Colony 1×01 – Behind The WallTEMPO DI LETTURA 5 min

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Good things come to the loyal. 
We help them, they help us. 
You help me, I help you.

USA Network, dopo la sorpresa Mr. Robot, ci riprova. Per l’occasione chiama a raccolta anche una serie di volti e nomi noti che da soli bastano a fugare ogni pregiudizio per garantire una prima visione al pilot anche ai più scettici: Carlton Cuse (Lost, Bates Motel, The Strain), Josh Holloway (Lost, Intelligence), Sarah Wayne Callies (Prison Break, The Walking Dead). Insomma: ci sono delle buone premesse per essere su USA Network e parlare di alieni.
È doveroso iniziare la recensione subito con una premessa che aiuti a fugare subito ogni dubbio: Colony a prima vista potrebbe sembrare una bella copia del defunto Falling Skies (lode e gloria al Divino Mason) e magari lo diventerà anche, tuttavia per il momento si presenta in maniera diversa approcciando la tematica dell’invasione aliena in maniera più intrigante e con un’altra impostazione più intelligente. Quindi no, non siamo di fronte ad una copia di Falling Skies e Sawyer Josh Holloway non potrà fregiarsi (per ora) del titolo di Divino. Certo, a voler essere puntigliosi le analogie si sprecano, a partire dall’incipit iniziale che è più o meno lo stesso della serie di Rodat: una civiltà aliena arriva sulla Terra, la colonizza, uccide un po’ di persone e la soggioga completamente al suo insindacabile giudizio, il tutto visto dalla prospettiva personale di una famiglia (ai Mason di Falling Skies corrispondono i Bowman qui) e in particolare del suo patriarca. Descritta così la serie di Cuse sembra una copia di quella finita quest’estate su TNT, in realtà però più la si guarda e più si ha la sensazione di assistere a qualcosa di diverso e più maturo rispetto alla boiata prodotta da Spielberg.
Quando si parla di uno degli showrunner di Lost si ha involontariamente un certo tipo di aspettativa verso qualsiasi nuovo show in cui figura il suo nome, è successo (giustamente a posteriori) con Lindelof e The Leftovers e ora succede di nuovo con Cuse dopo The Strain e Bates Motel. Il vecchio Carlton è sicuramente più saggio dell’impavido Rodat e, come era prevedibile, ha preso il “meglio” della serie di quest’ultimo tralasciando i vari errori. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: Colony funziona.
Come spesso si evince dalle miriadi di interviste rilasciate da produttori e sceneggiatori, la chiave del successo è quella di umanizzare qualsiasi vicenda in modo da far empatizzare il pubblico con i protagonisti. Colony fa esattamente questo, dimenticandosi completamente di presentare il “nemico alieno” per deviare il focus sulla situazione familiare dei Bowman a seguito dell’invasione. È il taglio umano dato alla vicenda a far funzionare il tutto, d’altronde di attacchi alieni alla Terra se ne sono visti moltissimi negli anni e l’unico modo per renderli ancora appetibili è enfatizzare la componente umana. Cuse lo fa con due volti noti del piccolo schermo, il Sawyer di Lost (Josh Holloway) e la cagna bastarda moglie fedifraga di Rick Grimes che per molti però rimarrà sempre Sara Tancredi di Prison Break (Sarah Wayne Callies). I due, qui nelle vesti di marito e moglie, funzionano abbastanza bene quando non sono insieme, sicuramente non bucano lo schermo, di certo non si fanno adorare, ma alla fine funzionano, quando non sono insieme. Se si può infatti accusare Colony di qualcosa, quel qualcosa è però proprio la plasticità dei protagonisti, troppo sicuri di sè nelle movenze e impavidi nei gesti per risultare veri. Holloway affascina e ci sa fare, in fin dei conti ricopre un ruolo d’azione che gli si confà piuttosto bene e che non richiede particolari doti; la Callies invece non è aiutata dalla mimica facciale inespressiva e paga pegno per l’odio rimasto vivido dopo la sua morte in The Walking Dead. Insieme formano la classica famiglia americana ma singolarmente hanno un ottimo margine di miglioramento, garantito anche dai segreti che covano e dallo smarrimento di uno dei loro figli.
Certo, tralasciando questo, è però tutto l’insieme ad intrigare soprattutto perchè, in una serie basata su un’invasione aliena, di alieni non ce n’è l’ombra (“No one ever sees them.“), tanto da cominciare già con le speculazioni sull’esistenza o meno della razza aliena o di una messa in scena dell’invasione stessa. Carlton Cuse gioca molto su questa che, probabilmente, è la miglior caratteristica dello show: l’assenza scenica del nemico. I tratti dell’invasione aliena ci sono tutti, dalla tecnologia all’avanguardia con cui le sentinelle robotiche girano per Los Angeles al muro enorme che divide la città, tuttavia sono gli stessi esseri umani a regolamentare la vita e, come si evince anche dalla casa di Alan Snyder, i “benefit aziendali” di questa collaborazione riecheggiano la bella vita di un tempo.

Will Bowman:How do you do it, Snyder? Slap on a suit and smile and dick over your own kind?
Alan Snyder:I’m doing what anybody with a brain would do in this situation. I’m taking advantage of my opportunities.

A chiudere la presentazione arriva l’assenza totale di patriottismo americano, una delle sorprese più piacevoli della serie che va a smentire tutte le aspettative maliziose di coloro che si aspettavano uno show farcito di bandiere a stelle e strisce con slogan populisti sull’unità e la grandezza dell’America. Almeno in questi primi 50 minuti non c’è traccia di patriottismo, magari emergerà con il tempo ma per ora Cuse ha tenuto lontano questa piaga. E noi ringraziamo.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Una serie su un’invasione aliena senza la presenza di alieni
  • Interessante l’idea di rendere gli stessi esseri umani parte integrante del governo della Terra
  • Assenza di patriottismo americano
  • Utile l’idea di inserire dei segreti all’interno della stessa famiglia Bowman così come lo smarrimento di uno dei figli
  • Amanda Righetti
  • Affiatamento tra Holloway e la Callies
  • Possibile copia den fatta di Falling Skies

Il nuovo Falling Skies? Assolutamente no, tuttavia non è neanche il nuovo Lost (non che si chiedesse alla serie di esserlo). Colony funziona bene a livello d’intrattenimento, si lascia guardare e soprattutto alla fine dei 50 minuti di pilot abbandona lo spettatore con la voglia di proseguire la visione. Se siete in astinenza da invasioni aliene e universi distopici, la nuova serie di Cuse è la vostra nuova droga.
Behind The Wall 1×01 1.36 milioni – 0.4 rating

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Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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