She’s Gotta Have It 1×01 – #DaJumpoff (DOCTRINE)TEMPO DI LETTURA 5 min

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Nola Darling: “I would like you to know the only reason I’m doing this is cause folks think they know me. They think they know what I’m about and the truth is, they don’t know me.”

 

Così si presenta Nola Darling (tradotta come Lola Darling nella versione italiana, forse come omaggio alla Lolita di Nabokov) ai propri spettatori appena alzatasi dal letto, in un lungo monologo introduttivo davanti alla telecamera.
Lo stesso spettatore imparerà poi, nel corso dell’episodio, come questo sia un personaggio particolare: abituata a dire in faccia le cose, senza mezzi termini e misure. Artista intelligente e sarcastica, donna indipendente ed emancipata, Nola si divide sentimentalmente con tre uomini: il manager in carriera Jamie Overstreet (Lyriq Bent), il giovane rapper disoccupato Mars Blackmon (Anthony Ramos) e il modello Greer Childs (Cleo Anthony).
Ciascuno di questi personaggi si auto-presenta rivolgendosi direttamente alla telecamera, esattamente come Nola. Ma più che parlare di loro questi tre parlano esclusivamente proprio di lei. Quello che viene fuori, dunque, non è tanto il loro auto-ritratto, ma quello che ognuno pensa di Nola e del suo stile di vita.
Il tema di tutta la serie, da questo momento in poi, sarà proprio questo: dove sta la verità? Chi la decide? Chi è veramente Nola Darling? Una sessuomane, una sgualdrina o una ragazza che deve essere, in qualche modo, salvata?
Interrogativi che non troveranno mai una soluzione, forse perché la soluzione, in definitiva, non esiste o non è quella pensata dai tre pretendenti. Nola è Nola, punto. E non deve rendere conto a nessuno. Anzi, direttamente o indirettamente, è lei stessa a rivelare, in realtà, cosa LEI pensa riguardo le altre persone che le ruotano attorno, anche quando sono queste a parlare.
Grazie ad una struttura elaborata e complessa (debitrice del cosiddetto “effetto Rashomon” come spiegato dalla stessa protagonista) fatta di dialoghi e virtuosismi registici, il regista Spike Lee riesce nell’intento di riprendere il personaggio che l’ha reso famoso (She’s Gotta Have It è stato il suo primo lungometraggio di successo) e attualizzarne la storia ai giorni nostri.
La puntata, per il momento, non aggiunge nulla a quanto raccontato nel film del 1986, anche se si presuppone che i personaggi della storia verranno ulteriormente approfonditi e analizzati nei restanti episodi. Quello che viene però sviscerato, molto più che nel film, è il contesto in cui avviene la vicenda: il quartiere di Brooklyn (mai così ben rappresentato visivamente e umanamente) e la cultura in cui la protagonista è immersa.
Una cultura occidentale e cosmopolita: emancipata sotto molti aspetti ma, nello stesso tempo, molto retrograda e bigotta, non sempre disponibile ad accettare la mentalità di una donna così indipendente come Nola. Una storia perfetta, dunque, per raccontare l’attualità di oggi, a sua stessa insaputa (il progetto va avanti da parecchio tempo ma certamente assume particolare importanza uscendo in questo periodo di scandali sessuali).
Spike Lee approfitta dei suoi personaggi, ed in particolare di Mars Blackmon (di cui per fortuna non assume più i panni, dal momento che è sempre stato un ottimo regista ma un pessimo attore), per fare continue citazioni e auto-citazioni con dialoghi che parlano delle sue stesse passioni: la musica (rappresentata anche visivamente con le copertine dei vinili), il cinema e la pallacanestro.
Elementi che rappresentano non solo lui (anche se spesso la sensazione è quella di un’auto-referenzialità troppo esagerata) ma che sono intrinseche di tutta la cultura afro-americana.
Quello che il regista di Brooklyn mostra, dunque, è uno spaccato di vita umana all’interno della sua comunità d’appartenenza mostrata in tutti i suoi aspetti, sia positivi che negativi. E, in questo senso, nonostante i toni da docu-fiction che la serie assume, non è difficile capire da che parte pende la bilancia del regista: tutto ciò che di positivo esiste nella comunità afro-americana è rappresentato dalla stessa Nola mentre i suoi fidanzati sono, tutti e tre, la parodia di un determinato comportamento/stereotipo negativo: Jamie è il bigottismo patriarcale fatto persona, Greer è la rappresentazione del black yuppie (il giovane afro-americano che vuole imitare i bianchi di Wall Street) mentre Mars, al contrario, è il peggior stereotipo del nigga che vive nel ghetto.
Contro questi tre si scaglia la lingua tagliente di Nola che non si fa scrupoli a screditare i propri fidanzati e la loro sciocca gelosia. I dialoghi del personaggio (ottimamente interpretato dall’esordiente DeWanda Wise) sono un capolavoro di doppi sensi e politically scorrect, capace di fare ragionamenti e pensieri complessi e intelligenti così come di elencare, uno per uno, tutti gli epiteti razzisti e sessisti che si possano immaginare. Si capisce che dietro la stessa Nola si nasconde sempre lo stesso Spike Lee, che dimostra comunque una profonda sensibilità nel dare voce ad un personaggio femminile del genere, uno dei più carismatici mai scritti (molto più di tanti altri protagonisti maschili).
She’s Gotta Have It è, dunque, il prodotto giusto uscito nel momento giusto. Ma è soprattutto una geniale satira del mondo contemporaneo e, non ultima, una sit-com scritta bene e diretta meglio, che fa riflettere ma anche ridere e, per questo motivo, adatta a vari tipi di pubblico.

 

“My name isn’t Dime Piece my name isn’t Boo… My name isn’t Mamacita… My name isn’t Ay Yo Ma… Honey… Sweethead… And my name definitely ain’t no Muthafuckin’ Black Bitch. My name is Nola Darling. Peace, two fingers. #BlackLivesMatter”

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • DeWanda Wise (Nola Darling)
  • Effetto Rashomon
  • Mars non più interpretato (per fortuna) da Spike Lee…
  • Riferimenti cinefili e autocitazioni
  • Colonna sonora
  • Scene di sesso (of course)
  • Sheeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeet
  • Doppi sensi e politically scorrect come se piovesse
  • …rimane comunque il personaggio più odioso della storia!
  • Forse troppa auto-referenzialità da parte dello stesso Spike Lee

 

Nuova serie Netflix diretta e co-prodotta dal regista Spike Lee che qui riprende uno dei suoi personaggi più famosi. In una Brooklyn iper-colorata vengono mostrate le (dis)avventure di Nola Darling, giovane artista dalla vita sentimentale alquanto movimentata. Un classico “A Spike Lee Joint” rivisitato per il pubblico moderno, garanzia di qualità assoluta.

 

#DaJumpoff (DOCTRINE) 1×01 ND milioni – ND rating

 

Laureato presso l'Università di Bologna in "Cinema, televisione e produzioni multimediali". Nella vita scrive e recensisce riguardo ogni cosa che gli capita guidato dalle sue numerose personalità multiple tra cui un innocuo amico immaginario chiamato Tyler Durden!

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