Marvel’s Jessica Jones 1×10 – AKA 1000 CutsTEMPO DI LETTURA 8 min

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In “AKA Sin Bin“, episodio che può considerarsi come la conclusione del terzo arco narrativo di Marvel’s Jessica Jones e prologo del successivo, il tutto si concludeva con la promessa di quattro episodi finali all’insegna dell’adrenalina e delle svolte narrative impreviste, e così è stato almeno per quanto visto in “AKA 1000 Cuts”.
Come ogni finale che si rispetti, la prima cosa che quest’ultima quarta parte del serial Marvel/Netflix fa, è quella di mettere sul binario principale tutte le storyline in attivo e usarle per dipingere un affresco narrativo di grandi dimensioni in cui tutti i personaggi della serie sono coinvolti in prima linea.
Come fatto notare dalla fastidiosa Robyn (“Would this Kilgrave cat have hurt any of you if Jessica Jones hadn’t pissed him off? That’s what I’m piecing together from all of this goddamn sharing. Each of his atrocities can be traced back to her.“), il tema centrale della serie, nonché origine di tutti i guai della storia, è il morboso rapporto tra Jessica e Killgrave, oltre che il loro ingombrante passato (comune e non) che si incontra e si scontra coinvolgendo nella colluttazione le persone che gravitano attorno a loro. Jessica e Killgrave sono l’atomo primordiale di questo micro-cosmo di personaggi e, come tutto viene costruito intorno a loro, tutto collassa anche su di loro. “AKA 1000 Cuts” funge infatti da crocevia di tutte le trame e sottotrame confluite in questo episodio come un imbuto al fine di creare un flusso di liquidi unico ed omogeneo, un flusso unico in cui personaggi estranei ad altre storyline finiscono per influenzarle in maniera preponderante, dimostrando il grande affresco prima descritto. Ci spieghiamo meglio.
Finora Melissa Rosenberg aveva messo dei restrittivi paletti narrativi in cui il cast poteva interagire solo con altri membri selezionati, creando come dei sotto-insiemi narrativi, nati quando gli interessati venivano a contatto col nucleo Jessica/Killgrave. C’era il sotto-insieme Trish/Simpson, c’era quello con Jeryn-Pam-Wendy, poi quello con Luke e quello del vicinato: Jessica e Killgrave potevano attraversare ogni sotto-insieme, ma gli altri rimanevano li dove stavano, impossibilitati ad uscire dal recinto. Ora questi paletti vengono a mancare ed il triangolo saffico Jeryn-Pam-Wendy ne è la prova più limpida.
Fino ad oggi Marvel’s Jessica Jones aveva trattato questo triangolo amoroso come la tipica side-quest da videogiochi totalmente non necessaria al completamento ultimo dello stesso. Jeryn Hogarth rimaneva un personaggio importante in quanto “arma legale” per incastrare Killgrave e mandarlo in prigione, ma quanto stava succedendo con Pam e Wendy rimaneva strettamente suo affare privato: pure Jessica non dava molto peso alla questione e la storia risultava impostata quasi per amor di completezza nei confronti del pubblico. Eppure, proprio quando i nodi vengono al pettine, questa storyline secondaria diventa improvvisamente principale nel momento in cui la Hogarth decide di “passare al lato oscuro” e fare accordi con Killgrave per risolvere in maniera spregevole le sue beghe amorose, dimostrando anche quanto sia viscida come persona e al contempo sfaccettato come personaggio (anche se profondamente snaturato dalla versione originale). L’introduzione del purpureo (nel fumetto almeno) villain, destabilizza la struttura della storyline, compromettendo in maniera irreversibile gli eventi. Una piccola parabola che ci insegna che, da adesso in poi, tutto può succedere.
