Community 6×10 – Basic RV Repair And PalmistryTEMPO DI LETTURA 6 min

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Quella del “meta”, cinematografico ma, in questo caso, più propriamente telefilmico, è da sempre tra le caratteristiche più gustose, riconoscibili e divertenti di Community. Per chi non abbia dimestichezza col termine, o che non abbia visto qualsiasi film di Tarantino o Mel Brooks, per citare i più espliciti e conosciuti, per meta-cinema si intende tutto ciò che in un film fa riferimento al cinema stesso. E, attenti, non parliamo solo di citazioni o rimandi di sorta, ma anche di quelle allusioni metaforiche che son poi le più intriganti da trovare, come accade in buona parte della cinematografia di David Lynch. In tv non sono stati poi tanti gli esempi del genere, anche se comunque presenti (vedi lo stesso Twin Peaks e, successivamente, l’ “erede” Lost), caratterizzatasi principalmente, e storicamente, come “macchina” puramente narrativa, e che difficilmente dava spazio a chissà quali esperimenti linguistici (prima dell’avvento di Twin Peaks appunto, e poi Lost).
Sembrano passati secoli da quando Kevin Williamson infarciva di verbosi ed eccessivamente “colti” dialoghi, tra quelli che dovevano essere imberbi ed inesperti adolescenti, il suo sottovalutatissimo e personalissimo “teen drama”. Eppure, quello che il più delle volte Dawson’s Creek cercava neanche troppo velatamente di applicare era proprio un’attenta e curiosa riflessione sul cinema e sulle sue dinamiche, anche attraverso, appunto, battute troppo costruite per essere giudicate “reali”. Protagonista era quindi la fruizione idealistica e meravigliosa che poteva essere quella del pubblico più giovane e sognatore, avendo inoltre l’arguzia di mettere in scena, poi, l’esatto contrario, quello della realtà invece decisamente più disincantata (formula mai davvero intuita da tutti gli “imitatori” futuri, The O.C., coff coff). Ma il panorama televisivo, lo sappiamo, è ormai stato più che stravolto, gli anni ’90 sono belli che passati e le operazioni artistiche, coraggiose e rilevanti hanno preso sempre più piede, diventano anzi quasi la prassi. Ed è nell’occhio del ciclone di questo cruciale cambiamento di rotta e di pensiero che si pone la visione intelligente, sottile, raffinata e pressoché unica di Dan Harmon. L’eredità dell’impacciato eterno romantico Dawson Leery viene così raccolta dal sociopatico e razionale, ai limiti dell’ “androide”, Abed Nadir.
Il personaggio di Abed è la summa di tutto il discorso che abbiamo cercato di imbastire fino ad adesso: presentandosi alienato dal mondo ed incapace di provare qualsivoglia sentimento “reale” (a differenza del Dawson perennemente alla ricerca dell’amore), incarna più di ogni altro il risultato di un’intera gioventù passata a farsi bombardare da qualsiasi prodotto che la cultura pop di film e serie tv gli ha propinato; in soldoni, l’emblema di una certa prassi della società attuale, rappresentata in pieno da quel meta-cinema tanto esplicito, quanto sottile al tempo stesso, e per nulla gratuito (o quasi), che contraddistingue lo show. Nella seconda stagione, l’episodio “Critical Film Studies” è probabilmente l’esempio più alto e riuscito di una tale ottica (anche più di quello, ancor più esplicito, dell’Abed-Gesù in “Messianic Myths and Ancient Peoples”, sempre seconda stagione) in cui, in una cena con Jeff, lo vedevamo mettere in scena il “My Dinner with Andre” di Louise Malle, con un’intensa e pregevole magistralità in tutte le sue componenti puramente tecniche (dall’interpretazione degli attori alle stesse scrittura e regia), difficilmente riscontrabile nei colleghi del genere televisivo.
