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Person Of Interest 4×11 – If-Then-ElseTEMPO DI LETTURA 6 min

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“A second is like an infinity to you, isn’t it? You can take the time to consider everything. Or almost everything.”


Ormai non si torna più indietro. Non è questa una scontatissima considerazione sulla sorte precaria dei protagonisti. E’ una constatazione su quello che Person Of Interest ha scelto di intraprendere a partire da “If-Then-Else”. Non ci si accontenterà più del numero del giorno, di due-tre spari alle gambe, di una battutina di Fusco. Tutto questo (e tutto il resto che POI ci ha saputo regalare) dovrà essere inglobato nel nuovo mondo in cui Nolan e soci sono appena entrati. Person Of Interest ha spento le candeline: da serie scattante, infallibile e sorprendente quale già era, ora è divenuta Nobile. Ci è arrivata piano piano, per strade traverse, a piccole dosi.
Capiamoci, rendere protagonista The Machine era un passo abbastanza telefonato, ed era il punto verso cui lo show era inevitabilmente diretto. Rendere protagoniste le soggettive di The Machine, però, era al di là di ogni comprensione e immaginazione. E nel presentare un insieme di realtà ipotetiche, il percorso dell’episodio si presenta ben delineato.
Prima simulazione: sorpresa per lo spettatore.
Seconda simulazione: percezione dell’esercizio di stile che Nolan e soci stanno mettendo in atto.
Terza simulazione: quasi uno scherzo verso lo spettatore, magari ormai anche annoiato dalla piega presa dall’episodio (chi lo sa? Tutto può essere, il mondo è bello perché vario).
Realtà: tutto viene scombinato, e si verifica quel minimo particolare che la macchina, come 11 anni prima Le diceva Harold, non era riuscita a considerare.
Quale è stato il momento di svolta? Quando si è capito che non sarebbe stato un episodio come gli altri? Quando Harold Finch ha pronunciato per la prima volta la parola “time“, e quando questa, come il tempo stesso della storia, si è dilatata. Mai si erano visti artifici scenici del genere in POI. Quella che sembrava una scusa per inserire i più o meno classici flashback, si è rivelata la soggettiva di cui si è già parlato. Il rallenty quindi come punto di partenza della particolarità di “If-Then-Else”, la simulazione accelerata, nei suoi bizzarrissimi e dadaisti dialoghi come vetta virtuosistica, il rallenty finale come fiocco di questa preziosa confezione.
Che poi quella di ripercorrere più volte lo stesso arco temporale, oltre che affrontare la molteplicità delle scelte che ogni giorno la vita ci pone davanti, non è una tecnica narrativa così nuova. Basti pensare ad alcuni tra i più particolari episodi di How I Met Your Mother, o come non citare l’episodio della monetina in Community, così come alcune storie interattive di Topolino/Paperino dove il lettore era chiamato a decidere la sorte dei protagonisti ed a dirigere l’esito dell’avventura in questione. Insomma, niente di nuovo, ma sicuramente una novità per Person Of Interest. Lo spettatore è entrato veramente “nell’immaginario” della divinità informatica, protagonista morale della serie. Lo spettatore ha assistito ad eventi mai realmente accaduti, vedendo inoltre morire tutti i suoi protagonisti. E, a parte la shockante morte di Harold, utile a stupire con la rivelazione della prima simulazione, per il resto il tutto ha funzionato come mero esorcismo verso la paura di una possibile dipartita dei nostri eroi. Un esercizio di stile motivatissimo all’interno della trama. Con le sue musiche piene di adrenalina, con tanti spari, con una difficile situazione di emergenza nazionale da gestire.
Fino a che, alla fine, tutto è crollato.
