12 Monkeys 2×13 – Memory Of TomorrowTEMPO DI LETTURA 4 min

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Anche quest’anno 12 Monkeys giunge al suo epilogo stagionale, confezionando un episodio senza dubbio pregevole dal punto di vista estetico (un po’ meno per quanto concerne alcune scelte narrative) e prevedibilmente funzionale all’innalzamento dell’hype in vista della già confermata terza stagione. Ma non perdiamo tempo e facciamo subito il punto della situazione con la consueta sinossi, prima di addentrarci nell’analisi di questo season finale. In seguito allo sconvolgente finale di “Blood Washed Away“, il focus delle vicende si sposta, per forza di cose, sulla coppia Cole/Cassie, più che mai decisa a costruirsi una nuova vita nel 1959 e convinta del successo di Ramse nella sua caccia al Testimone. A completare il quadretto familiare in stile Mulino Bianco giunge puntuale la classica notizia del pupo in arrivo, naturalmente interrotta dall’ovvio plot twist che rimescola nuovamente le carte in tavola. Una donna misteriosa – interpretata da Madeleine Stowe, che nella pellicola di Gilliam interpretava la dottoressa (Kathryn) Railly – mette in guardia Cole, dicendogli che non è finita. Una volta rintracciata la donna, naturalmente in un manicomio, Cole scopre di poter viaggiare con la propria coscienza nella sua linea temporale, prendendo possesso del suo corpo in altri momenti per poter così intervenire su quanto accaduto in passato. Una volta impedito il paradosso del 1957, lui e Cassie tornano dalla dottoressa Jones e, sapendo del fallimento di Ramse e compagni, tutti e tre si recano a Titan per salvarli dai seguaci del Testimone. Tra sparatorie e accoltellamenti vari, giunge però il colpo di scena finale: Titan in realtà è una città/macchina del tempo, in grado di spostare l’intero complesso come fosse una sorta di isola di Lost, ma con i silos al posto delle palme. Risultato finale: Deacon muore comunque, Jennifer finisce in trincea durante la prima guerra mondiale, Cole e Jones vengono richiamati dalla macchina, Ramse riesce a uscire dal complesso e scopre l’esistenza di un nuovo gruppo capitanato dalla rediviva Olivia (colei che allungò la mano verso il piccolo Sam qualche puntata fa) e Cassie finisce nel 2163, dove finalmente apprendiamo l’identità del famigerato Testimone: il futuro figlio di Cassie e Cole, che per qualche ragione è ancora nella pancia della madre nonostante il reset compiuto da Cole nel ’57.
Come dicevamo poco sopra, 12 Monkeys ci saluta con un pregevole finale di stagione, purtroppo caratterizzato da alcune scelte narrative un po’ “comode”, elemento che sta diventando una brutta abitudine del comparto autoriale, ma che in parte viene giustificata dal contesto, facilmente incline alla logica del paradosso, e dunque aperto ad una sorta di “vale todo” narrativo. In primis il viaggio di Cole grazie all’infuso di “Red Leaf“, palese deus ex machina pensato per rimettere le cose a posto, oppure l’inspiegabile residuo di memoria che consente a Cassie di ricordare la vita passata con Cole negli anni cinquanta, senza parlare, poi, del figlio ancora presente nel suo utero a fine episodio. Insomma, sembra che gli autori non si preoccupino minimamente delle incoerenze narrative derivanti da un utilizzo superficiale del time travelling. Eppure, nella sua incoerenza, 12 Monkeys riesce a mantenere una sua logica, sfruttando in maniera impeccabile l’enorme massa di eventi fino ad ora raccontati, incastrando alla perfezione ogni singolo tassello diegetico con continui rimandi alla storia della serie, senza perdere mai il filo della narrazione.
Parlando invece di character, accanto all’ottima performance di Emily Hampshire, a coronamento di un’annata telefilmica più che positiva, torna ad acquisire centralità (purtroppo) la Olivia di Alisen Down. Torna dunque l’interpretazione monocorde e monoespressione che oramai pensavamo di esserci lasciati alle spalle, “impreziosita” da un fallimentare tentativo da parte dei truccatori di invecchiare il personaggio. Per fortuna ci pensa la Hampshire a risollevare la situazione grazie al consueto mix di follia, ironia e citazioni cinematografiche improbabili.
Nonostante le numerose incoerenze narrative e le domande che non avranno mai risposta, 12 Monkeys ha dimostrato quest’anno di poter fare bene, pur avendo a disposizione mezzi e risorse limitati e dovendo contare su attori di livello medio-basso. Le idee ci sono, gli spunti sono infiniti, se gli autori decideranno di fare attenzione limitando le piccole, ma numerose, incongruenze relative al time travelling, la serie certamente potrebbe regalare ai suoi fan una terza stagione di tutto rispetto.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Buona gestione della progressione diegetica
  • Il cameo di Madeleine Stowe
  • Emily Hampshire e il suo discorso
  • Scoperta dell’identità del Testimone
  • Titan: città/macchina del tempo
  • Scelte narrative di comodo
  • Il ritorno di Olivia
  • La morte di Deacon

 

Anche quest’anno, al termine del season finale, la sensazione è quella di una parziale insoddisfazione. Insoddisfazione che deriva da una scelta, assolutamente lecita, di puntare su quello che l’anno scorso chiamammo teorema di Abrams/Lindelof, sul quale Fickett e Matalas puntano tutto in vista di una terza (e, nel caso gli ascolti calassero ulteriormente, anche ultima) stagione. Alcune risposte, per fortuna, sono arrivate, ma adesso la situazione appare ulteriormente complicata dalla separazione del gruppo nelle diverse timeline, ora non solo passate, ma anche future. La speranza è che il prossimo anno gli autori non si perdano nel marasma diegetico creatosi in questo season finale, risolvendo le varie storyline in maniera coerente, senza sfruttare eccessivamente la libertà narrativa concessagli dal time travelling.

 

Blood Washed Away 2×12 0.47 milioni – 0.1 rating
Memory Of Tomorrow 2×13 0.43 milioni – 0.1 rating

 

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