La prova del nove arriva nello spettacolare, oscuro e greve mexican stand-off tra Jessica e Killgrave ambientato nel ristorante, sequenza brillantemente scritta e recitata, pregna di un’ansia e di una tensione da antologia. A rasentare la perfezione, arriva quasi in maniera beffarda la morte il suicidio di Hope, ad un passo dal tentativo di ricostruzione di una vita lontano dai suoi demoni ma ancora troppo succube dell’esperienza vissuta per poter andare avanti. Tutto il contrario di Jessica che, nella scena in cui tira il pugno a Killgrave e lo scaraventa contro il muro, sigla ufficialmente la sua libertà e l’esorcizzazione dei suoi demoni. Purtroppo quel momento non è arrivato per Hope, quasi a simboleggiare l’amara ingiustizia della vita, ma anche per rendere tributo al genere dominante del serial: il noir. Momenti di questo tipo sono la prassi, da rispettare come abituali sacrifici umani per appagare il dio del noir, permettendogli di mantenere inalterata quell’aura di amarezza e malinconia che aleggia in sottofondo. La morte di Hope, infatti, simboleggia un cambio di marcia che, da disturbante paranoia, passa a oscuro thriller ansiogeno, impreziosito ancora di più dalla totale sparizione della voce interna narrante di Jessica che in momenti come questi avrebbe potuto distrarre e impoverire certi momenti di grande pathos. Peccato che per questo magistrale momento si sia dovuto subire svariati minuti di Robyn, l’insopportabile sorella di Ruben che in questo episodio dà il peggio di sè con i suoi comportamenti sopra le righe e forzati: vedi il reclutamento delle vittime di Killgrave.
A tal proposito fa storcere un po’ il naso la forzata liberazione di Killgrave dall’appartamento di Jessica grazie ad una combo di eventi difficilmente ripetibili: Jessica svenuta sul pavimento per quasi un giorno dopo aver ricevuto una “legnata” da parte di Robyn; Killgrave liberato proprio dalla stessa Robyn. Se si paragonano le due occasioni in cui Jessica ha subito maggiori danni fisici (qui da Robyn e in “AKA The Sandwich Saved Me” con i vari teaser) la plausibilità della perdita di conoscenza viene indubbiamente messa in discussione. Chiaramente è stata una scelta forzata e dovuta ai fini della trama, tuttavia si poteva risolvere in altro modo senza sacrificare parte della materia grigia del pubblico.
E a proposito di sacrifici, dispiace, perché suona come uno spreco, la morte del detective Clemons. Obiettivamente il personaggio non si era distinto per grandi meriti ma, visto l’attore che lo interpretava e l’esperienza nel ruolo di poliziotto e considerati i legami del personaggio originale col Punitore, le potenzialità di questo personaggio potevano essere sfruttate un po’ di più, soprattutto pensando alla prossima introduzione di Frank Castle nella stagione due di Marvel’s Daredevil. Del resto, Batt Mahoney e Luke Cage hanno fatto una capatina in Marvel’s Jessica Jones, quindi se è stato possibile questo, sarebbe stato possibile anche vedere Clamons sulle tracce di Castle. Ma invece no. In compenso, anche se non abbiamo potuto conoscere meglio e sfruttare ancora l’arte recitativa di Clarke Peters, la sua dipartita è servita quanto meno come agnello sacrificale per siglare ufficialmente la nascita di Nuke: supercriminale ultra-patriottico e totalmente invasato da concetti filo-americani. Certo, dovremmo dire ufficiosa, ma se l’aver ucciso un poliziotto senza motivo non è una prova sufficiente per una lenta e rovinosa discesa all’inferno, quale altra prova serve? Che bruci pure il cada… ops.

