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Sons Of Anarchy – 7×01 – 7×02 – Black Widower – Toil And TillTEMPO DI LETTURA 9 min

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Sons Of Anarchy - 7x01 - 7x02 - Black Widower - Toil And Till
Le avventure dell’MC più amato della televisione ripartono da una sensazionale one hour and half premiere che introduce all’atto finale di questo dramma oramai definibile “Sutteriano”, aggettivazione che prontamente riconduce ad una serie di elementi caratteristici divenuti nel tempo veri e propri marchi di fabbrica. È assolutamente affascinante come la violenza messa in mostra scivoli via, davanti ai nostri occhi, quasi fosse normale, accettata. Non ci colpisce la brutalità del gesto, ma bensì la normalità con cui essa scorre, conseguenza inevitabile e indispensabile, contestualmente accettata ed unico mezzo possibile per sopravvivere in un mondo svuotato completamente da ogni forma di umanità. E così, ancor prima di rendercene conto, ci troviamo nuovamente catapultati in quell’inferno che avevamo lasciato dieci mesi fa, in compagnia di un Jax Teller visibilmente cambiato, cupo, colmo d’odio, ma allo stesso tempo deciso e risoluto. Scopriamo così che la tortura d’inizio puntata non è altro che una dimostrazione di fiducia nei confronti della Fratellanza Ariana, comandata da Ron Tully, personaggio interpretato magistralmente da un quasi irriconoscibile Marilyn Manson, regular character in questa settima stagione.
Sconcertante nella sua genialità la scelta musicale operata da Bob Thiele Jr., supervisore musicale di SOA, per accompagnare le prime immagini della puntata. Una canzone come “Never my love“, contraddistinta da sonorità decisamente romantiche, finisce per accompagnare uno dei momenti più brutali dell’intera serie, con Jax che prima incide una svastica su uno sconosciuto e poi gli stacca due denti. La violenza delle immagini e la dolcezza nella voce della cantante danno vita, per contrasto, ad una scena tanto forte quanto disorientante, che trascina lo spettatore in quel vortice di dolore e sangue in cui Teller è lentamente sprofondato, portando con sè prima il suo migliore amico e poi l’amore della sua vita, proprio nel momento in cui qualcosa nella sua coscienza stava cambiando, per la prima volta in meglio. E così il nostro protagonista si ritrova a fare i conti con la domanda che ognuno di noi, almeno una volta nella vita, si è posto: ne valeva la pena? Non abbiamo bisogno di sentire la risposta, è lo sguardo di Jax a parlare, svuotato di ogni goccia d’umanità e visibilmente ricolmo di risentimento nei confronti del mondo che lo circonda, ma soprattutto nei confronti di sè stesso. Un risentimento che però diventa il suo punto di forza quando, seduto su quella sedia che lui stesso ammette di non aver mai voluto, si rende conto che non può permettersi di perdere l’ultima cosa a lui cara: il Club. Un discorso che parte da lontano, ripercorrendo le gesta del padre, il primo ad aver tentato di portare il gruppo in una direzione più sensata, cercando di trovare la propria fonte di sostentamento in attività al di fuori dell’illegalità, “Move us away from all the outlaw shit“, provando ad imparare dai propri errori ed evitare ulteriori spargimenti di sangue. Un sistema che portò suo padre alla rovina, un tragico ripetersi degli eventi che spaventa terribilmente Jax, il quale, forse per paura, forse per coscienza, è costretto ad ammettere, davanti ai suoi “Sons”, i propri fallimenti, i propri limiti. La scelta di imboccare la cosiddetta retta via finisce così per essere, attraverso gli occhi di Jax, il mezzo per un’egoistica redenzione, diventata per lui necessaria nel momento in cui ha deciso di costruire con Tara una vita “normale”, gettandosi alle spalle tutta la sofferenza da lui causata. Un castello di carte crollato quel giorno maledetto. Ora, tutte le premesse gettate nella sesta stagione non esistono più. Adesso l’unica cosa che conta è la fiducia reciproca. Ogni membro del club deve essere disposto a morire per l’altro. Si ritorna alle origini.
What I did, I know how horrible that was, but it happened because we were both protecting the club“.
E poi c’è Gemma. Sì, perché alla fine, che lo vogliate ammettere o no, Sons Of Anarchy è quel che è anche grazie a lei. Un personaggio tanto odiato quanto complesso. Una donna forte, senza scrupoli, capace di tutto per difendere le persone a lei care, per nulla pentita di aver piantato un forchettone in testa all’amore della vita di suo figlio, solo spaventata all’idea di poter perdere il suo amore nel caso scoprisse la verità. “Come hai fatto a parlare con lui di Tara?”, lo stesso Juice appare sbigottito di fronte al sangue freddo mostrato dalla donna, convinta in tutto e per tutto della giustificabilità del suo gesto disperato. “Ho fatto delle scelte in base alla verità che conoscevo“, tutto si riduce a questo. Ha commesso un errore e oramai è tardi per piangere sul latte versato. Tra i due si instaura così un rapporto di collaborazione/ricatto, un po’ come accadde con Clay, con la semplice differenza che stavolta a rischiare di più è proprio la matriarca di SAMCRO. Naturalmente Juice ci mette dieci minuti a farsi raggirare da mamma Teller e il suo tono di voce soave, complice anche la paura che lo accompagna costantemente da quel “you’ve betrayed me“, sussurratogli all’orecchio, stretto nell’abbraccio di un fratello che non è disposto a perdonare, ora meno che mai.
Sutter però ci tiene a mostrarci anche il lato più umano di Gemma, e lo fa utilizzando la figura di Nero, unico uomo in grado di tirar fuori da lei quella fragilità, quell’innocenza oramai perduta, quella debolezza se vogliamo, che la donna ci tiene a mantenere ben nascosta, radicata in profondità. Con tutti. Tranne che con lui.

