Marvel’s Agent Carter 1×04 – The Blitzkrieg ButtonTEMPO DI LETTURA 7 min

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A quanto pare, gli show nati dal sodalizio ABC/Marvel Studios hanno tutti la stessa maledizione: il rapporto qualità/ratings del tutto sballato. Marvel’s Agent Carter non solo si porta nel bagaglio tecnico/narrativo tutti i pro e nessun contro di Marvel’s Agents Of S.H.I.E.L.D., ma anche la stessa piaga che sta dannando l’anima allo show: l’incostante andazzo dei ratings, spesso e volentieri sempre in caduta. E’ davvero amaro e triste, sapere che dei 6.91 milioni iniziali, ben 2.29 di loro hanno scelto di volgere l’attenzione ad altro, magari ad altri show di dubbio gusto (la corte chiama alla sbarra dei colpevoli: Resurrection, The Vampire Diaries e Pretty Little Liars) o altri in attuale caduta libera, come Gotham (in questo momento, non proprio nella sua forma migliore). 
E’ anche vero, come dichiarato da ABC stessa in recenti comunicati, che questo calo di ascolti potrebbe essere giustificato dal fatto che non tutti gli spettatori hanno la pazienza di guardarsi la puntata in diretta, preferendo registrare il tutto e guardarselo comodamente un altro giorno; ergo, il network televisivo decide di andare avanti così, soddisfatto della resa dello show e accontentandosi di pochi spettatori, ma buoni. Se da una parte può suonare come una magra consolazione, Marvel’s Agent Carter ha comunque dalla sua la possibilità di riconquistarsi ascoltatori perduti e acquisirne di nuovo grazie alla pregevole fattura dello show, che dal suo doppio pilota non ha ancora mostrato il fiatone.
“The Blitzkrieg Button” non è da meno, questa volta si cerca di sviluppare nei quaranta minuti più linee narrative e sviluppi di trama, riuscendoci alla grande. C’è da dire che inciampa un po’ nello humor, questa volta poco riuscito e non così tagliente e britannico come nelle precedenti puntate, ma poco male: il piatto delle scommesse sorride alla sempre più nella parte Hayley Atwell e tutta la produzione. 
I temi principali del serial comics Marvel continuano spediti, sviluppando con sapienza e genuinità le tematiche della rivalutazione della donna in quest’epoca di bieco maschilismo e gli struggenti, amari e deprimenti strascichi della Seconda Guerra Mondiale; tematiche, osiamo dire, trattate con il dovuto tatto, ma anche realismo. Pur essendo questi temi la colonna portante dello show, Marvel’s Agent Carter sta ben attento alle tempistiche, puntando il dito su questi discorsi quando la trama glielo consente, non scordandosi che altro è in ballo. Di fatti, le tematiche principali trovano un perfetto incastro nelle indagini del SSR, nel mistero del Leviathan e nella missione segreta di Howard Stark, quest’ultima arrivata in “The Blitzkrieg Button” ad un inaspettato climax.
Senza ombra di dubbio, il cuore della puntata è il confronto/scontro verbale tra la Carter e il padre di Tony Stark, dove la prima si riconferma (nuovamente) una carismatica protagonista con una caratterizzazione ben costruita e sfaccettata, e il secondo un funzionale e incisivo stronzo; avremmo voluto chiamarlo in un altro modo, magari meno offensivo, ma come ci ha insegnato il compianto Gianfranco Funari: “Se uno è stronzo, non je posso dire stupidino: si crea delle illusioni“. Questa scena, ottimamente costruita, ha anche una doppia valenza per chi, tra gli spettatori, ha visto tutto il materiale che compone il Marvel Cinematic Universe. Quando Peggy e Howard si confrontano, sottolineandosi differenze/pregi/difetti, lo spettatore non può far altro che notare quanto queste figure si siano fatte influenzare (e abbiano influenzato) da personaggi come Capitan America e Iron Man; indubbiamente, Peggy è quella che sta cercando di seguire più fedelmente possibile i passi del Capitano, mentre per Howard è il contrario, dato che è la copia sputata di suo figlio, lasciando al detto “tale padre, tale figlio” il compito di descrivere pienamente le somiglianze tra i due in una sola frase. Una scena che è già potente di suo per la convincente e coinvolta recitazione della Atwell e di Dominic Cooper, ma che acquista più importanza se in possesso di tutti i tasselli del MCU.
Per rimanere in tema di citazioni, come diceva la famosa cuoca Julia Child: “Una festa senza torta è solo un incontro“, e in questo nuovo, sfavillante incontro (la puntata), la torta assume la forma di tutto il resto, come la sempre ben coreografata azione, il ben curato sviluppo dei personaggi secondari del SSR e i piccoli, misteriosi ma intriganti avanzamenti di trama che lasciano presagire scoppiettanti eventi futuri, come l’uccisione di Otto Mink da parte di Dottie con una mossa che potremmo definire “familiare”.

