Vikings 4×06 – What Might Have BeenTEMPO DI LETTURA 4 min

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Nonostante questa puntata sia indubbiamente più riuscita di quella che l’ha preceduta e mostri notevoli avanzamenti di trama, va comunque tirata per le orecchie su un aspetto: ritardare continuamente un momento che molti stavano aspettando dall’inizio della quarta stagione, ovvero un nuovo attacco a Parigi.
Dopo la sofferta e sanguinosa battaglia contro la capitale della Francia avvenuta nella terza stagione, ci si aspettava un secondo round ancora più drammatico e combattuto. Difatti, proprio in “Promised“, le immagini presenti nella sigla sono state cambiate e sostituite con quelle di villaggi in fiamme e guerrieri caduti in battaglia. Ormai Vikings lo si conosce e, anche se non si comprendono subito i suoi disegni, ogni mossa che mette in atto non è mai dettata dal caso e, infatti, il motivo dietro questo cambio lo si capisce proprio ora con Ragnar che ordina l’attacco alla città. Il punto è che, in una stagione di dieci episodi, parte di questo attacco l’avremmo visto adesso e (con tutta probabilità) avrebbe occupato gran parte degli episodi successivi. Invece, in questa stagione da venti episodi, assistiamo ad una puntata che anticipa un momento cruciale della storia per poi rimandarlo alla prossima settimana. Scelta che ha i suoi pro e contro. Il pro è che con questo metodo si finisce la puntata con un cliffhanger sempre gradito; il contro è che si annacqua parzialmente la puntata, nonché la stagione in sé, perché (in qualche modo) bisogna spalmare sul doppio deca di episodi disponibili tutti i momenti topici disponibili, cercando di tenere un costante pathos, evitando di costellarlo di buche e dossi. Come potete vedere diventa sempre più evidente, di episodio in episodio, quanto il numero disponibile degli stessi influisca in maniera decisiva sulla riuscita non solo di una puntata ma anche di una intera stagione. Tuttavia i suoi (gran) bei numerini Vikings se li porta a casa.
Nonostante “What Might Have Been” sia (sotto gli aspetti prima descritti) una puntata generalmente tirata per le lunghe, va riconosciuto che l’episodio fa di tutto per far sì che lo spettatore non se ne renda conto. Questo grazie al folto cast corale, alle diverse tematiche di cui Vikings si fa portavoce e, sopratutto, alla riunione di tutte le trame principali della stagione avvenuta in “Yol“. Con un cast pieno di personaggi è spesso facile soddisfare la richiesta di allungare il brodo, dato che basta far incontrare due characters che ancora non si sono incrociati oppure riunire due che non hanno da molto tempo un momento per loro (proprio come succede nella intima e imbarazzata conversazione tra Lagertha e Ragnar).
I frutti della joint-venture di tutte le storyline attive, poi, si è rivelata una decisione saggia e lungimirante poiché la storia si è resa più accattivante e imprevedibile: il colpo di scena finale, in cui Rollo schiera la flotta francese contro Ragnar, ne è una schiacciante prova. Non solo abbiamo due emisferi narrativi finora trattati come distanti che si incontrano ma c’è anche una (minima) evoluzione del personaggio di Rollo che è ormai deciso a ritagliarsi una sua identità fuori dall’ombra del fratello. Incredibile come da solo riesca ad essere tanto incisivo quanto noioso e nauseante nelle sequenze con Gisla.
Sempre parlando a favore della fusione di più storyline, va nuovamente notato un dettaglio che continua a ritornare con sempre più frequenza e che sta sicuramente comunicando qualcosa ai suoi spettatori: la somiglianza e specularità del percorso e delle decisioni prese da Re Ecbert e Ragnar, sempre molto simili. Attualmente c’è troppo poco materiale per poterne parlare ma è chiaro che i destini dei due personaggi siano legati a doppio filo. Cosa supportata dal fatto che, quando i due prendono una decisione molto simile, assistiamo ad una apparizione di Athelstan e una conseguente visione onirica di Ragnar, la quale (stavolta) si concentra su un cavallo bianco e del vino rovesciato. Nel significato dei sogni il vino è simbolo di abbondanza, promette gioia, ricchezza, longevità e salute ma rovesciato è sinonimo di disastro in famiglia. Il cavallo invece è stato associato alla guerra, alla vittoria, alla conquista, alla longevità nonché al bottino che si otteneva con la vittoria sui nemici; da non sottovalutare il colore che si associava a messaggi positivi come la vitalità e la luce. Ergo ci troviamo davanti ad un probabile messaggio di vittoria, però ottenuta a caro prezzo. 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Tutti i vichinghi, con gli cerini, vanno a bruciare Parigi. Prendi un cerino anche tu, vieni a bruciare Parigi!
  • Rollo schiera la flotta Francese
  • Re Ecber/Ragnar: doppio filo
  • Lagertha/Ragnar: momento intimità
  • La visione di Ragnar
  • Ritorna Harbard
  • Puntata tirata un po’ per le lunghe
In “What Might Have Been” Vikings riesce a non far sentire la voglia di continuare a temporeggiare spostando l’attenzione su altri aspetti della puntata, come (tra quelli più importanti) lo schieramento delle flotte di Rollo e Ragnar e l’inaspettato, ma graditissimo, ritorno di Harbard. Sopratutto quest’ultima entrata in scena non va sottovalutata, visto che il personaggio porta uno dei tanti nomi che utilizzava Odino quando girovagava per i Nove Mondi interagendo coi vari membri del pantheon divino. La promessa, sopratutto dalla visione/sogno del Re di Kattegat, è quella di vederne delle belle. Ci aspettiamo che vengano mantenute. 

Promised 4×05 2.13 milioni – 0.6 rating
What Might Have Been 4×06 2.36 milioni – 0.7 rating
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