E’ attraverso Abed, infatti, che Dan Harmon & co. possono divertirsi nel giocare coi mezzi a loro disposizione, come accade proprio in questa “Basic RV Repair and Palmistry”, dove il personaggio è al centro sia, come detto, di allusioni alla vera e propria macchina televisiva (il riferimento alla struttura dell’episodio e, in generale, alle “stagioni”) sia di improbabili deliri temporali e fantascientifici. Non abbiamo citato a caso, a questo punto, la presenza di Jeff nella “famosa” cena, dato che anche qui, come allora, assume l’onere di riportare Abed alla realtà, sempre duramente. Se Troy, una volta, impersonava la valvola di sfogo e il compagno perfetto per i suoi castelli in aria, se il resto del gruppo è sempre pronto a “proteggerlo” come fosse in una fragile sfera di vetro (vedi i puntuali “hey!” di ammonizione di Annie all’indirizzo della sfuriata di Winger), il rapporto con Jeff, contraddittorio, senza filtri e, per questo, forse più costruttivo che con qualsiasi altro membro del “cast” principale, si può dire stia alla base dell’intero Community. Basta ricordare che è proprio dall’incontro di questi due mondi altrimenti tanto distanti tra loro che la stessa formazione dello “study group” prende piede.
Abbiamo accennato alla particolare struttura dell’episodio, ambientata quasi interamente in un’unica location (il “claustrofobico” camper), che rientra perfettamente nel già considerato gusto per l’ esercizio di stile degli autori. Stavolta siamo di fronte ad uno dei cosiddetti “bottle episode”, altra pratica stilistica e formale realizzata precedentemente nello show, in un altrettanto memorabile episodio come “Cooperative Calligraphy” (per capirci, quello della “penna” di Annie). Anche quest’episodio è, indovinate, della seconda stagione, e a questo punto forse neanche troppo a caso. Quello che si nota a proposito, infatti, è una certa riproposizione degli stessi temi, con l’utilizzo di schemi più che abusati e già ampiamente sviscerati, come tra l’altro fa notare lo stesso Jeff nel già citato scontro con Abed, in merito alla sua concezione degli anni come “stagioni”, affrontata più di una volta. Così come l’alta coralità della messa in scena, che porta tutti i personaggi principali al centro dell’azione (finalmente, o forse no), fa però involontariamente emergere quei punti deboli a cui sembrano ormai legati indissolubilmente. A partire dai “nuovi”, che più vengono messi in gioco, più non convincono, ai Chang e Dean, bloccati nello spazio del forzato non-sense estremo, infine alla Britta sempre più “macchiettistica” (tutti aspetti che avevamo già fatto notare). In questo modo, a salvarsi è sempre Annie, e almeno questa è una fortuna, dato che, ammettiamolo pure, tutti noi continuiamo a guardare lo show solo per Annie.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il fantastico incipit dell’episodio
  • La struttura da “episodio in bottiglia” e la coralità che ne consegue
  • Il “meta” di Abed, che esplica tutte le pratiche narrative che uno sceneggiatore può compiere
  • Lo sfogo di Jeff, lo sguardo di Annie  
  • La mano gigante, e la geniale scena “dopo i titoli di coda”
  • La ridondanza degli stessi schemi e tematiche, specialmente nella personalità di Abed 
  • La poca incisività di gran parte del gruppo: quella su Annie, in chiusura, è una provocazione, ma, in fondo, mica tanto lontana dalla verità
Community tira fuori dal mazzo le sue carte migliori, quelle che lo hanno reso un tale cult agli occhi di tutti gli appassionati. Il divertissement di Dan Harmon & Co. è sempre piacevole e gustoso e non ci si annoia mai, però va detto che nulla di nuovo sembra all’orizzonte. L’atmosfera strabiliante e pazzesca degli esordi, la sensazione cioè di essere il fortunato fruitore di qualcosa di davvero unico e irripetibile, appare, appunto, un lontano e amaro ricordo.    
Grifting 6×09 ND milioni – ND rating
Basic RV Repair And Palmistry 6×10 ND milioni – ND rating

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Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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