Il terzo episodio della miniserie Adolescence si rivela un’opera di straordinario impatto, portando lo spettatore in un viaggio intenso e claustrofobico nella mente di Jamie, protagonista che ritroviamo sette mesi dopo il suo arresto.
Questo capitolo rappresenta un punto di svolta nella narrazione, espandendo la trama con una profondità psicologica raramente vista nelle produzioni contemporanee. Sia Owen Cooper (Jamie Miller) che Erin Doherty (la psicologa Briony Ariston) regalano due performance superlative, cariche di tensione e impatto emotivo.
“Episode 3” compie un altro salto temporale, stavolta di ben sette mesi, e scava a mani nude dentro l’animo di tutti i genitori di adolescenti; li fa vacillare e li scaglia in un abisso fatto di inquietudine e domande che non sempre trovano risposta.
Essere genitori, infatti, non è mai facile, ma Adolescence alza il tiro e getta un’ombra densa e cupa sulla società di oggi e sul mondo che ogni ragazzino deve affrontare il quotidiano.
UN TOUR DE FORCE REGISTICO E ATTORIALE
La scelta registica di (continuare a) girare l’intero episodio in un unico piano sequenza (anche claustrofobico) di 50 minuti è una scommessa audace che si trasforma in un trionfo assoluto. Questa tecnica non è un mero esercizio di stile, ma uno strumento narrativo che amplifica il senso di oppressione e inevitabilità del percorso di Jamie. La camera segue i protagonisti senza mai abbandonarli, rendendo impossibile allo spettatore distogliere lo sguardo dalla spirale discendente di Jamie e dal timore di Briony.
A reggere questo monumentale sforzo tecnico è il giovanissimo Owen Cooper, la cui interpretazione lascia senza fiato, soprattutto se si pensa che questa è la sua prima volta come attore e che, stando alle dichiarazioni di Stephen Graham, è anche il primo ad essere stato girato. Cooper dimostra una maturità interpretativa sconvolgente, gestendo con naturalezza dialoghi complessi e monologhi strazianti che richiederebbero esperienza e controllo ben superiori alla sua età. La sua capacità di manifestare le sfumature emotive di un adolescente traumatizzato, senza mai cadere nel melodramma, è semplicemente magistrale.
UNA LENTE SUL LATO OSCURO DEI SOCIAL MEDIA
L’episodio affronta con coraggio il tema del maschilismo tossico online e del cyberbullismo, offrendo uno spaccato terribilmente realistico del danno che i social network possono infliggere alle menti in formazione. La sceneggiatura non offre facili risposte, ma scava nelle complessità di un fenomeno che sta plasmando un’intera generazione.
La figura della psicologa, che tenta di decifrare la psiche di Jamie, diventa lo specchio dello spettatore. Inizialmente sicura di poter comprendere e “riparare” il ragazzo, si trova progressivamente destabilizzata nello scoprire strati sempre più inquietanti della sua personalità. Questo confronto si trasforma in un duello psicologico di rara intensità, dove le certezze professionali cedono il passo a un turbamento sempre più profondo.
Nonostante il finale del primo episodio, lo spettatore fatica ancora a credere nella colpevolezza di Jamie, proprio perché sembra impossibile che un 13enne possa compiere un atto così atroce.
Mano a mano che la puntata avanza, la maschera di Jamie cade e il pubblico rimane tanto spiazzato quanto inerme di fronte alla realtà dei fatti.
UN CAPOLAVORO DI SCRITTURA ED EMOZIONE
La sceneggiatura dell’episodio è un gioiello di precisione, dove ogni battuta serve a costruire tensione e a rivelare verità nascoste. Il carico emotivo è gestito con maestria, alternando momenti di quieta riflessione a esplosioni di rabbia che colpiscono come pugni allo stomaco.
Ciò che rende Adolescence così disturbante è proprio il suo realismo. Gli autori hanno catturato con dolorosa accuratezza la vulnerabilità degli adolescenti nell’era digitale, creando uno specchio in cui molti giovani spettatori potrebbero riconoscere esperienze vissute o sfiorate.
Questo terzo episodio conferma Adolescence come una delle miniserie più coraggiose e necessarie degli ultimi anni, un’opera che va ben oltre l’intrattenimento per diventare un documento sociale di straordinaria rilevanza.
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Un episodio pesantissimo dal punto di vista emotivo, ma tecnicamente perfetto. Un duello metaforico tra Jamie e la psicologa, dove la maschera di finta innocenza del ragazzo si sgretola, lasciando spazio al lato oscuro della società.
Una società che non sempre è pronta a formare dei ragazzini, che devono scontrarsi ogni giorno con pericoli sempre più subdoli e che nemmeno il genitore più preparato può prevedere.
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Se volete entrare nelle sue grazie, non dovete offendere: Buffy The Vampire Slayer, Harry Potter, la Juventus. In alternativa, offritele un Long Island. La prima Milf di Recenserie, ma guai a chiamarla mammina pancina.