '80, l'oratorio, la fantascienza, anni di esperienza coi giornali locali, il suo spietato amore per James Spader ...) con finalità nutraceutica, perché guardare film e serie tv è cosa da fare con la stessa cura con cui si sceglie cosa mangiare (ad esempio, deve evitare di eccedere col prodotto italiano a cui è leggermente intollerante).

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