L’angolo del Nerd della fumetteria all’angolo

Poteva RecenSerie non sbattersi per voi a raccattare tutte le curiosità, e le ammiccate d’occhio per questa incarnazione live-action dell’investigatrice privata Marvel? Maccerto che no! Doveva eccome! Per la gioia dei nostri carissimi lettori, di seguito, come fatto per Marvel’s Agents Of S.H.I.E.L.D.Marvel’s Agent Carter e Marvel’s Daredevil eccovi la “guida” a tutti i vari easter eggs e trivia sulla puntata.
  1. Quando Simpson uccide Clemons, il sergente tira fuori dalla tasca un accendino con raffigurata una bandiera americana per accendere il fuoco e bruciare il cadavere. Qualcuno potrebbe consideralo come un oggetto kitsch ma in verità è un riferimento alla “maschera” che indossa la sua controparte cartacea una volta diventata Nuke. Inizialmente spacciata per una pittura facciale, verrà poi rivelato anni dopo che la bandiera sul suo volto è la prova delle torture e sevizie subite da Logan durante la Guerra del Vietnam. Il futuro Wolverine inciderà la bandiera americana sul volto di Frank Simpson con un coltello, ripetendogli la frase “No V.C.”. Ciò lo suggestiona tanto da innescare una reazione che lo spinge a uccidere barbaramente chiunque pronunci quella frase, difatti, non appena liberato, trovandosi di fronte un villaggio di contadini che lo pregano di non sparare gridandogli “No V.C.” (acronimo di “No Viet Cong”), Frank li massacra senza pietà.
  2. Il feto di Killgrave è custodito all’interno dei laboratori Hammond Labs, luogo in cui Robert Baldwin otterrà i suoi poteri e diventerà il supereroe Speedball, personaggio che appare anche nella serie che ha ispirato Marvel’s Jessica Jones. 
  3. E visto che li abbiamo citati, il nome degli Hammond Labs è un omaggio al personaggio di Jim Hammond: l’originale Torcia Umana, nonché il primo supereroe della Marvel Comics. Comparso per la prima volta su Marvel Comics #1 del 1939, la Torcia Umana è un androide creato dal professor Phineas T. Horton, in grado di infiammarsi, volare e lanciare proiettili infuocati. Decidendo di utilizzare questi poteri per il bene, decise di darsi il nome di Jim Hammond e operare come agente di polizia. Nella sua storia poi dovrà affrontare diverse fasi, morti, resurrezioni e cambi di mestiere, fino a sopravvivere ai giorni nostri e diventare un agente dello S.H.I.E.L.D.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Jessica e il pugno a Killgrave: azione che simboleggia la sua libertà
  • E intanto Nuke sta arrivando…
  • Grande affresco narrativo
  • Cambio di atmosfera
  • Sensazione che tutto possa succedere in ogni minuto
  • La scena del ristorante
  • Wendy attacca Jeryn e Pam la uccide
  • Robyn e il suo esercito di vittime
  • Clemons ci lascia. E pure troppo presto
  • Plausibilità della fuga di Killgrave dall’appartamento di Jessica
Con “AKA 1000 Cuts” Marvel’s Jessica Jones cambia totalmente tono e atmosfera. Prima intrigante e suggestivo nel suo lato investigativo, poi disturbante per la paranoia che lo ha marchiato a fuoco ed ora thriller senza pietà. Come promesso, la strada verso il season finale è partita alla grande. Se prima Killgrave era rappresentato come uno spettrale eco era, adesso è là fuori e non ha nulla da perdere.

AKA Sin Bin 1×09 ND milioni – ND rating
AKA 1000 Cuts1x10 ND milioni – ND rating

Nato da un'idea di Stefano Accorsi e appassionato di fumetti, telefilm, film, musica e scrittura. Si unisce a RecenSerie perché gli piaceva troppo dire la frase: "Ogni recensione in più, è un passo in meno per ottenere una cattedra nell'insegnamento". Non è un idiota, è solo che lo disegnano e caratterizzano così, e Frank Miller non è pagato abbastanza per abbassarsi così tanto. E' destinato a salvare la cheerleader: il problema è che già conosce poco la geografia di casa sua, figuriamoci se sappia dove si trovano gli Stati Uniti.

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