O Mecanismo 1×01 – Lava JatoTEMPO DI LETTURA 6 min

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“O que fode o nosso paìs não è a violência nas favelas. Não è a falta de educaçao, não è o sistema de saude falido, deficit publico nem taxa de juro. O que fode o nosso paìs è a causa de tudo isso. […] Eu descobri o que fode com a vida de todos os brasileiros. È un câncer.”

 

Il Brasile è uno dei paesi dove il tasso di corruzione (soprattutto a livello politico) è tra i più alti al mondo.
Per raccontare al meglio questo aspetto del paese non poteva esserci altra persona se non Josè Padhila.
Il regista di Tropa de Elite nonché ideatore e produttore di Narcos, altra straordinaria serie televisiva targata Netflix, dimostra ancora una volta di padroneggiare bene il genere political drama, tanto più se stavolta l’ambientazione è proprio il suo paese natale, il Brasile.
C’è veramente tanto di Narcos in questa nuova produzione brasiliana, a partire dalle ormai classiche voci fuori campo dei protagonisti, qui ben due per la precisione. La prima è quella dell’agente Marco Ruffo, interpretato da un ottimo Selton Mello, e la seconda è quella della collega Verena Cardoni interpretata, in maniera sempre ottimale, da Caroline Abras.
Scelta particolare questa di avere ben due protagonisti principali. In realtà, anche Narcos aveva due investigatori della DEA come protagonisti ma questi portavano avanti l’intera storyline stagionale ed erano sullo stesso piano come minutaggio. La particolarità di questo episodio pilota, invece, è quello di concentrarsi inizialmente solo su Marco Ruffo, tanto da far pensare che sia solo lui il protagonista dello show, mentre la presenza di Verena non incide moltissimo sulle indagini. A partire dagli ultimi dieci minuti, invece, c’è uno stacco netto in cui le indagini vengono affidate a Verena, causa il licenziamento del collega, e da quel momento la vera protagonista positiva dello show diventa lei, con tanto di voice over annessa.
L’unico elemento di continuity, tra i due (e tra la prima e seconda parte della puntata, distinte cronologicamente) diventa dunque l’indagine stessa: il famoso scandalo “Lava Jato” o, nel termine con cui è conosciuta all’estero, “Car Wash” (“autolavaggio” tradotto in italiano), la più grande operazione anti-corruzione della storia del Brasile.
L’episodio mostra l’inizio di questa indagine (esplosa nel 2014 ma cominciata nel 2003) e i tentativi dell’agente Ruffo di incastrare il suo vecchio amico d’infanzia, l’imprenditore Roberto Ibrahim, apparentemente proprietario di un semplice autolavaggio, per l’appunto, in realtà un abile riciclatore di denaro sporco che guadagna miliardi di real brasiliani, i quali poi vengono usati per corrompere il governo a vari livelli.
Lo scontro tra i due è l’asse portante di tutto l’episodio e il fatto che si conoscano e che fossero amici prima dall’indagine non fa che suscitare ulteriore curiosità nello spettatore, il quale non vede l’ora di assistere agli incontri/scontri che ne conseguiranno. Anche perché i due si presentano fin da subito come antitetici tra loro, ma comunque uguali nel voler inseguire i propri obiettivi: così come Roberto è lucido e pacato negli atteggiamenti (da vero villain machiavellico) così Marco è sempre impetuoso e preda di scatti d’ira incontrollabili.
Si tratta di due personaggi veramente interessanti e ben costruiti e le scene migliori sono senza dubbio quelle che li vedono confrontarsi tra loro (dal barbiere o nell’autoblindato dove Roberto è incatenato in attesa del suo processo).
Sarebbe stato davvero interessante proseguire questa storyline in più puntate, magari facendone il fulcro di tutta la prima stagione. Ma Padhila, ancora una volta, spariglia le carte e fa uscire di scena subito Ruffo, lasciando dunque Ibrahim come vero protagonista (antagonista) principale della prima puntata. È ovvio, infatti, che lo spettatore ha avuto modo di empatizzare più con lui che non con Verena.
