The Handmaid’s Tale 1×01 – OffredTEMPO DI LETTURA 5 min

in Recensioni/The Handmaid's Tale by

My name is June. I intend to survive.

In un medioevo prossimo venturo, alle donne si prospettano i seguenti destini:

  • essere tra le poche fortunate in grado di procreare (infatti guerra e inquinamento hanno fatto calare di molto il tasso di fertilità) ed essere quindi costrette a farlo a ritmo industriale, per dar figli alle famiglie della classe dirigente, nel ruolo di “ancelle”;
  • essere mogli di un esponente della classe dirigente di cui sopra;
  • essere serve, sotto forma di “Aunt” o di “Martha”;
  • essere giudicate esseri inutili, “non donne”, quindi venire spedite nelle Colonie a spalare scorie tossiche, morendo in breve tempo.

Queste le premesse del libro di Margaret Atwood da cui è tratta questa serie e da cui, nel 1990, era già stato tratto un film. La storia, paradossalmente, sembra più attuale oggi rispetto ad allora, tanto da avere spinto alcune donne a vestirsi come le “ancelle” per protestare contro alcune decisioni prese dall’amministrazione Trump in materia di aborto.
Ad introdurre gli spettatori nella vicenda è l’ancella Offred, a cui appartiene anche la voce narrante fuori campo. Già dalle prime inquadrature si nota subito una differenza fondamentale rispetto al film e al libro: vi sono personaggi dalla pelle nera, non sono tutti bianchi. Lo showrunner Bruce Miller ha spiegato di avere preso questa decisione dopo approfondite discussioni con la stessa Atwood, riguardanti “la differenza tra il fare un film sul razzismo e un film razzista”.
In realtà, Offred non è il nome del personaggio principale, interpretato qui dalla Elizabeth Moss di Mad Men e nel film dalla compianta Natasha Richardson. Le ancelle, infatti, vengono private di ogni identità e volontà personale sin dal loro addestramento nel Red Center, sotto la stretta sorveglianza di donne chiamate “Aunt”, cioè zia. Sono destinate ad un padrone, questo è il termine più appropriato da usare, da cui prenderanno il nome, per cui Offred è l’ancella di Fred, Ofglen di Glen, Ofwarren di Warren e così via. A lui si congiungeranno carnalmente durante una “cerimonia” rigidamente codificata, in presenza della legittima moglie.
A questo aspetto viene dedicata notevole attenzione nel primo episodio: si nota l’imbarazzo di tutte le persone coinvolte, l’augusta consorte Serena Joy viene dipinta come vittima del sistema, non meno della sua ancella e il comandante Waterford, padrone di casa, appare nello svolgere il suo ruolo come dovesse domare un cavallo. Nel film del 1990, Serena Joy era interpretata da Faye Dunaway, mentre il marito era Robert Duvall. Qui sono stati scelti i più giovani Yvonne Strahovsky e Joseph Fiennes. Questo cambia molte cose: aggiunge nervosismo alla figura di lei e trasforma quella di lui, non più un simpatico anzianotto, in grado a malapena di adempiere le sue funzioni nella cerimonia.
Molto importante è sottolineare la giustificazione religiosa di tutto questo sistema sociale, economico e politico: l’idea stessa delle ancelle è tratta da un brano biblico, versetto 30 del Deuteronomio. Le serve di cucina sono chiamate “Martha”, come la sorella di Maria e Lazzaro, residente a Betania, di cui si parla nel Vangelo. Quando l’amico Gesù andò a trovarli, Marta si affannava a preparare la tavola, il cibo, a servire tutti, mentre Maria ascoltava il Maestro (Marta fu rimproverata per questo).   Si potrebbe andare avanti a lungo nel far notare questi dettagli, ad esempio il nome del negozio “Pani e pesci” (auguri di moltiplicazione), ma è molto più importante dedicare attenzione e complimenti all’estetica generale del prodotto. Mantelle e cuffiette ricordano un po’ i dipinti raffiguranti i Padri Pellegrini, ma qui non ci sono abiti grigi per tutti i giorni e neri per le festività. C’è un ben preciso codice di colori: rosso per le ancelle, blu per le mogli altolocate, rosa per le bimbe e via dicendo.
A questo proposito, Bruce Miller ha dichiarato di aver voluto creare “una bella distopia”, cioè un mondo appunto colorato, pulito, rispettoso dell’ecologia, anche se non mancano gli aspetti orribili. A parte lo stupro istituzionalizzato, infatti, vengono mostrate impiccagioni di gay e il linciaggio di un uomo, ad opera delle stesse ancelle (forse concesso loro come sfogo della repressione). La fotografia spesso livida aiuta a ricordarlo.
Su questo sfondo, la nascita di un’amicizia fra Offred e l’altra ancella, Ofglen, ha davvero l’effetto di un raggio di sole. Avviene davanti all’ex gelateria ed essendo Ofglen interpretata da Alexis Bledel, cioè Rory Gilmore, quasi quasi ci si aspetta di veder uscire il sindaco Taylor a offrirle qualcosa. Meglio ancora, questo momento fa finire in una nota di speranza l’intero episodio: dall’aver trovato un’alleata in quella che credeva solo una spia bigotta, la protagonista prende forza e rinnovata determinazione per non cedere alla brutta situazione in cui si trova, al “lavaggio del cervello”, e tenere viva la speranza di ritrovare la figlia perduta.
  

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Estetica generale del prodotto: fotografia, costumi, dettagli
  • Nascita dell’amicizia fra Offred e Ofglen
  • Finale di puntata speranzoso
  • Flashback
  • Ceremony
  • Particicution
  • Red Center
  • Non viene ben spiegato lo scenario fantapolitico in cui i personaggi si muovono
Questa serie appare difficile per le situazioni rappresentate ma intrigante perché è facile entrare in empatia con la protagonista. Una pecca potrebbe essere la scarsa spiegazione del più ampio quadro politico e sociale in cui i personaggi sono immersi, si sa solo, vagamente, che c’è una guerra in corso, ma questo è stilisticamente coerente con la scelta di presentare tutto dal punto di vista della protagonista. Se nel corso delle prossime nove puntate saranno mostrati altri punti di vista, ad esempio quello del comandante Waterford, forse ne sapremo di più.
Offred 1×01 ND milioni – ND rating

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Latest from Recensioni

error: Nice try :) Abbiamo disabilitato il tasto destro e la copiatura per proteggere il frutto del nostro duro lavoro.
Go to Top
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: