12 Monkeys 2×02 – PrimaryTEMPO DI LETTURA 5 min

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Tra le numerose norme redazionali a cui un recensore di Recenserie deve attenersi per definirsi tale, quella che senz’altro può essere marchiata come regola aurea è “evitare i riassunti”. Principalmente, lo si fa per un semplice motivo: lo scopo di una recensione è quello di fornire una possibile chiave di lettura dell’episodio, che potrà essere condivisa o rifiutata dal lettore, ma che comunque concorrerà alla formazione della sua opinione. Dunque, in quest’ottica, capirete bene l’inutilità di raccontarvi ciò che avete già visto con i vostri occhi. Perché questa premessa? È presto detto. La complessità di 12 Monkeys, dovuta al continuo intersecarsi e modificarsi delle diverse linee temporali può portare anche il binge watcher più accanito a imprecare nel tentativo di capire cosa diavolo stia accadendo davanti ai propri occhi. Proprio per questo motivo, da questa settimana in poi, limitatamente a 12 Monkeys, vi proponiamo una breve sinossi a inizio recensione per chiarire quanto visto nell’episodio corrente (oltre che per aiutare il recensore stesso a fare chiarezza prima di immergersi nell’analisi vera e propria).
Cole e Cassie si ritrovano su un tetto, pistole puntate l’uno contro l’altro. Cole riesce a impedire a Cassie di sparare a Jennifer e, in compagnia di Ramse, il gruppo distrugge diversi campioni di virus ritardando la futura pandemia di due anni, dal 2016 al 2018. Cassie non si fida di Ramse e lo porta con sé nel 2044 per costringerlo a fornirle informazioni riguardo i Messaggeri, senza però ottenere risultati. Cole e Jennifer finiscono in un albergo e il primo convince la ragazza a trovare uno scopo nella vita che non sia quello di distruggere l’umanità. Evento che porterà le future “Daughters“, capeggiate dalla stessa Jennifer, a penetrare nel laboratorio di Katarina per includere nuovamente Cole all’interno della missione nel 2044. Scelta che si rivelerà vincente dopo che Cole, nella sua permanenza in albergo, scopre una foto di un suo viaggio nel 1944, data che dovrebbe condurre i nostri viaggiatori sulle tracce dei Messaggeri.

Living a life you never thought you’d have to. Doing things, horrible things. You never thought you’d be capable of. No matter how hard you fought, you’d have to live with it. You’d adapt, transform, evolve. Metamorphosis. And sometimes you have to accept not every caterpillar becomes a butterfly.”

Questa settimana scegliamo di “racchiudere” la recensione tra due affermazioni, che non a caso aprono e chiudono anche l’episodio, pronunciate rispettivamente da Cassie e Cole, protagonisti di due trasformazioni, ugualmente radicali, ma di segno opposto per quanto concerne i relativi orizzonti valoriali. Va innanzitutto osservata la poca originalità dello stratagemma in sé: l’inversione di ruoli tra i due protagonisti e la progressiva acuità del cinismo a sfavore della componente più umana non è certo una novità in termini di narrazione. Ma d’altronde, riflettendo sull’incredibile offerta televisivo-cinematografica contemporanea, “originalità” diventa quasi un termine utopistico. Se però possiamo scusare la mancanza di singolarità di alcune dinamiche narrative, non riusciamo invece a soprassedere sulla totale assenza di credibilità del personaggio interpretato da Amanda Schull, attualmente character meno interessante della serie nonostante il suo ruolo centrale all’interno delle vicende. Un ammanco di coinvolgimento da imputare non solo all’attrice, che contro ogni pronostico in questo episodio risulta meno cagna fastidiosa del solito, ma bensì alla radicale trasformazione del personaggio, avvenuta nel giro di un paio di puntate (in seguito agli otto mesi di permanenza nel 2044) che risulta poco credibile e troppo sbrigativa.
Continua invece a convincere Kirk Acevedo, in questo episodio protagonista, insieme al Deacon di Todd Stashwick, del momento più coinvolgente della puntata. Nel corso dell’interrogatorio emerge così tutta la forza d’animo di Ramse, capace, nonostante le ripetute torture, di entrare nella testa del suo antagonista sfruttando la sua infanzia travagliata, probabile motivazione alla base della sua natura deviata. Una natura che fortunatamente sembra essere ancora al centro della caratterizzazione del suo personaggio, rassicurandoci così in merito alle nostre preoccupazioni della settimana scorsa.
Discorso simile per il resto del comparto femminile che, con la sola eccezione della Schull, mette in mostra un discreto talento recitativo. I personaggi di Katarina e Jennifer continuano a mostrare una costruzione autoriale di tutto rispetto, condita anche da due interpretazioni molto interessanti (in particolare, confermando quanto detto nelle precedenti recensioni, quella della Hampshire) che riescono nell’intento di coinvolgere lo spettatore creando tutti i presupposti per un’empatizzazione nei loro confronti.
Infine, non si può che chiudere con la frase di Cole, ottima conclusione di un episodio che fa ben sperare sul futuro della serie di Matalas e Fickett. Una frase che conferisce il giusto valore alla trasformazione del protagonista – magari a prima vista poco apprezzata perché tendente a quel classico buonismo forzato da film – e che fa emergere un’interessante chiave di lettura riguardo le numerose interferenze nel continuum spazio-temporale, ponendo l’accento sull’importanza cruciale della casualità in un contesto dove la pianificazione sembrava l’unica strada praticabile.

“I was sent back in time to kill a man. That was supposed to fix everything. It didn’t. So I killed more people. Nothing changed. And then i saved someone. Someone who should have died, and that is what changed things. It’s the only thing that’s ever made any difference.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • L’interrogatorio di Ramse
  • Interpretazioni di Jennifer e Katarina
  • L’incursione delle “Daughters
  • Katarina che corre a controllare il baule dopo il cambio nella sua timeline
  • Il viaggio di Cole nel ’44 apre nuovi orizzonti narrativi 
  • Il personaggio di Cassie non solo continua a essere insulso, ma sprofonda ancora di più in seguito alla sua poco credibile trasformazione
  • Scelte narrative poco originali

 

Un buon secondo episodio che, esattamente come la settimana scorsa, salviamo nonostante potesse meritare un onesto Thank. La serie conferma tutte le sue buone qualità (al pari dei suoi difetti) e apre nuovi orizzonti narrativi grazie alla foto di Cole e al salto nel ’44 che, con tutte le probabilità, verrà approfondito nel prossimo episodio. Proprio per questo motivo attendiamo il capitolo seguente per sbilanciarci oltre la sufficienza, coscienti del fatto che la serie, a maggior ragione tenendo conto dei mezzi a disposizione, ha tutte le carte in regola per sorprendere positivamente.

 

Year Of The Monkey 2×01 0.48 milioni – 0.1 rating
Primary 2×02 0.31 milioni – 0.1 rating

 

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