The Muppets 1×01 – Pig Girls Don’t Cry (Pilot)TEMPO DI LETTURA 6 min

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After careful thought, thoughtfoul consideration and considerable squabbling, Kermit Frog and moi have made the difficult decision to terminate our romantic relationship“.

Questa la dichiarazione apparsa sulla pagina Facebook di Miss Piggy, di qualche settimana fa, che annunciava la definitiva rottura della sua storica relazione con Kermit la Rana. Parole che, oltre a spiazzare i fan, hanno ovviamente significato una simpatica quanto brillante mossa preparatoria, catturando inoltre l’attenzione di coloro che s’erano persi la notizia, del ritorno in TV dei Muppets, in uno nuovo show tutto loro. Creati a metà degli anni ’50 dal compianto Jim Henson, questi ibridi di marionette e “puppets” hanno segnato la storia della tv statunitense e non solo negli svariati anni a venire. Dal programma per bambini Sesame Street (Apriti Sesamo, da noi) al varietà per adulti Muppet Show di fine anni ’70-inizio ’80, con oltre una decina di film all’attivo, i personaggi di Henson hanno attraversato epoche, acquisizioni (la Disney è proprietaria del franchise dal 2004), il lutto del loro stesso autore (1990); eppure non sono mai scomparsi, anzi, si sono evoluti in tecniche e linguaggi (vedi la stessa nostra citazione d’apertura), sopravvivendo per così tanto tempo da poter essere considerati, al pari del Doctor Who britannico, tra i protagonisti televisivi più longevi ancora in circolazione.
L’estrema attualità e la straordinaria capacità di risultare, in un modo o nell’altro, mai “sorpassati” e sempre al passo coi tempi ha così convinto l’emittente disneyana ABC a seguire l’idea di Bill Prady, tra gli autori di The Big Bang Theory (coadiuvato in cabina di sceneggiatura dal collaboratore Bob Kushnell), di riportare le creature di Henson sugli schermi, 7 anni dopo la loro ultima presenza “fissa”, ossia il Muppets Tonight. Al cinema, invece, come sappiamo, è storia recente il lungometraggio scritto e promosso dal “Marshall” di How I Met Your Mother, Jason Segel, insieme al regista Nicholas Stoller (che però dovrà cedere il posto al collega James Bobin). L’affezione dei due verso il mondo di Kermit & co., ben testimoniata dalla loro parodia registratasi in Non mi scaricare, dà così vita al film “omonimo” The Muppets (2011), che deve per forza di cose aver giocato un ruolo fondamentale, visto anche il buon responso di pubblico (da cui deriva il sequel del 2014), nel promuovere il progetto di Prady da parte della major.
Non va neanche dimenticato, poi, il “momento storico” che attraversiamo, dettato da un interesse per gli show televisivi, con quelli made in USA padroni indiscussi, probabilmente mai così vasto. Da ciò si può dedurre la scelta di optare per un terreno così fertile, capace di avvicinare tanto i nostalgici del “mah-nà mah-nà” (o della sigla di Elio da noi) tanto gli ultimi arrivati, affascinati dalla “storicità” dei Muppets, dalle ricorrenti allusioni al mondo di Henson che prodotti d’ogni tipo spesso regalano, fino all’ultima ribalta sulle piattaforme del web (youtube, in primis) con parodie degli stessi “pupazzi” a serie e film popolari (The Pig with the Froggy Tattoo resterà sempre nella memoria di tutti).
Ebbene, l’elemento “parodico” resta tra le fondamenta più solide del mondo dei Muppets, per nulla abbandonato da Prady ma anzi, eletto a caratteristica principale e più riconoscibile della messa in scena. La scelta, piuttosto azzeccata va detto, è infatti quella del genere “mockumentary”, ovvero di un finto documentario che segue dietro le quinte la preparazione dello show altrettanto fittizio Up Late with Missy Piggy, fondendo insomma i 30 Rock e The Office targati NBC. Il riferimento al mai dimenticato show di Tina Fey appare più che palese, per esempio, nelle sequenze della riunione degli autori, tra i momenti più riusciti e memorabili del team “creativo” di “The Girlie Show”, parentesi densa di ilarità e non-sense anche in questo caso, con un Kermit che raccoglie in pieno l’eredità di Liz Lemon (insieme a tutta l’irriverente presa in giro dello showbiz). Meeting che