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Dark Winds 1×01 – Monster SlayerTEMPO DI LETTURA 3 min

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dark wind 1x01

AMC tenta anch’essa di sbarcare nel New Western drama, genere portato al successo da Yellowstone e derivati (Paramount+), con cui condivide l’approccio di storie sulla “frontiera”, e proseguito da Outer Range (Amazon Prime Video), simile nell’atmosfera mystery/thriller ma meno efficace nel risultato.
Sembra che quindi Hollywood e simili vogliano sondare questo genere coinvolgendo anche autori di tutto rispetto. Lo showrunner in questione è Graham Roland, di origini nativo americane, che ha scritto in passato serie come Fringe, Lost, Prison Break ed è co-creatore di Jack Ryan su Prime Video. Il tutto in sei episodi che compongono una 1° stagione già rinnovata da AMC per una seconda annata.

RAPINE E OMICIDI


Come ogni buon western classico, la serie, ambientata negli anni ’70, inizia mostrando una rapina in banca con successiva fuga in elicottero verso la riserva indiana Navajo nello Utah, con sfondo iconico della Monument Valley. A questo si aggiunge un misterioso doppio omicidio che coinvolge un vecchio, testimone della fuga dell’elicottero, ed una ragazza che stava visitando. Dopo questi avvenimenti, il tenente Joe Leaphorn, delle Navajo Tribal Police (interpretato da Zahn McClarnon) comincia ad indagare.
A sua insaputa, viene affiancato dal suo nuovo vice Jim Chee (interpretato da Kiowa Gordon), in realtà un agente dell’FBI sotto copertura, mandato dal suo supervisore per infiltrarsi nella nazione Navajo alla ricerca di qualche gruppo estremista, possibile autore della rapina. Alla dimensione crime, viene aggiunta anche quella mistica, poiché nello sviluppo delle prime indagini vengono coinvolte santone, streghe e situazioni al limite del paranormale.

LAGGIÙ, NELLA MONUMENT VALLEY


Roland realizza una serie con un cast quasi interamente costituito da nativi americani, cercando di creare complessità e stratificazione nelle caratterizzazioni dei personaggi. Oltre ai due agenti maschi, si aggiunge anche il personaggio di Bernadette Manuelito (Jessica Matten), focalizzandosi su ritratti di personaggi a metà strada tra ciò che ci si aspetterebbe da loro (luoghi comuni e stereotipi) e quello che vorrebbero essere (personaggi tridimensionali e controversi).
È sicuramente una conseguenza del nuovo approccio inclusivo che vede protagoniste quelle minoranze che spesso in passato non andavano oltre il personaggio di supporto. In quest’ottica i vari dialoghi tra i personaggi, sembrano proprio evidenziare questa differenza. L’essersi laureati in college più o meno prestigiosi (per chi poi?) e identificare i possibili autori degli omicidi in base alle abitudini etniche.
Condiscono il tutto dialoghi serrati e taglienti, ormai una costante in questo filone seriale, rendendo piacevole la visione dell’episodio che scorre abbastanza con molti buoni momenti drammatici.

E IL GIUDIZIO È…


Non dimencando che nella produzione partecipano anche Robert Redford e George R. R. Martin e la storia si basa su un ciclo di romanzi “Joe Leaphorn And Jim Chee” di Tony Hillerman, si capisce che la volontà di fare bene è alta e va detto che i risultati si vedono.
Come detto sopra la serie si lascia guardare, offrendo la possibilità di avere uno spaccato nella vita di una riserva indiana, non molto comune nella tv odierna. Il comparto attoriale è di tutto rispetto, considerando che è quasi tutto nativo americano. Il comparto tecnico è molto buono. Fotografia e regia fanno un lavoro simile visto in serie simili come Yellowstone, con uno scopo primario: coinvolgere lo spettatore facendolo immergere all’interno del paesaggio, rendendolo esso stesso protagonista.
Rispetto alla serie Paramount+, qui il richiamo al western cinematografico (ma non solo) è ancora più evidente. Avere come set la Monument Valley, resa celebre non solo per la sua bellezza (va vista dal vivo se si può) ma anche dal suo essere un’icona cinematografica coi suoi spazi sconfinati, è un vantaggio non indifferente. Non è da escludere che uno degli scopi della serie sia di far perdere lo spettatore nei suoi meandri. Un po’ come succede ai rapinatori (la cui fine forse la si vede nel colpo di scena finale) e forse accadrà a chi cerca di risolvere i suoi misteri.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Comparto attoriale molto convincente.
  • Punti di vista nativo americano molto interessante.
  • Coinvolgente anche se…
  • …anche se poco originale finora.
  • Converrebbe rimarcare meno la volontà di proporre un punto di vista diverso dal solito.

 

Forse é arrivata una nuova serie da gustare sul divano. Di grana meno grossa di Yellowstone ma coinvolgente il giusto per passare una buona serata immersi negli immensi paesaggi dell’America più autentica(?).

Dopo miliardi di ore passate a vedere cartoni giapponesi e altra robaccia pop anni ’80 americana, la folgorazione arriva con la visione di Twin Peaks. Da allora nulla è stato più lo stesso. La serialità è entrata nella sua vita e, complici anche i supereroi con le loro trame infinite, ora vive solo per assecondare le sue droghe. Per compensare prova a fare l’ingegnere ma è evidentemente un'illusione. Sogna un giorno di produrre, o magari scrivere, qualche serie, per qualche disperata tv via cavo o canale streaming. Segue qualsiasi cosa scriva Sorkin o Kelley ma, per non essere troppo snob, non si nega qualche guilty pleasure ogni tanto.

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