Everything Sucks! 1×01- PlutoniumTEMPO DI LETTURA 5 min

in Everything Sucks!/Recensioni by
“Good morning BHS. I’m Jessica Betts…And here are your announcements for Friday, September 27, 1996.”

 

Tra tante serie nostalgiche che vanno di moda in questo periodo non poteva mancarne una dedicata agli anni 90.
Un periodo che, nel suo piccolo, ha segnato tanto l’immaginario e i media, in particolare cinema e serie tv (la cosiddetta Golden Age televisiva che conosciamo anche oggi è partita proprio da qui) e che sembra tornare prepotentemente di moda nell’ultimo periodo causa revival televisivi (a tal proposito la prima serie che ha affrontato tale periodo da un punto di vista storicistico è stata l’italiana 1992) e morti celebri.
E non è un caso, dunque, che i protagonisti di questa serie (Luke, Tyler e McQuaid) siano tre ragazzini nerd, fissati con film e serie tv, che partecipano a un progetto scolastico basato sull’audiovisivo.
Ambientato nell’anno emblematico 1996, ideale spartiacque tra gli anni 90 veri e propri e i futuri 2000, Everything Sucks! è il classico teen drama dove i protagonisti, al loro primo anno di liceo nell’immaginario paesino di Boring (un nome che è tutto un programma), si trovano a dover crescere e ad affrontare le prime vere sfide della vita.
Si può presupporre dunque che le vicende li vedranno alle prese con i bulli più grandi, i primi ormoni adolescenziali, genitori oppressivi e insicurezze varie sul futuro e sulla vita in generale.
E invece…è proprio così!
La serie non si lascia sfuggire nulla per quanto riguarda i cliché narrativi tipici del teen drama, grazie ai quali anche gli adolescenti di oggi, pur non avendo avuto a che fare con le meraviglie tecnologiche dell’epoca (walkman, yo-yo, bracciali rigidi a scatto…), potranno tranquillamente identificarsi nei protagonisti di questo show.
Quello che però rappresenta sicuramente un punto di forza della serie, in quanto la rende più inter-generazionale, e quindi adatta a diversi tipi di pubblico, è anche, da un certo punto di vista, il suo difetto maggiore.
Tutto quanto visto in questi 20 minuti di puntata è un insieme di situazioni trite e ritrite che potevano essere tranquillamente usate in qualsiasi altro teen drama adolescenziale.
Bisogna però precisare una cosa: rispetto ad altre serie tv che si dicono ispirate a un periodo storico ma che poi, di fatto, sono un mero pretesto per calarci dentro storie che rispecchiano più il gusto e la mentalità attuale (qualsiasi riferimento a Stranger Things è puramente casuale), questa sembra dimostrare una sincera volontà di rappresentare al meglio, e con i dovuti riferimenti culturali (il commento riguardante l’allora imminente trilogia prequel di Star Wars) quello che era, a tutti gli effetti, la cultura del periodo. Questo fattore è molto importante per una serie simile perché dimostra come il periodo storico scelto non sia solo una blanda scenografia di contorno, ma un vero e proprio personaggio a sé stante.
Si parlava, dunque, della cultura del periodo: una cultura ancora prettamente analogica, come dimostrano i problemi dovuti al girare in uno studio con le videocamere di allora, ma che già si proiettava nel futuro con un innato senso di ottimismo, che potrebbe apparire ingenuo dati i mezzi che ci sono adesso, di cui i tre protagonisti sono portatori.
L’analogico viene poi ripreso nella scena delle videocassette (le mitiche VHS) nel garage di Luke, sicuramente la scena più emblematica in quanto mette in evidenza come la tecnologia dell’epoca consentisse un tipo di produzione artigianale il cui scopo era soprattutto legato al ricordare, un sentimento ancora molto umano che nella tecnologia di oggi (seppur più evoluta) sembra mancare.
In questo senso la scelta dei protagonisti di partecipare a un gruppo che ha come oggetto di studio l’audiovisivo diventa una maniera, da parte dei protagonisti, per sopperire alle loro evidenti mancanze (soprattutto affettive, almeno da quello che traspare nei loro discorsi) e ricrearsi uno spazio ideale dove poter coltivare i propri sogni e desideri.
E forse, proprio questa scena rappresenta al meglio il mood che la serie vuole lasciare allo spettatore.
Un mood che diventa fin da subito evidente grazie alle continue citazioni alle hit musicali del periodo, le quali compongono la variegata e ben studiata soundtrack. Le canzoni di Tori Amos e degli Oasis si ripetono lungo tutto l’episodio come un mantra e accompagnano i gesti e le azioni dei protagonisti creando un ibrido interessante di immagini e musica. Il tutto calato perfettamente nel contesto di cui si sta parlando.
In questo modo Everithing Sucks! si candida a diventare una delle serie migliori per quanto riguarda la ricostruzione storica e nostalgica di un’epoca, non tanto per la ricostruzione storica in sé quanto per il fatto che quest’ultima ha un senso chiaro e preciso ed una specifica funzione metaforica, cosa che molte altre serie simili non hanno.
Per questo motivo (e per l’ottima interpretazione di Peyton Kennedy che risulta l’unico personaggio veramente interessante e originale dell’episodio) la serie si merita un Thank anche se i difetti presenti si sentono tutti e la serie potrebbe tranquillamente diventare una delle migliori così come il più grande flop di stagione di Netflix. Per scoprirlo bisognerà necessariamente vedere i prossimi episodi.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Ricostruzione storica e riferimenti pop agli anni 90
  • Scena nel garage di Luke
  • Colonna sonora
  • Peyton Kennedy
  • Situazioni trite e ritrite
  • Poco credibile che un gruppo che si occupa di video e audiovisivi siano gli sfigati e i teatranti siano quelli fighi

 

Serie che trasuda nostalgia anni 90 da tutti i pori. Nonostante siano presenti numerosi difetti l’episodio pilota fa il suo dovere e scorre abbastanza agevolmente. In attesa di vedere i prossimi (si spera migliori) episodi gli si può concedere una chance.

 

Plutonium 1×01 ND milioni – ND rating

 

Laureato presso l'Università di Bologna in "Cinema, televisione e produzioni multimediali". Nella vita scrive e recensisce riguardo ogni cosa che gli capita guidato dalle sue numerose personalità multiple tra cui un innocuo amico immaginario chiamato Tyler Durden!

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

error: Nice try :) Abbiamo disabilitato il tasto destro e la copiatura per proteggere il frutto del nostro duro lavoro.
Go to Top
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: