The OA 1×01 – HomecomingTEMPO DI LETTURA 3 min

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1 ora, 11 minuti e 25 secondi: generalmente un tempo più che sufficiente per lo sceneggiatore di un film per impostare una trama, far empatizzare il pubblico con almeno un character e iniziare ampiamente lo svolgimento della storia. Un tempo più che sufficiente per Hollywood, non per il piccolo schermo, non per Netflix, non, nello specifico, per The OA. Misconosciuto, non pubblicizzato, creato dallo strano duo Brit Marling e Zal Batmanglij che solo il pubblico underground del Sundance Film Festival ha sentito nominare, complicato ed estremamente vago allo stesso tempo. Lo stesso titolo non aiuta minimamente nella comprensione e, forse, è un bene. Forse è un bene perché, se si completa l’ora abbondante di “Homecoming” (cosa obbligatoria per chiunque abbia un minimo di pedigree seriale), poi la visione del successivo “New Colossus” è doverosa, se non altro per la famelica ricerca di risposte a cui inevitabilmente si va incontro dopo 1 ora, 11 minuti e 25 secondi di nonsisabenecosahovistomaèstatomaestoso.

I’m the OA.

La regia e lo script di “Homecoming” sono chiaramente impostati per una visione da binge-watch, non si discute né su questo né sul tipo di fruizione che Netflix vuole avere dai suoi addicted. Piuttosto andrebbe posta l’attenzione sulla scelta della Marling e Batmanglij di terminare l’episodio nella maniera più anti-climatica possibile, come per enfatizzare ulteriormente la stranezza del loro prodotto, già di per sé estremamente difficile da decifrare. Definire il plot di The OA con “una bambina cieca sparita per 7 anni, ricompare improvvisamente dotata di vista e con numerose cicatrici inspiegabili su tutto il corpo” sarebbe troppo banale e semplicistico, non perché non sia il vero incipit della serie, quanto piuttosto perché è solo una parte della vera trama che però non può esservi spiegata in poche righe.
Nei primi minuti, o più in generale se ci si limita alla lettura della sinossi, The OA può venire erroneamente accostato a prodotti come The Leftovers, Resurrection o Stranger Things. Le reminiscenze e i rimandi a queste serie sono molti ma è principalmente dovuto a singoli elementi della trama o al contesto che le ricorda. The OA si rivela ben presto molto diverso e stratificato, quasi come se fosse conscio della potenziale somiglianza e ne volesse prendere le distanze. Dietro una misteriosa riapparizione c’è sempre un ingombrante segreto e Prairie Johnson non è ciò che sembra, ovviamente, ma non è nemmeno ciò che non sembra: semplicemente non si sa ciò che è.
Ci sono vari momenti di “Homecoming” in cui si può prevedere la traiettoria in cui andrà il pilot; la si può prevedere ed è lì palese ma la scena successiva è sempre la più inimmaginabile: è come percorrere un’autostrada americana in mezzo a cactus e polvere e all’improvviso essere colpiti lateralmente in pieno da una macchina. Questo è “Homecoming”.

You asked me how I got my sight. The better story is how I lost it in the first place.

La citazione qui sopra, alla fine, è probabilmente la frase più sincera e comprensibile di questa series premiere e, per assurdo, riguarda solo gli ultimi 10 minuti del pilot che preannunciano uno spiegone che in realtà tanto spiegone non è. Alla fine infatti viene da domandarsi che diavolo si sia visto fino ad ora, non tanto come Prairie abbia perso la vista o come l’abbia riacquistata, quanto piuttosto il senso generale della puntata. Ed è questo il punto: bisogna proseguire la visione per provare a dargliene uno. Con fiducia, con costanza e con tanta bramosia.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Si inizia e si termina la visione nel più completo disorientamento
  • Potenziale latente a livelli altissimi
  • 1 ora, 11 minuti e 25 secondi
  • Brit Marling è sia showrunner che protagonista e una cosa del genere non può non essere messa tra i Thumbs Up
  • Può risultare difficile la visione se non ci si approccia con il giusto stato d’animo e la corretta apertura mentale
  • 1 ora, 11 minuti e 25 secondi
“Homecoming” è solo un primo doveroso atto introduttivo che sconquassa stomaco e cervello, illude e sorprende e, proprio per questo motivo, può essere mal digerito da molti. Sinceramente ci sentiamo di promuovere l’audacia di un prodotto del genere che, proprio per lo stuolo di predecessori che hanno affrontato questi temi, è riuscito a portare lo spettatore lì dove non era mai andato nessuno.
Il tutto senza considerare che questo è solo il pilot.
Homecoming 1×01 ND milioni – ND rating

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Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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