Supernatural 12×22 – 12×23 – Who We Are – All Along The WatchtowerTEMPO DI LETTURA 5 min

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È veramente strano assistere ad un doppio season finale di Supernatural, talmente strano che bisogna ritornare indietro con la memoria al 20 Maggio 2011 quando, in piena era Sera Gamble, andavano in onda “Let It Bleed” e “The Man Who Knew Too Much”, rispettivamente scritti dalla stessa Gamble e dal creatore della serie Eric Kripke, qui alla sua ultima sceneggiatura. Sei anni fa, un’eternità in ambito televisivo, eppure alcune cose sono rimaste sempre le stesse: Sam e Dean continuano a salvare il mondo dall’Apocalisse, Lucifer è ancora in giro a fare casino, il tema della famiglia è sempre ricorrente, eccetera eccetera. I due episodi “Who We Are” e “All Along The Watchtower” però sono veramente qualcosa di così diverso (tra di loro) e ben fatto da far strabuzzare gli occhi. Principalmente con l’ultimo.
Sembra impossibile passare da un triplo Slap Them All ad un doppio Bless Them All eppure è esattamente il salto dello squalo che Andrew Dabb ha fatto fare a Supernatural con questa doppietta finale. C’erano da risolvere, o quantomeno indirizzare verso una chiusura in vista di una successiva evoluzione, sia la trama relativa ai Men Of Letters UK sia quella inerente il figlio di Lucifer e a ciascuna di esse viene dedicata un’intera puntata. Ovviamente tenendo per ultima quella principale che, tra le altre cose, è forse anche il miglior episodio della stagione.

Mary: This All of this is because of me.
Dean: It’ll be okay.
Mary: It’s not okay. Since I’ve been back, I know I’ve been distant.
Cold, even.
Leaving you, working with them I was trying to make things right.
Just from a distance, because being here with you was too hard.
Seeing what I’d done to you and to Sam…

Dean: Mom, what you did, the deal everything that’s happened since has made us who we are.
And who we are? We kick ass.
We save the world.

Mary: And Sam? I’m scared.
What What if he can’t forgive me?

Sam: Mom.
You don’t have to be scared of me.

Dean: Glad you’re back, man.

“Who We Are” è di fatto un grosso episodio risolutore che chiude praticamente tutte le strade ad un ritorno dei Men Of Letters UK, il che potenzialmente è un errore visto che in Supernatural non farebbe male un’evoluzione in tal senso, ma è anche vero che i bevitori di “tea” sono stati tratteggiati in un modo talmente errato e fastidioso che eliminare il problema alla radice era l’unica soluzione. Ecco quindi che Mary ritorna (ovviamente) al suo ruolo di madre e tutti si preparano per il grande scontro con Lucifer.
L’ultimo episodio è chiaramente carico di colpi di scena ma non si può mai essere veramente preparati all’effetto di questa doppia (tripla contando Rowena) morte totalmente inaspettata di Crowley e Castiel. La gestione dei due character da un po’ di stagioni a questa parte non è mai stata idilliaca: sempre usati con il contagocce nonostante il ruolo da “regular” nello show, bistrattati e/o posizionati in situazioni già viste a reiterare gli stessi errori, mai veramente parte integrante della storia nonostante le evidenti potenzialità ed i cambi di scena. Alla luce di questa “confidenza” con Castiel e Crowley, che sono ormai parte naturale dello show (confidenza che vuole quindi sempre salvi tutti i personaggi), si guarda la puntata e si viene colti di sorpresa dalle 3 morti eccellenti: Crowley, Rowena e Castiel.
In un mondo in cui anche il più attento tra i produttori viene colto di sorpresa dagli spoiler riguardanti il suo stesso show, è facile e d’obbligo informarsi su Twitter, Facebook ed Instagram circa la futura presenza o meno dell’attore, nel caso di Supernatural Mark Sheppard e Misha Collins. È proprio Sheppard che, tramite Twitter, conferma di aver bisogno di nuovi stimoli decidendo di abbandonare lo show per muoversi verso nuovi lidi. Tutto vero quindi. Non ci sono scambi di corpo con altri topi, non ci saranno resurrezioni dell’ultimo minuto: Crowley si è suicidato pur di bloccare Lucifer nel mondo parallelo in cui sono finiti.

Crowley: It is personal.
You humiliated me.
I I hate you.
Deeply.
Truly.
I’m gonna enjoy wiping that smug, self-satisfied look off your face.
Personally.

L’addio di Mark Sheppard è toccante, molto più toccante di quello di Misha Collins il quale, pur sorprendendo, puzza moltissimo da colpo di scena ben pianificato che però verrà resettato con un colpo di spugna, soprattutto alla luce della gestione dell’addio di Sheppard e del silenzio intorno a quello di Collins.
Per tre personaggi che se ne vanno però ne ritorna uno molto importante, anche se è puro fan service: Bobby. Niente da dire a riguardo se non che fa davvero molto piacere rivederlo nonostante, razionalmente, si possa storcere un po’ il naso.
Ad ogni modo la stagione si chiude con un crescendo di colpi di scena che lasciano molto spazio agli sviluppi futuri se si pensa al fatto che Mary è bloccata con Lucifer nel mondo distopico, il figlio di Lucifer è già adulto e praticamente non ci sono più supporter character che possano concretamente aiutare Sam e Dean. Era difficile sognare tanta audacia eppure Andrew Dabb così si è fatto perdonare in qualche modo per la lentezza generale e la gestione della stagione.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Colpi di scena finali
  • Addio di Mark Sheppard
  • Ottimo doppio season finale
  • Addio di Mark Sheppard

 

Il Bless è tutto dovuto alla brillantezza di “All Along The Watchtower” ma, sentimentalmente parlando, anche “Who We Are” fa il suo dovere. E non ci si può lamentare…

 

The FutureThere’s Something About Mary 12×21 1.42 milioni – 0.5 rating
Who We Are 12×22 1.75 milioni – 0.6 rating
All Along The Watchtower 12×23 1.65 milioni – 0.6 rating

 

 

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Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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