Not Penny’s Boat 2.0″: così potrebbe essere descritto questo nuovo e importante momento televisivo. La musica struggente c’è, la morte eccellente pure, non mancano neanche gli amici impotenti dietro una barriera invalicabile. Eppure quando C. si allontanava ormai sommerso e D. lo osservava sconsolato (non nomino la serie né i personaggi che sto prendendo a paragone per evitare spoiler a chi è ancora in fase di recupero: chi ha già visto, avrà capito) si percepiva un clima romantico, crepuscolare ed esotico. Niente a confronto con l’ambiente freddo e metallico, con la danza di spari che avvolge improvvisamente Sameen, con l’improvvisa mancanza di soluzioni da parte di The Machine, con il suo occhio aperto, assente e morto: ultima cosa che ha modo di vedere una disperata Root. Nel 2003 The Machine, imparando a giocare a scacchi, si interessa alla Regina; nel 2014 la personale Regina della macchina viene sacrificata.
Eppure la scelta di un tale addio nel cast e nel team di POI ha tutte le carte in regola per essere mal giudicato. Innanzitutto la gravidanza di Sarah Shahi richiedeva uno stratagemma rapido; l’importanza data al personaggio negli ultimi episodi, con tanto di ripetitivo e caricaturale flirt con Root, ha posto una lente di ingrandimento molto sospetta sulla povera Shaw; ultima ragione, ma non per ordine di importanza, è il secondo midseason consecutivo con un addio eccellente. Tutto questo però rende genialmente spavaldo il team creativo che sta dietro questa gran serie TV: “ve lo aspettate tutti?” – hanno idealmente e ironicamente chiesto – “noi vi stupiremo lo stesso”. La modalità secondo cui Shaw si trova ad essere variabile che eleva le probabilità di sopravvivenza dei suoi compari già è di per sé una sorpresa, soprattutto per come si sviluppa (continuando a citare Community: è la stessa imprevedibilità della scelta di Abed nel far scendere Jeff a prendere le pizze non tirando il dado). L’estetico e struggente momento del suo sacrificio giunge come una doccia gelata a sovvertire un equilibrio appena instauratosi.
Prendete l’incertezza/certezza di una partita a scacchi contro un’intelligenza artificiale e l’incredibile quantità di mondi possibili che questa riesce a generare; aggiungeteci la voce monocorde e intensa di Michael Emerson, applicata su dei monologhi da applausi; circondate tutto con una realtà immaginaria, informatica e ripetitiva che ci mostra cose che non vorremmo mai vedere nella “realtà”, nei confronti dei protagonisti; confezionate poi il tutto con una morte eccellente a rallentatore: ecco a voi uno degli episodi più struggenti, intensi e avvincenti nella già prestigiosissima produzione di una serie di cui ancora si parla troppo poco come Person Of Interest.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • “If-Then-Else”: tutto l’episodio in sé e la scelta del titolo e di cosa questo significa
  • I flirt eccessivi tra Root e Shaw comunque motivatissimi e ben chiusi nel finale
  • L’uscita di scena di Shaw poteva forse essere prevista ma sfido chiunque a renderla e risolverla in questa maniera
Gli unici due punti a sfavore dell’episodio, ronzanti nella testa di questo nottambulo recensore, vengono cancellati totalmente (e anche letteralmente) dalla terribile sequenza finale. Se la perfezione attribuita a “Nautilus” derivava da una conferma dello status quo di tutte le virtù attribuibili a POI, “If-Then-Else” sovverte tutto quanto. La 4×02 rappresentava un’avventura standard senza difetti, utile ad avanzare la trama orizzontale; questa 4×11 potrebbe averne di difetti se si è abbastanza pignoli da andare a cercare incongruenze ed esagerazioni, o se non si è disposti a riconoscere la natura fumettistica dello show. Ciò che balza agli occhi però è la capacità continua di stupire con scelte esteticamente impeccabili dal punto di vista scenico e narrativo. “If-Then-Else” sorprende, incanta e ci lascia con gli occhi bagnati. E per questo motivo la sua valutazione andrà anche a sostituire le tantissime cose che ancora si potrebbero dire su questo epocale episodio.
Cold War 4×10 8.90 milioni – 1.3 rating
If-Then-Else 4×11 10.08 milioni – 1.7 rating

Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica. Gli piace Doctor Who.

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