vale come ri-presentazione di un po’ tutti i personaggi storici, dove ritroviamo l’extraterrestre Gonzo, l’orso comico che non fa ridere Fozzie (puntualmente sbeffeggiato dai cattivissimi Statler e Waldorf), l’irascibile aquila Sam e così via. Le vere “novità” diventano così le interviste “one-on-one” (più proprie ai Modern Family, il già citato The Office o Parks and Recreation, tra i più conosciuti esempi del mockumentary in tv), che tanto nuove non sono, come fa notare lo stesso Kermit sfiorando il geniale “meta” (“What an overused device“). Un espediente abusato, quindi, nel quale però esplode tutta la comicità insita nel format “Muppets”, ossia quella scatenata dallo loro stessa “natura” di pupazzi antropomorfi catapultati nella vita quotidiana di normali essere umani, che di conseguenza rende qualsiasi imitazione della realtà più divertente e difficilmente riscontrabile altrove. Paradosso, anche qui, ben esplicitato nella cena che Fozzie è costretto ad affrontare per conoscere i genitori della propria fiamma, con le frecciate del suocero sul suo essere in fondo un orso (di cui sarebbe contento, per esempio, il creatore dei Griffin Seth McFarlane).
Che si tratti di imitazione della realtà, della satira sullo show business, o di mere gag fisiche, ciò che rende “unica” la visione delle imprese dei Muppets sta quindi, banalmente direte voi, nella loro origine “fisica”. A tutto questo, va aggiunta l’eccezionale e ricorrente disponibilità di eccezionali guest star d’ogni tipo (la lista di cameo che negli anni si sono registrati negli show o nei film è praticamente infinita), in questo caso “musicali” come gli Imagine Dragons e ovviamente “attoriali” come la stella Elizabeth Banks, alla quale però non è riservata la simpatica quanto fugace apparizione. In maniera più che spassosa, infatti, gli ultimi film della Banks e campioni d’incassi Hunger Games e Pitch Perfect 2 (quest’ultimo da lei stessa diretto), diventano cruciali nella storia presente (la partecipazione allo show) e passata della relazione tra Kermit e Miss Piggy (“Elisabeth Banks was the wallpaper on one of the worst days of our lives“), diventando un inaspettato quanto ingegnoso escamotage narrativo per raccontarci la tanto discussa e drammatica separazione tra i due.
 La complicata collaborazione lavorativa tra l’ex-coppia assume, com’era preventivabile, tanto l’onere di storyline principale di questo “Pilot”, quanto di trama orizzontale, se proprio ne vogliam trovare una, in vista del prosieguo della stagione, che non dubitiamo ci terrà col fiato sospeso (con risate annesse) fino alla fine. La parte finale della dichiarazione di Miss Piggy, dopotutto, riportava: “our personal lives are now distinct and separate, and we will be seeing other people, pigs, frogs, et al. This is our only comment on this private matter… unless we get right offer“, ma Kermit, come abbiamo potuto constatare, “ha un debole per i maiali”…

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il meeting degli autori dello show 
  • Le “one-on-one interviews“, checché ne dica Kermit 
  • La cena dai “suoceri” di Fozzie 
  • Il finto “casting” per Hunger Games 
  • Elisabeth Banks was the wallpaper on one of the worst days of our lives
  • E potremmo continuare all’infinito citando ogni singola battuta…
  • … per “solo” 20 minuti d’episodio 
The Muppets è una commovente operazione nostalgica e allo stesso tempo un fresco e brillante prodotto d’intrattenimento all’interno del marasma del palinsesto televisivo americano. Non possiamo che benedire Bill Prady e l’ABC per aver fatto tornare i pupazzi di Jim Henson, che dopo più di 50 anni, dimostrano ancora tanto potenziale comico. Un’eccezionale longevità che al tempo stesso rischia di essere un deterrente, rappresentando l’unico vero punto di domanda per il futuro dello show, non tanto per il livello qualitativo, quanto per l’attaccamento costante del pubblico generalista (anche se, per ora, non sembra una preoccupazione tanto urgente). 
Pig Girls Don’t Cry (Pilot) 1×01 9.01 milioni – 2.9 rating

Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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