Hey, stay with me. We’re almost finished“.

Sons Of Anarchy - 7x01 - 7x02 - Black Widower - Toil And Till

Naturalmente non possiamo esimerci dal parlare degli ultimi dieci minuti della puntata. Il capolavoro nel capolavoro. Quando ormai pensi che il meglio sia arrivato, ecco che parte una meravigliosa cover di “Bohemian Rhapsody” ad accompagnare non solo l’ennesima tortura di Jax nei confronti di uno sconosciuto, ma anche la disperazione di Gemma, sola nell’oscurità intenta a parlare con il ricordo di Tara, proprio davanti al lavandino che dieci mesi fa ospitò la tragedia; ma anche l’inconciliabilità tra Nero e Wendy e il dramma di Juice, alla deriva e costretto a sequestrare Unser per non far trapelare nulla.
La buonanotte data alla madre come se non stesse per succedere nulla, la violenza esagerata di Jax, lo sgomento nella faccia di Tig, quella sigaretta presa a Chibs e poi buttata via da quest’ultimo, l’espressione goduta di Happy, il sale nelle ferite e infine quel forchettone piantato nel cranio del povero malcapitato. Sono tutti elementi che contribuiscono a creare una sensazione di disagio mai vista prima in una serie televisiva. Immagini e musica si fondono insieme in un’atmosfera estremamente disturbante, portando lo spettatore a vivere in prima persona il terrore della vittima, la cui unica colpa è stata di rispondere ad una domanda innocente posta da una donna che di innocente, in realtà, non ha mai avuto nulla.
If your emotions say ‘now’, your head’s got to say ‘later’. Clarity settles all scores.
Il secondo episodio ha il compito di terminare la fase introduttiva e scaraventarci subito nel clou dell’azione. Dopo aver dato un’occhiata alla famigliola felice composta dal trio Gemma-Nero-Wendy, l’attenzione si sposta nuovamente su Juice che, come era prevedibile, decide di slegare Unser senza torcergli un capello. L’ex capo della polizia, terminale da ormai sette anni, mostra affetto nei confronti di Ortiz, paragonandolo addirittura ad un bambino nella sua prima conversazione con il nuovo sceriffo, Althea Jarry. L’attaccamento verso i membri del club, puro riflesso del suo dichiarato amore per Gemma, lo porta ancora una volta a schierarsi con il charter di Charming, aiutando il povero Juice a sparire dalla circolazione e mantenendo discretamente le distanze dalla Jarry quando questa gli chiede di affiancarla come consulente investigativo nelle indagini per l’omicidio di Tara. Tutte vicende di contorno.
In questo secondo episodio è il Club ad essere al centro della scena, in particolare il suo presidente, oramai disposto a tutto per riportare i suoi Sons al loro antico splendore.
È un Jax Teller quasi indecifrabile quello che ci viene presentato durante il discorso con August. In apparenza freddo e distaccato, gli occhi del giovane non mentono nel momento in cui il nome di Tara salta fuori durante la conversazione. Marks naturalmente capisce bene il dolore del suo interlocutore, non è difficile intuirlo. Lo esorta alla calma, gli ricorda di riflettere sempre prima di agire, tenendo la sfera privata ben separata da quella lavorativa. Jax appare risoluto nelle sue decisioni e lo stesso August si complimenta per il modo in cui Teller gestisce l’intera