Lemony Snicket’s: A Series Of Unfortunate Events 1×01 – The Bad Beginning: Part OneTEMPO DI LETTURA 5 min

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If you are interested in stories with happy endings, then you would be better off somewhere else.
In this story, not only is there no happy ending, there is no happy beginning and very few happy things in the middle. My name is Lemony Snicket. It is my duty to bring to light the sorry history of the Baudelaire children as it happened so many years ago.
But you and the audience have no such obligation, and I would advise all our viewers to turn away immediately and watch something more pleasant instead.

Lemony Snicket’s: A Series Of Unfortunate Events si apre con un continuo ed anticonvenzionale invito a terminare la fruizione dello show, lo si ripete costantemente per tutta la divertente sigla e lo dice personalmente anche l’Agente T di Men In Black II Patrick Warburton, qui nelle vesti di Lemony Snicket, guardando direttamente in camera. L’incipit contraddittorio è un avvertimento ai deboli di cuore, alle persone che sono alla ricerca di una storia piacevole o con lieto fine, a tutti coloro che si sono avvicinati con interesse alla nuova serie Netflix. Attenzione però: questa non è un’invenzione propria dello show sviluppato Barry Sonnenfeld (tra l’altro regista della trilogia di Men In Black), bensì un’introduzione doverosa con cui Lemony Snicket, alter ego letterario di Daniel Handler, mette in guardia gli spettatori al tempo stesso introducendoli alla storia. In fondo i 13 libri di cui è composta la serie letteraria “A Series of Unfortunate Events” sono rivolti ad un pubblico giovanile e, come tale, anche la serie e, prima ancora, l’omonimo film con Jim Carrey.
In “The Bad Beginning: Part One” la presenza dell’ottimo Lemony Snicket di Warburton è necessaria ed estremamente utile sia ad introdurre tutta la storia e background inerenti la famiglia Baudelaire, sia ad instaurare una sorta di rapporto privilegiato con il pubblico, in pura metatelevisione. Durante i 49 minuti del pilot si imparano ad apprezzare i suoi commenti fuori campo, così come ci si sente quasi spaesati senza una sua apparizione durante i minuti centrali, quasi come se all’improvviso il Virgilio della situazione fosse sparito e fossimo rimasti orfani, come i Baudelaire. Fortunatamente Lemony c’è quasi sempre, è presente, discreto e funzionale: tutto quello che si potrebbe desiderare da un narratore onnisciente e discreto.
Dicevamo che la serie è stata sviluppata da Sonnenfeld sulle basi dei libri scritti da Lemony Snicket Daniel Handler, quello che però abbiamo omesso di dire all’inizio è che mentre Sonnenfeld ha diretto questo pilot, la sua seconda parte ed il doppio “The Wide Window”, lo stesso Handler ha scritto di suo pugno le sceneggiature di ben 5 puntate, pilot compreso. Si può quindi dormire sonni tranquilli circa la rigorosità della trasposizione perché con Handler alla sceneggiatura non ci sono grossi margini di distacco. Quanto alla regia, Sonnenfeld utilizza un approccio degno del migliore Tim Burton che qui si sarebbe trovato perfettamente a suo agio nell’enfatizzare la sofferenza dei 3 piccoli orfani tramite un contesto colorato e cartoonesco. Non c’è infatti momento in cui non si percepisca una frattura tra quanto mostrato e quanto provato, quasi come se i due pesi sulla bilancia dovessero per forza essere perfettamente bilanciati: più le case ed i colori virano sul pastello e più il dramma vissuto da Violet, Klaus e Sunny si fa pesante. Niente da dire a tal proposito ma solo apprezzamenti per il lavoro incisivo fatto a livello sensoriale.

Count Olaf: Thoughts?
Klaus: Thoughts? First of all…
Violet: First of all, first impressions are often wrong.
Count Olaf: Very true. For example: your first impression of me may be that I am a terrible person. But in time, Baudelaires, I hope you’ll come to realize… you haven’t the faintest idea.

Si era evitato di nominarlo fino ad ora ma, arrivati alle battute finali della recensione, non si poteva non prendere in considerazione il Conte Olaf, interpretato mastodonticamente da Neil Patrick Harris. Autentico logo vivente di una serie che, nonostante metta le sue fondamenta sulla tragedia familiare dei tre orfani, vede in Olaf il vero ed autentico main character che da solo potrebbe reggere sulle sue spalle l’intera produzione. Nell’omonimo film del 2004, Jim Carrey incarnava il personaggio come solo lui sa fare, grazie ad una mimica facciale da grande attore ed uno sguardo lunatico che non fa trasparire nulla, eppure l’Olaf di Harris non ha nulla da invidiare alla precedente interpretazione, anzi, proprio grazie a questa base di partenza importante da cui attingere, il bravissimo ex interprete di Barney Stinson crea il suo Count Olaf in maniera encomiabile (anche comunque grazie ad una trasformazione visiva importante e ben riuscita). Era esattamente quello che serviva alla serie ed è esattamente quello che per fortuna è stato ottenuto, pochi altri attori avrebbero potuto dare la stessa profondità ad un villain, e questo lo possiamo dire con certezza anche solo dopo un episodio.
Le differenze con il libro e la pellicola cinematografica ci sono (vedasi il finale di puntata con Will Arnett e Cobie Smulders vivi e vegeti o Lemony Snicket umanizzato come personaggio) ma sono ben cucite addosso alla serie che non le enfatizza per differenza, ma le espone con vanto.
Una piccola postilla dovuta ad un rapido confronto con i titoli dei libri è d’obbligo: guardando i nomi degli 8 episodi che compongono la stagione e quelli che compongono la serie letteraria, appare evidente che questa 1° stagione di Lemony Snicket’s: A Series Of Unfortunate Events copra solo i primi 4 volumi. È quindi lecito chiedersi se dopo la (apparentemente) confermata seconda stagione si potrà andare avanti, Netflix permettendo.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Mimica facciale e recitazione di Neil Patrick Harris
  • Regia in stile Tim Burton e cura dei dettagli scenici molto apprezzabile (e – perché no? – negli esterni anche un po’ di Wes Anderson)
  • Simbolismo dirompente
  • Recitazione generale molto buona
  • Lemony Snicket
  • Si tratta pur sempre di una storia tratta da una serie di libri per bambini…
Un Neil Patrick Harris mastodontico, una regia curatissima ed una sceneggiatura firmata dallo stesso autore delle opere letterarie non possono che essere la formula perfetta per una rivisitazione seriale di Lemony Snicket’s: A Series Of Unfortunate Events. I pochi dubbi che si potevano avere all’inizio sono letteralmente vaporizzati dopo questi 49 minuti.
The Bad Beginning: Part One 1×01 ND milioni – ND rating

Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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