Quarry 1×02 – Figure FourTEMPO DI LETTURA 4 min

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Confrontando “You Don’t Miss Your Water” con “Figure Four” si nota subito una cosa: il primo episodio è maggiormente figlio dell’ispirazione rispetto al secondo, affermazione che non deve essere vista come una cosa negativa. Le serie tv rientrano indubbiamente nella classificazione della arti audiovisive, ergo ogni storia che noi vediamo è senza ombra di dubbio dettata dall’arte e dall’impeto artistico degli autori: siano loro registi, sceneggiatori, attori e via dicendo. A volte, però, le esigenze artistiche del rappresentare la realtà con un mezzo fittizio deve cedere il passo alla rappresentazione della realtà pensando a come tale azione si potrebbe riprodurre nella vita vera. Insomma, a volte questa fantasia deve avere una buona dose di realismo per poter funzionare e, una volta pensato al cosa artisticamente raccontare, bisogna spianare poi la strada narrativa usando la logica. In “Figure Four” è quello che succede.
Dopo averci ammaliato con la spettacolarità del primo episodio, Quarry rallenta senza però arrestare la sua corsa. Quello che fa, arrivato al secondo episodio, è solo il dipanarsi parsimonioso delle conseguenze di quanto visto in “You Don’t Miss Your Water“: conseguenze che prendono in esame non solo gli eventi narrativi messi precedentemente in moto, ma anche le caratteristiche portanti della ambientazione del serial e il leitmotiv su cui si basa. Per fare un paio di esempi, prendiamo in esame il cambio di scuola dei ragazzi dell’amico morto di Mac e l’introduzione dei due detective Tommy Olsen e Vern Ratliff. 
Quello che nell’episodio è un semplice accenno ad un probabile evento futuro, nella realtà gli Stati Uniti hanno vissuto e contribuito veramente alla segregazione razziale che ha portato alla divisione in strutture e servizi pubblici esclusivamente dedicate a bianchi e neri, per poi vedere l’unificazione delle stesse proprio nel periodo in cui si svolge Quarry. Per i due detective invece, beh, ok che negli anni ’70 non c’era la malizia di oggi, ma vedere un veterano di guerra ucciso in uno scontro a fuoco che coinvolge due criminali ricercati, non può che generare qualche sospetto nelle menti dei due poliziotti tanto da far pensare allo spettatore che i due possano mettersi sulla strada della ascesa criminale di Mac Conway e generare qualche scontro. 
Qualcuno potrebbe non trovarci nulla di nuovo in queste cose ma, in verità, è da questi dettagli che si distinguono serie mediocri e grandi serie. Le grandi serie, dopo aver scritto col cuore, ci ritornano con la mente e analizzano con logica freddezza le potenzialità della loro idea per generare la resa migliore. Quarry questo lavoro lo fa perché, se non lo facesse, il riferimento all’unificazione delle scuole per bianchi e neri non ci sarebbe stato: qui gli anni ’70 non ci sono “perché fa figo” o perché le serie di ambientazione retro sono improvvisamente tornate di moda con Stranger Things e The Get Down, ma perché è un elemento funzionale alla narrazione e sua colonna portante per l’intera economia della serie. Se la storia non va di pari passo con un rafforzamento delle fondamenta su cui si basa l’incipit stesso del serial, tutto crolla. Insomma, quanto fa il serial in “Figure Four” non è altri che una operazione di world-building fatta coi fiocchi. Sotto questo aspetto encomiabile anche la scelta di dare più spazio a Joni e caratterizzarla di più mostrando attraverso i suoi occhi il cambiamento di Mac e del loro rapporto pre-Vietnam e post-Vietnam: caratterizzando, a sua volta e in maniera trasversale, il protagonista e il suo cambiamento dovuto al conflitto (altra tematica portante del serial, sempre presente).
Unica remora che ci sentiamo di muovere contro la puntata è tutta la sequenza del tizio che entra nella casa di Ruth dopo averci parlato alla tavola calda. E’ chiaro che la scena, attualmente, lascia il tempo che trova poiché il suo obiettivo era semplicemente quello di interessare lo spettatore con un evento inspiegabile e misterioso per aggiungere tali elementi allo show. Pertanto, il suo inserimento nei Thumbs Down non è dovuto al cosa mostra ma quanto al come è inserito nella puntata: puramente a cazzo di cane con eccessiva forzatura. 
THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Joni
  • La sparatoria finale
  • La colonna sonora
  • Ambientazione 70’s scelta per un motivo
  • Evoluzione e world-builing
  • Il ladro a casa di Ruth

Quarry, con questo secondo episodio, non poteva che continuare nei migliore dei modi.
You Don’t Miss The Water 1×01 0.18 milioni – 0.1 rating
Figure Four 1×02 ND milioni – ND rating

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