faccenda. “It’s just survival, man“, la risposta di Jackson racchiude bene quello che oramai Charming è diventata, un’inferno in cui la vita ha lasciato spazio alla mera sopravvivenza, naturalmente quella del più forte. L’attacco agli uomini di Lin e il successivo inseguimento sulle note di “Right to left” dei The Chimpz ne sono la prova. Una caccia all’uomo che finisce in un modo che ormai ci è fin troppo familiare: un colpo dritto alla nuca del malcapitato per mano di un sempre più spietato Jax Teller.
Gli equilibri sono definitivamente saltati, oramai non si può più tornare indietro. La guerra tra bande è vicina ed ecco che, proprio sul finale, ci troviamo di fronte all’ennesima vittima della furia cieca di SAMCRO, il giovane Gibby, freddato senza indugi da Bobby con un colpo alla testa. Non sappiamo nulla del ragazzo, fino al ritorno a casa di Jury il quale, alla vista del giovane corpo esanime a terra si abbandona alla più totale disperazione. La disperazione di un padre che perde il proprio figlio. Assolutamente perfetta la scena finale, con l’alternanza di due immagini, Jury e Gibby da un lato, Jax e Abel dall’altro. Due padri insieme ai loro figli, due sofferenze diverse che grazie alla loro intensità diventano uguali. Le dita strette intorno alla canna di quel fucile maledettamente familiare. Una sola lacrima. La dimostrazione che nessuno, nemmeno un Sons, può sfuggire al peso delle emozioni.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Le scene d’apertura e chiusura ed i fantastici montaggi musicali che le accompagnano
  • Marilyn Manson nei panni di Ron Tully
  • La threesome tra pastori e la freddezza di Jax nel liquidare il sopravvissuto
  • Il clitoride “bronzato” di Gemma
  • Per tutti gli amanti di Boardwalk Empire, Joe Masseria in versione “Bilboa”
  • Le facce sadiche di Happy
  • Il cartone con su scritto “Juice”
  • Tig che finge un rapporto orale con Ratboy
  • Il quadretto familiare Gemma-Nero-Wendyin stile sit-com anni ’90
  • L’immortale Unser si è forse dimenticato di essere un malato terminale
  • L’inseguimento e la canzone in sottofondo
  • Jax trasformato in carnefice senza pietà
  • L’inquadratura finale con il parallelo Jury/Gibby e Jax/Abe
  • La qualità della scena del trascinamento del tizio sulla sedia a rotelle
  • Certo che Wendy poteva fare qualcosina in più per non far beccare Juice da Unser
  • In realtà a parte le pignolerie, gli aspetti negativi sono praticamente assenti

 

Questa settima ed ultima stagione di Sons Of Anarchy non poteva iniziare in maniera migliore. Kurt Sutter riesce a stupirci per l’ennesima volta con il suo gioiellino televisivo, alternando con una facilità disarmante momenti di cieca violenza ad attimi di fugace affetto, il tutto senza mai tradire la sua inconfondibile cifra stilistica. Musica, sangue e morte accompagnano questo coraggioso inizio di stagione, partita in quinta fin dalle prime battute e decisamente intenzionata a non fermarsi di fronte a nulla. Riaccendiamo i motori, SAMCRO is back!

 

A Mother’s Work 6×13 5.17 milioni – 2.8 rating
Black Widower 7×01 6.2 milioni – 3.2 rating
Toil And Till 7×02 4.83 milioni – 2.5 rating

 

 

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