Vinyl 1×08 – E.A.B.TEMPO DI LETTURA 5 min

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Essere un telefilm ha vantaggi e svantaggi. Il vantaggio è essere come un film che continua per più tempo e che non si esaurisce nell’arco di capitoli contati di durata limitata. Lo svantaggio è che molti degli elementi inseriti all’interno delle stagioni di cui è composta la serie potrebbero non essere chiari o utili fin da subito, finendo per dimostrare le loro utilità col tempo. Il gruppo di cani punk dei The Nasty Bits è uno di questi. 

Introdotti inizialmente come una delle poche occasione di salvezza della American Century di evitare la bancarotta (momento che si fa sempre più tiranno e prossimo), l’episodio ci rivela come questo complesso nascente sia stato introdotto dagli sceneggiatori come punto di contatto tra lo show e lo spettatore che sa poco o niente di musica. Certo, possiamo dire che il pubblico di Vinyl deve essere un minimo appassionato di musica per potersi avvicinare ad un telefilm del genere, però è anche vero che tra questi appassionati non ci siano dei musicisti; “appassionato di musica ≠ musicista”: è bene sottolineare la cosa. Forse per far fronte a questa mancanza o per mostrare il mondo della musica a tutto tondo, il serial della premiata ditta Martin Scorsese-Mick Jagger inserisce questa band e la caratterizza come novizi non solo degli elementi burocratici della creazione di un disco, ma anche quelli musicali a livello di tecnica e conoscenza teorica. La sequenza in cui Lester spiega loro alcuni concetti basilari sulla creazione di un brano e il modo di suonare la chitarra non sono campati per aria. Tale sequenza si pone difatti come una vera e propria lezione di musica portata all’attenzione dello spettatore, proprio nell’eventualità di colmare lacune e/o dare una conoscenza maggiore dei fondamenti di armonia nella musica pop. 
Da qui arriva proprio il titolo, “E.A.B.”, le quali non sono lettere a caso ma la controparte anglosassone delle nostre rispettive MI, LA, SI: lo scheletro di note su cui si basa ogni pezzo blues e rock n’ roll. Nella spiegazione di Lester, divertente ed illuminante è proprio la sua piccola esibizione dedita a far crescere i Nasty Bits proprio per il medley messo in atto, aventi però stessa base armonica. Il messaggio principale era sostanzialmente: le note son sempre quelle, sta a te metterci l’inventiva di mischiarle e tirar fuori qualcosa di diverso e accattivante. Forse sembrerà un discorso superfluo ma, “in futuro“, questo discorso tornerà spesso e volentieri a farsi sentire.
Contrapposta all’ascesa dei Nasty Bits abbiamo la discesa verso il baratro del protagonista Richie Finestra, il quale sta diventando sempre più vittima degli eventi da lui stesso messi in moto, sottolineati con tagliente semplicità da Andrea. Nello specifico, lo spettro della morte di Frank Rogers che segue Richie sin dal pilota, si stringe attorno al suo collo a mo’ di cravatta per il semplice fatto che siamo agli sgoccioli della stagione e qualche trama portante deve raggiungere una conclusione o comunque una svolta più che decisiva, spingendo lo spettatore a chiedere in ginocchio la seconda stagione. Mentre la fuga dalla legge di Finestra raggiunge forse l’epilogo che tutti si aspettavano (dato che sembrava quasi impossibile per lui farla franca), per qualche spettatore questa porzione di trama potrebbe risultare ancora un po’ surreale, in quanto fa strano vedere un “semplice” direttore discografico invischiato in faccende simili. In verità, questi conti in sospeso con la legge non fanno altro che rendere più magnetica e interessante la sua forte personalità, rendendo ancora più eccentrico l’ambiente musicale. E poi, perché bocciare la parentesi crime del serial e invece promuovere a verità certificate alcune leggende metropolitane della musica decisamente più campate per aria, come il patto col diavolo di Robert Johnson o il supplente vita natural durante di Paul McCartney. E, a proposito di Beatles. 
Se in ogni film Marvel Studios è prevista la tradizione di inserire Stan Lee in un cameo, quella di Vinyl è giocare con la storia della musica, facendo comparire più o meno frequentemente vere e proprie icone musicali come semplici comparse e/o apparizioni di prestigio, facendole interagire coi personaggi principali. Questa volta, la partecipazione speciale di John Lennon è veicolata ad un siparietto piuttosto divertente e che valorizza ancora di più il genere di costume e la decisione di incontrare elementi molto conosciuti dall’immaginario collettivo, con altri elementi creati ex-novo per lo show (con Bob Marley sullo sfondo).
In tutto questo stona forse un po’ l’accordo preso da Richie con la mafia, non per l’organizzazione in sé, quanto perché forse ci si sta accanendo un po’ troppo su questo personaggio e si sta forse eccessivamente giocando al ribasso con le sfighe che può sopportare. E’ anche vero che qui torna il discorso fatto in apertura riguardo gli elementi inseriti nella serie che mostrano il loro senso ed utilità col tempo; per questa nuova svolta narrativa bisognerebbe dare del tempo per poter crescere, sia mai che riservi qualche gradita sorpresa. Però è altrettanto vero che il protagonista è fin troppo amato dalla sfiga, tant’è che quando passa per strada, pure i gatti neri si toccano le parti basse. Richie, non è che da piccolo ti chiamavi Charlie Brown?
THUMBS UP THUMBS DOWN
  • The Nasty Bits: punto di collegamento tra serie e spettatore
  • Il medley di Lester
  • – “Mussolini con le tette!
    – “Mi sento più una stewart sul Titanic.
  • Un cazzo. Due cazzi. La cartina dell’Italia. E, infine, il logo della Volkswagen
  • Richie alle strette
  • John Lennon e il trucchetto di Devon nel strappargli una foto
  • Richie e l’offerta che non ha potuto rifiutare
Due anni prima delle vicende di Vinyl, gli ZZ Top cantavano “Goin Down To Mexico“. Contesto diverso ma stessa situazione. La strada per il season finale è ufficialmente pronta per essere percorsa e there are trouble on the rise
The King And I 1×07 0.67 milioni – 0.2 rating
E.A.B. 1×08 0.57 milioni – 0.2 rating

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