L’angolo del Nerd della fumetteria all’angolo

Poteva RecenSerie non sbattersi per voi e raccattare tutte le curiosità e le ammiccate d’occhio per la prima stagione di Marvel’s Agent Carter, come succedeva per Marvel’s Agents Of S.H.I.E.L.D.? Maccerto che no, doveva eccome! Per la gioia dei nostri carissimi lettori, ecco a voi la “guida” a tutti i vari easter eggs e trivia disseminati nella puntata. 

  1. Anche se è sembrata una scusa per defilarsi dalla cena, nel 1946 (l’anno in cui è ambientato Marvel’s Agent Carter) usciva davvero un nuovo libro di Agatha Christie. Si trattava di Poirot E La Salma: il 25° romanzo con protagonista l’investigatore Belga. 
  2. L’uomo seduto vicino ad Howard Stark, mentre si fa lustrare le scarpe, è Stan Lee in uno dei suoi consueti e immancabili cameo.
  3. C’è una “piccola” differenza nelle umili origini dell’Howard Stark dell’Universo Cinematografico Marvel e quella della sua controparte cartacea. Mentre nella puntata dice che la sua famiglia ha origine contadine, nel fumetto la famiglia Stark era già oltremodo ricca e benestante quando il padre di Tony Stark era piccolo; di fatti, il padre di Howard era un manganante delle ferrovie e ricavò la sua fortuna da lì.
  4. Compare un altro personaggio minore dei fumetti: Ernst Mueller. Comparso per la prima volta su Sgt Fury And His Howling Commandos #14 del 1965, il Colonnello Mueller viene presentato come membro della Blitzkrieg Squad, la squadra d’élite del Barone Zemo, costruita dal barone nazista in risposta agli Howling Commandos di Nick Fury. Non c’è bisogno di dire che verrà calciaculeggiato a più riprese dalla squadra del futuro direttore dello S.H.I.E.L.D. 
  5. Le mosse utilizzate da Dottie Underwood per stendere Otto Mink somigliano molto a quelle utilizzate finora da Natasha Romanov, meglio nota come La Vedova Nera. Tra i fan, comincia a giare la teoria che vuole la Underwood come Yelena Belova sotto copertura, personaggio che (nei fumetti) è stato il secondo a vestire i panni della Vedova Nera. Yelena ha rappresentato, per i Russi, il tentativo di creare una Vedova Nera più fedele agli ideali del loro paese e lavare l’onta compiuta da Natasha, che (secondo loro) si è “venduta” agli Stati Uniti unendosi a S.H.I.E.L.D. e Vendicatori. Come la Romanov, anche Yelena Belova si è addestrata nella Stanza Rossa: complesso del governo Russo dedito ad sfornare donne in grado di rivestire il ruolo di Vedova Nera.
  6. Il sangue di Capitan America avrà si gli effetti descritti da Howard, ma dalla maggior parte delle persone sarà utilizzato più che altro per ricreare un nuovo Capitan America da utilizzare per i loro scopi (Progetto Centipede di Marvel’s Agent Of S.H.I.E.L.D. insegna). Purtroppo per loro, il segreto della formula morirà con il suo creatore Abraham Erskin, così come i suoi procedimenti e meccanismi rimarranno oscuri ai più. Nessuno riuscirà mai a riprodurre lo stesso identico siero che diede a Steve Rogers i suoi poteri, e ogni volta che qualcuno ci proverà, darà vita solo ad una versione instabile dello stesso, con più danni collaterali che altro. Gli esempi si sprecano, ma l’episodio più clamoroso è stato quello di Clinton McIntyre: primo tentativo di ripercorre passo per passo, pur con elementi mancanti nel procedimento scientifico, la creazione del siero del super soldato. Il risultato fu che McIntryre ottenne si i poteri, ma diventò anche completamente pazzo e con una predilezione per l’omicidio; siccome l’esperimento fallì, venne ibernato a dimenticato in qualche base poi smantellata. Circa agli inizi degli anni 2000, Clinton verrà riesumato, ribattezzato con il nome di Protocidio e scagliato dall’A.I.M. contro Capitan America, nel tentativo di distruggerlo per sempre; creduto morto durante lo scontro con il Capitano, Protocidio si è defilato e da allora tiene un profilo basso. 
THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Le tematiche dello show sviluppate con tatto e criterio
  • Nuovamente riconfermata la sua enorme qualità
  • Peggy Carter “VS” Howard Stark
  • Nuovi, intriganti sviluppi (quello di Dottie sopra tutti)
  • Rapporto qualità/ratings sbilanciato
  • Humor poco brillante

Marvel’s Agent Carter, pur con quel pessimo e immeritato rapporto qualità/ratings, continua ad sfrecciare spedito come un treno, regalandoci momenti di grande intrattenimento. “The Blitzkrieg Button”, poi, è una puntata decisamente degna di pathos, capace di catturare lo spettatore ed intrigarlo senza troppi problemi. 
Time And Tide 1×03 5.06 milioni – 1.6 rating
The Blitzkrieg Button 1×04 4.63 milioni – 1.3 rating

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