Sharp Objects 1×01 – VanishTEMPO DI LETTURA 5 min

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“What if after you die part of you goes to heaven, but part of you stays here? Just to look after stuff, you know.”

 

Dopo il successo di Big Little Lies, Jean-Marc Vallèe torna sul piccolo schermo di casa HBO con un nuovo prodotto di cui già si pregustava da tempo la qualità eccelsa. E dopo la visione del pilot tutto viene confermato, nonostante qualche acciacco dettato da determinati particolari di scena.
Sharp Objects è una miniserie, thriller-psicologica, tratta dall’omonimo romanzo di Gillian Flynn e che può contare come protagonista Amy Adams (Camille Preaker), dai nomi fin qui elencati è comprensibile il perché già si paventasse la possibilità che la serie avrebbe ricoperto il ruolo di perla seriale. Ma non è solo il comparto strutturale a rendere tutto ciò verità, dato che anche la sceneggiatura ricopre un ruolo molto importante.
Camille (Amy Adams) è una reporter di crimini violenti, con grossi problemi di alcolismo. Forse più per aiutarla a riprendersi psicologicamente che per vero interesse sul caso, viene spedita nella sua città natale per seguire l’omicidio-scomparsa di due giovani ragazze. Strada dopo strada e volto dopo volto, quindi, inizierà per Camille un percorso di rievocazione del proprio passato.
Uno degli elementi caratteristici che si possono evidenziare del pilot sono sicuramente i numerosi silenzi, spesso interrotti non da dialoghi dei vari personaggi in scena, ma piuttosto da varie canzoni che vengono lanciate come sottofondo. Questi silenzi, unitamente a riprese in primissimo piano molto ricercate di Amy Adams, rappresentano il terreno fertile in cui fiorisce una vera e propria fusione narrativa tra presente e passato: Camille stessa, così come lo spettatore, viene in continuazione tirata in mezzo in questa diatriba temporale, rappresentando il soggetto centrale della narrazione. Presente e passato si mescolano, quindi, per dare maggiore spessore al personaggio della problematica reporter mostrando parte della sua storia, della sua disaffezioni giovanili e delle sue forti amicizie, ma sottolineando ulteriormente anche i grossi problemi sociali (alcolismo) e psicologici che la donna sta affrontando nel presente. Forse, ed i flashback sono utili ad insinuare anche questo dubbio, questi problemi sono dettati proprio dagli avvenimenti del passato che Camille, una volta tornata a Wind Gap, sta rivivendo.

 

“If you are living in the past or in the future, you will never find a meaning in the present.” (Fausto Cercignani)

 

Poco sopra, nella recensione, si tendeva a sottolineare la massiva presenza di silenzi all’interno dell’episodio, elemento narrativo che concede alla regia di soffermarsi maggiormente su Camille come persona (distogliendo il focus dai dialoghi quindi) dando così spessore al personaggio rendendolo tangibile e a tratti concreto. Un elemento da non sottovalutare in alcun modo.
Si è detto che Camille Preaker è la protagonista indiscussa della serie, tuttavia, Amy Adams cannibalizza in maniera impressionante i minuti di scena risultando nella mente dello spettatore, a conti fatti, l’unico personaggio effettivamente palesatosi: tutti i vari character che appaiono sullo sfondo (tra cui un redivivo Matt Craven, sopravvissuto a Resurrection) apportano molto poco all’episodio e risultano quindi dimenticabilissimi. L’unica eccezione, anche se appare in scena a oltre metà dell’episodio, potrebbe essere rappresenta da Adora (Patricia Clarkson), la madre di Camille nonchè sua antitesi narrativa in ogni singolo aspetto. Risulta quindi ovvio che, nel momento in cui la reporter risulta essere elemento centrale, Adora è forse il primo dei satelliti dipendenti.
Particolare attenzione nella narrazione viene concessa poi al problema dell’alcolismo di Camille, capace di iniziare la giornata bevendo tranquillamente superalcolici già a colazione: sarà quindi utile capire, già dalle prossime puntate, quanto la giovane donna sia lucida in ogni suo aspetto di vita e quanto invece l’alcool la stia allontanando dalla realtà. È corretto anche sottolineare come i flashback della seria non siano un espediente narrativo fine a se stesso (per approfondire situazioni e personaggi), ma rappresentino dei momenti quotidiani in cui Camille perde contatto con la realtà diventando poco lucida, proprio a causa dei problemi con l’alcool di cui si è in precedenza parlato.
Ad inizio recensione si appuntava, però, come la puntata non fosse esente da problemi e infatti non è tutto oro ciò che luccica: l’episodio risulta fin troppo introduttivo, privo di dialoghi veramente introspettivi (anche se i flash sopperiscono in parte a questa mancanza) e non porta in scena avvenimenti fondamentali per quanto concerne la trama. Fatta esclusione, ovviamente, per il ritrovamento della bambina. “Vanish”, quindi, ha preferito iniziare a dipingere il contesto sociale e psicologico sia della cittadina, sia di Camille, piuttosto che calare già lo spettatore fin dal principio nelle problematiche vere e proprie e nel racconto thriller puro e semplice.
Nonostante ciò Sharp Objects rappresenta oggettivamente un piccolo gioiello di indiscutibile bellezza: gestione dei tempi narrativi (un’ora di puntata che non viene minimamente percepita), regia e fotografia molto ricercate ed una Amy Adams semplicemente sublime.
Insomma, si sente già odore di Golden Globe ed Emmy in casa HBO.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Regia, fotografia e riprese
  • Luoghi della narrazione
  • Piccola cittadina con relativi segreti
  • Amy Adams
  • I vari problemi di Camille
  • Camille vs Adora
  • Narrazione tramite flashback: passato e presente che si fondono
  • La rievocazione di fantasmi del passato
  • Puntata eccessivamente introduttiva
  • Cannibalizzazione dei personaggi secondari da parte di Camille
  • Assenza di dialoghi introspettivi

 

Sharp Objects rappresenta l’ultima novità seriale in casa HBO. Se i nomi di Jean-Marc Vallée e Amy Adams non vi convincono a seguirla, non sappiamo in che altro modo potervi aiutare.

 

Vanish 1×01 1.54 milioni – 0.5 rating

 

 

Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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