Maniac 1×01 – The Chosen One!TEMPO DI LETTURA 4 min

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Welcome, subjects. You made the right choice. it’s time to start your lives again. You don’t fuck this up I won’t fuck this up. Just kidding.

Se non è la serie di Netflix più attesa dell’anno poco ci manca. I motivi? Innanzitutto un cast stellare capitanato da un Jonah “-30 kg” Hill, una Emma Stone sempre più bionda ed un Justin Theroux in versione anni ’70 (a dimostrazione ancora una volta che Hollywood ed i suoi attori vedono nella serialità, e nello specifico nelle serie evento, il nuovo El Dorado), poi perché dietro le quinte c’è Cary Joji Fukunaga nella doppia veste di regista e di mente dell’intera serie, infine per la trama estremamente interessante che non può che intrigare dal principio. Il tutto non dimenticando un trailer spettacolare. Alla luce di quanto appena detto e delle aspettative createsi spontaneamente con questa fauna di star, la soddisfazione provata al termine di “The Chosen One!” è esattamente quella che si sperava. E la sensazione di essere davanti ad una serie che possa far parlare di sé negli anni è, non esagerando, alta. Consci di ciò ci sono altri 9 episodi per trasformare questa premonizione in realtà.
Bisogna ammettere che la trama non è proprio delle più semplici, ma è anche il motivo per cui serie come The Leftovers o film come Inception sono diventati famosi (magari The Leftovers è un po’ di nicchia ma è riconosciuto unanimamente come un capolavoro). “The Chosen One!” non fa luce pienamente su tutti i particolari della storia ma si focalizza sul character affetto da schizofrenia di Jonah Hill, Owen Milgrim, che ha appena perso il lavoro e si ritrova a fare parte di un trial clinico in cui incontra anche il personaggio di Emma Stone.

Welcome to New York. And this is Statue of Extra Liberty.

Il focus iniziale su Owen è voluto ma anche necessario per instaurare fin da subito alcune regole base della serie: non tutto ciò che si vede è reale. La schizofrenia del personaggio è infatti resa subito vera e vivida dai chicchi di mais che si trasformano in popcorn e dai vari terremoti, episodi che demarcano un’instabilità mentale evidente e che pertanto portano lo spettatore a prendere con le pinze ogni elemento surreale presente in scena. È anche quindi legittimo domandarsi se esista veramente una Statue Of Extra Liberty o se sia anch’essa frutto della schizofrenia di Owen. Questa narrazione surreale, frutto di un bilanciatissimo mix di elementi realistici e di altri improbabili ma plausibili nell’universo narrativo presentato da Maniac (pubblicità ovunque, adBuddy, etc.), è esattamente l’elemento che se perpetrato e usato adeguatamente permetterà alla serie di farsi ricordare nelle decadi.
La relazione, o meglio la non relazione, tra Owen ed Annie (Emma Stone) già dalle prime battute è chiaramente non convenzionale e probabilmente affetta dalla visione schizofrenica del protagonista, ma anche qui appunto ritorna il tema del vero/non vero. Il mantra “you’re gonna save the world“, che viene ripetuto incessantemente nella testa di Owen, riemerge prepotentemente e a sorpresa nel finale dopo che i primi scambi di battute tra i due avevano portato a credere a tutt’altro. Ancora quindi ritorna vivido il dilemma: quello che stiamo vedendo è reale oppure è ciò che Owen vede?

“Camaraderie, communion, family, friendship, love, what have you. We’re lost without connection. It’s quite terrible… to be alone.”

L’uomo, inteso come animale sociale, basa tutta la sua vita e tutto il suo variegato mondo sull’interconnessione con altri individui. Presi da soli ed isolati da ogni altra forma di contatto, gli uomini cedono alla pazzia (si pensi a Cast Away). Per quanto possa essere importante riuscire a star bene con se stessi, per poi poter stare in mezzo alla gente, il contatto con altre persone e la nostra naturale connessione sociale sono fondamentali per qualsiasi tipo di sentimento che andiamo a provare. Privati del contatto, gli individui perdono la loro umanità diventando dei banali automi. E’ proprio questa caratteristica dell’essere un animale sociale che, tra le altre cose, differenzia un uomo da una macchina: quest’ultima non potrebbe mai percepire o comprendere un concetto come la solitudine, mentre un uomo la coglie fin dal principio ed immagazzinandola cerca di trovarne una soluzione.
Poetica l’immagine della connessione, ancora ad inizio puntata, tra Annie ed Owen: quest’ultima mentre rovista tra alcuni oggetti abbandonati all’angolo di una strada getta alle proprie spalle un (per lei inutile) cubo di Rubik, che verrà pochi secondi dopo raccolto proprio da Owen.
La connessione umana tra Annie ed Owen si tramuta in poetica scenica e continuità narrativa all’interno delle due storyline. A dir poco geniale far accadere un avvenimento tanto fondamentale (pur essendo un banale dettaglio) sullo sfondo della scena che sta venendo ripresa.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Ottima regia di Fukunaga
  • Attenzione ai colori e ai dettagli elevatissima
  • Jonah Hill molto bravo finora
  • Trama intrigante
  • Continuo dilemma: è reale o immaginario?
  • Mix di elementi futuristici e irreali
  • “Sigla introduttiva”
  • Assenza di Justin Theroux
  • Magari un po’ confusionario e non adatto a tutti

 

Se queste non sono le basi per una serie capolavoro allora noi non sappiamo più che dirvi.

 

The Chosen One! 1×01 ND milioni – ND rating

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Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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