Anche se, in realtà, il cliffhanger finale lascia aperte molte porte per cui non si esclude un ritorno in scena dall’agente Ruffo, che sarebbe auspicabile dato il forte carisma che il personaggio porta con sé.
Già da questi particolari si capisce come la nuova serie tv di Pahila sia sì debitrice di Narcos ma anche molto differente da essa. L’attenzione è spostata, più che sull’indagine vera e propria (ricostruita sempre in maniera impeccabile anche se forse un po’ troppo didascalica a causa della voice over continua) sull’aspetto più puramente drama del racconto, con una venatura di noir e legal thriller.
Risulta ovvio che il tentativo di Padhila non è solo quello di fare una docu-fiction sulla corruzione in Brasile ma è soprattutto quello di stupire lo spettatore puntando tutto sulla psicologia dei personaggi piuttosto che sulla ricostruzione storica accurata (forse proprio per evitare i paragoni con la sua opera precedente), creando un’atmosfera onirica che comunque si lascia apprezzare pur rimanendo nell’ambito del legal thriller basato su fatti realmente accaduti. A questo proposito è bene citare la scena iniziale che ha come protagoniste la moglie e la figlia di Ruffo: un inseguimento in strada che omaggia certamente Duel di Spielberg per la tensione che provoca.
Si tratta quindi di un’opera più matura e più sicura dei propri mezzi, che sa giocare con le aspettative dello spettatore in maniera positiva.
Da segnalare poi, nella seconda parte (quella più “recente”) dell’episodio i chiari riferimenti ai politici brasiliani realmente esistiti e coinvolti nello scandalo Lava Jato, come  l’ex-presidente Lula.
Interpretati da attori estremamente somiglianti agli originali, questi vengono mostrati e additati come co-responsabili della corruzione brasiliana con toni fortemente polemici, come solo Netflix può permettersi di fare, aspetto da non tralasciare in quanto, in qualunque altra rete televisiva, questa cosa sarebbe stata censurata immediatamente (ed è lo stesso tipo di coraggio che avrebbero dovuto avere serie come Suburra o 1992, grandi occasioni mancate in confronto a questa serie).
L’episodio, dunque, riesce nell’intento di unire cronaca e fiction pura, con una narrazione ampia e corale e una storia interessante che potrebbe tranquillamente essere ambientata in qualunque paese dove gli scandali e la corruzione sono un grande problema sociale (coff… coff… Italia coff…).
Padilha si riconferma come uno dei migliori registi brasiliani della sua generazione e sicuramente anche le successive puntate non mancheranno di suscitare grande interesse nello spettatore (soprattutto sarà interessante vederne gli sviluppi nella realtà, dal momento che l’indagine in questione è ancora in corso…).

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Due protagonisti entrambi carismatici
  • Villain è il vero protagonista
  • Inseguimento in auto iniziale in stile Duel
  • Scena dal barbiere
  • Dialogo nell’autoblindato
  • Riferimenti alla storia contemporanea del Brasile senza alcuna edulcorazione
  • Troppi monologhi in voice over rischiano di rendere didascalica la serie
  • Ma quindi Ruffo è destinato a non tornare più dopo la puntata pilota?
  • Forse troppe anticipazioni per un episodio pilota

 

Josè Padilha torna, stavolta nel suo Brasile, a raccontare di vicende contemporanee e criminalità organizzata in America Latina, con un particolare focus sulla corruzione politica. Una serie coraggiosa che, pur partendo dal modello di Narcos, aggiunge un’atmosfera da noir e drama che non guasta. Da vedere.

 

Lava Jato 1×01 ND milioni – ND rating

 

Laureato presso l'Università di Bologna in "Cinema, televisione e produzioni multimediali". Nella vita scrive e recensisce riguardo ogni cosa che gli capita guidato dalle sue numerose personalità multiple tra cui un innocuo amico immaginario chiamato Tyler Durden!

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