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1899 1×02 – The Boy – Il BambinoTEMPO DI LETTURA 5 min

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1899 1x02 recensioneBaran bo Odar e Jantje Friese hanno completamente rivoluzionato il mondo della serialità con quel diamante grezzo chiamato Dark, una serie tv dall’inestimabile potenza, valore e qualità.
Quando nel novembre 2018 Netflix annunciò che la coppia avrebbe lavorato su un altro progetto, i fan di Dark cominciarono a domandarsi se fosse possibile replicare lo stesso successo o, quantomeno, confezionare un altro show altrettanto perfetto.
Ebbene, dopo soli due episodi, si può tranquillamente rispondere in maniera positiva ad entrambi i dubbi.
Due episodi che bastano ad immergere il pubblico in un mondo fatto di ombre talmente profonde da risultare opprimenti, misteri inconcepibili, labirinti mentali e simbolismi che permeano l’intera struttura e regalano chiavi di lettura diverse.
In questo show tutto funziona alle perfezione, sebbene lo spettatore sia riuscito a scalfire solo i primi strati della sua complessità narrativa. La trama mischia assieme diversi generi per crearne uno totalmente nuovo ed il risultato è una storia magnetica, inquietante ed impenetrabile.

COINCIDENZE O DESTINO?


“The Ship” ha fatto tutto ciò che un ottimo pilot dovrebbe fare: introdurre la trama principale ed i personaggi, dando una semplice infarinatura su ciò che sarà il fil rouge di tutta la stagione.
Qui, però, si sta parlando della coppia Odar/Friese, quindi il discorso si fa molto più ampio e sfaccettato. “The Boy” continua il lavoro certosino imbastito da “The Ship”, inoltrandosi ancora di più nell’incubo.
La coppia di creatori cattura lo spettatore e lo fa accomodare in una delle opulente cabine di prima classe della Kerberos, gli tiene la mano mentre con l’altra gli spinge la testa sott’acqua in un abisso oscuro di segreti.
Lo accompagnano in una traversata spettrale verso gli Stati Uniti d’America, meta ambita da molti migranti di tutta Europa (come sarà per il Titanic tredici anni più tardi) dove poter dimenticare il passato e ricominciare.
Proprio questi migranti (ma anche lo stesso capitano), introdotti a poco a poco nelle due puntate, si ritrovano a bordo della Kerberos per scappare da traumi e demoni interiori.
La sensazione di lostiana memoria, però, è che questi passeggeri non si siano trovati qui per caso, ma per un motivo ben preciso. Come se ci fosse un disegno più grande o, più semplicemente, una spinta ineluttabile del destino che riunisce appositamente tutte queste anime.
Sia il capitano Eyk, infatti, che Maura Franklin hanno ricevuto la stessa lettera con lo stesso simbolo del triangolo rovesciato.

DENTRO L’INCUBO


“The Boy” inizia con un flashback dedicato al capitano Eyk Larsen (Andreas Pietschmann, il Jonas adulto di Dark) il quale, soggiogato dal potere della Prometheus, sperimenta dei sogni lucidi dove rivede la sua famiglia, morta qualche anno prima.
Le sequenze di Eyk che parla alla moglie e alla figlia richiamano alla mente Shutter Island di Martin Scorsese, dove il personaggio di Leonardo Di Caprio era costretto a rivivere fantasmi del proprio passato.
La moglie di Eyk ed il personaggio interpretato da Michelle Williams hanno molto in comune: entrambe, infatti, sono affette da una malattia mentale (“the dreams are back” dice Nina a suo padre “but don’t worry. I’m sure she will be better soon“) ed entrambi i loro mariti convivono con un senso di colpa impossibile da superare.
Gli autori dell’episodio non si limitano a citare implicitamente Shutter Island, ma omaggiano anche altri film di genere horror-fantascientifico come Event Horizon, di Paul W.S. Anderson, nel quale un’astronave riceve un misterioso segnale da un’altra nave spaziale dispersa qualche anno prima. Dal momento del ritrovamento dell’astronave, cominciano ad accadere strani fenomeni e gli incubi più reconditi dei passeggeri cominciano a prendere vita.
Ancora non è chiaro il ruolo della Prometheus, così come non si sa che fine abbiano fatto tutti i passeggeri, tranne il bambino. I fedelissimi della coppia Odar/Friese sanno che ogni cosa, ogni evento, ogni tassello ha un senso, ma la strada per arrivarci sarà ripida ed impervia.

TRA SIMBOLISMO, REGIA E COLONNA SONORA


Baran bo Odar e la moglie Jantje Friese sono famosi per non lasciare nulla al caso e per essere molto attenti ai dettagli, quasi in maniera maniacale.
In 1899 si trovano alcuni simboli ricorrenti che compaiono in molte scene, come a voler disseminare delle briciole di pane per aiutare lo spettatore nella ricerca della verità.
Il triangolo rovesciato e attraversato da una linea è il simbolo aristotelico dell’elemento Terra: esso compare sulle porte delle cabine, sui gioielli, sulla moquette dei corridoi e sulle lettere.
Il tetraedro portato dal bambino, invece, è uno dei cinque solidi platonici e secondo la geometria sacra rappresenta l’elemento Fuoco. La sua funzione è avvolta nel mistero e si può solo ipotizzare che possa essere una specie di chiave o meccanismo.
Un altro simbolo importantissimo è lo scarabeo, metafora della resurrezione per gli egizi, mentre per i greci (in particolar modo per Platone, già caro agli autori di Dark) rappresentava lo strumento di liberazione dalle catene dei prigionieri.
Questa attenzione per le immagini e le allegorie viene accompagnata dalla regia impeccabile e senza sbavature di Baran bo Odar. Una regia che inquieta e stravolge, che rivela e nasconde allo stesso tempo.
La colonna sonora, inoltre, è il fiore all’occhiello di 1899, dove semplici suoni bassi e vibrati usati per sublimare le scene di tensione, vengono alternati a musiche più contemporanee, come i Jefferson Airplane e i Deep Purple.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La regia da manuale di Baran bo Odar
  • Le sequenze dedicate ad Eyk che ricordano Shutter Island
  • Performance di Andreas Pietschmann
  • Fotografia ed ambientazione
  • Il simbolismo ossessivo e l’attenzione ai dettagli
  • Misteri su misteri, ma non se ne può fare a meno
  • Colonna sonora
  • Nulla da segnalare

 

“The Boy” non delude le aspettative del pilot e continua a mantenere la serie sul livello della perfezione.

Se volete entrare nelle sue grazie, non dovete offendere: Buffy The Vampire Slayer, Harry Potter, la Juventus. In alternativa, offritele un Long Island. La prima Milf di Recenserie, ma guai a chiamarla mammina pancina.

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