The Haunting Of Hill House 1×04 – The Twin ThingTEMPO DI LETTURA 4 min

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Nell: “You’re scared.”
Luke: “No, I’m not.”
Nell: “I can tell.”
Luke: “How?”
Nell: “Because I’m scared.”

 

L’empatia tra gemelli è sempre stato un argomento di studio nel campo della psicologia, per riuscire a interpretare il legame indissolubile che unisce i due fratelli fin dal grembo materno e che li accompagnerà per tutto il resto delle loro vite. Molto spesso, infatti, parlando con coppie di gemelli, esse sottolineano un’affinità e una connessione che trascendono una semplice questione genetica. Affermano di condividere le stesse emozioni, di poter provare sulla propria pelle le sensazioni, siano esse positive ma anche negative, dell’altro, di poter quasi leggere l’uno nella mente dell’altro. E’ ancora difficile stabilire dove si possa trovare il confine tra biologia e suggestione, tra scienza e mistero, ma il mondo dei gemelli susciterà sempre grande fascino e interesse.
Anche Nell e Luke, i gemelli protagonisti di Hill House, mostrano di condividere molto di più che geni e molecole di DNA: i due fratelli più piccoli della famiglia Crain, infatti, oltre a essere quelli più segnati dalla vicenda della loro infanzia, sono anche quelli che devono lottare con mostri metaforici più forti e potenti, rispetto a Steven, Shirley e Theo.
Il quarto episodio, intitolato “The Twin Thing”, si concentra sulla figura di Luke, prendendo per mano lo spettatore e accompagnandolo per due decenni tra gli avvenimenti del passato e i tormenti del presente. Le due dimensioni temporali si alternano e hanno come comune denominatore un animo fragile e insicuro: Luke, fin da piccolo, non riesce a essere abbastanza forte per affrontare le oscure presenze di Hill House e, crescendo, tali fantasmi torneranno a tormentarlo fino a farlo affogare nel vizio più insidioso di tutti. Il suicidio della madre, il silenzio tombale del padre e il non riuscire a comprendere cosa fosse reale e cosa no, hanno portato il ragazzo a cercare un modo per evadere dalla realtà e anestetizzare la mente, rea di torturarlo ancora con i ricordi del passato. Oliver Jackson-Cohen riesce in maniera magistrale a interpretare il viaggio verso l’inferno che qualsiasi tossicodipendente affronta durante il processo di liberazione dalla schiavitù della droga. Siamo con Luke quando, a fatica, conquista la sua prima vittoria personale con i 90 giorni di sobrietà; siamo al suo fianco quando tenta in tutti i modi di salvare un’altra anima tormentata e gli teniamo la mano mentre gli sembra di sprofondare nuovamente negli abissi della mente. Mike Flanagan è riuscito, in questo caso, a non fornire una spiegazione e verità assolute per quanto riguarda i fatti di Hill House, ma lascia allo spettatore l’ingrato compito di scegliere tra mistero (Hill House è davvero una casa infestata dai fantasmi) e logica (i componenti della famiglia Crain hanno mostrato, chi in misura minore chi in misura maggiore, segni di squilibrio e schizofrenia, immaginando cose che, in realtà, non sono mai avvenute).
Anche il fantasma protagonista di questo episodio, Bowler-Hat Man, sembra una vera e propria rappresentazione del mostro della dipendenza da eroina, contro il quale Luke ha sempre dovuto combattere e che lo segue come un’ombra pronto ad approfittare di ogni momento di smarrimento del ragazzo per scaraventarlo nuovamente nell’incubo. I demoni, infatti, non sono altro che debolezze insite nell’essere umano, ferite del nostro passato o del nostro presente, crepe del nostro animo che non riusciamo a ricoprire con strati di felicità e che ci divorano dal profondo. Forse Luke, bambino pauroso e facilmente impressionabile, non è riuscito a liberarsi dai traumi del passato e ha dovuto affrontare la realtà di un mondo ostile e angosciante, nel solo modo in cui poteva scacciare quei demoni, anche se solo momentaneamente. Purtroppo l’unica maniera per respingere i fantasmi che infestano la nostra vita è quella di affrontarli, giorno dopo giorno, facendo pace con il nostro passato. Luke, imprescindibilmente legato a doppio filo a Nell, sembra dover seguire lo stesso destino della sorella, con la quale condivide l’oscurità dentro di sé.
Ancora una volta, con pochi e semplici stratagemmi, Hill House riesce ad inquietare lo spettatore e, anche se la componente horror non è preponderante in questa puntata, l’atmosfera di angoscia e paura è palpabile ed è proprio questa a conquistare il pubblico.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Continuo alternarsi di passato (più o meno lontano) e presente
  • Intepretazione di Oliver Jackson-Cohen
  • Bowler-Hat Man
  • Atmosfera di angoscia che non lascia respirare lo spettatore
  • A poco a poco tutti gli avvenimenti del primo episodio cominciano ad avere senso
  • Nulla

 

Hill House giunge al suo quarto episodio senza sbagliare un colpo ed entra di diritto nella classifica delle migliori serie dell’anno. Tanti produttori di film horror potrebbero benissimo mangiarsi le mani, dato che Mike Flanagan fa apparire così semplice spaventare e angosciare lo spettatore con pochi mezzi, senza strafare. Il peso reale dei demoni che potremmo dover affrontare nel corso della nostra esistenza, a quanto pare, funziona meglio di tanti jump scares.

 

Touch 1×03 ND milioni – ND rating
The Twin Thing 1×04 ND milioni – ND rating

 

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