Gotham 1×22 – All Happy Families Are AlikeTEMPO DI LETTURA 7 min

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What Gotham needs it’s a law man now, not a criminal like me.”
Quando abbiamo sentito quel “not a criminal like me”, ci siamo confusi un attimo: più che altro perché non sapevamo se quella frase di Carmine Falcone si riferisse a sé stesso, o a Bruno Heller, lo showrunner della serie. Perché una cosa è certa: Gotham ha bisogno di essere presa per il bavero, strattonata e percossa violentemente e ferocemente ben più volte, con la speranza che questa ramanzina fisica serva a farla tornare sui binari, poiché è indubbio che il serial Batmaniano abbia deragliato in una maniera così deprimente da essere epica e memorabile.
Quello che più stupisce in “All Happy Families Are Alike”, non è tanto il tripudio di cambi di status quo tipico di un qualsivoglia season finale, quanto il fatto che Gotham riesca a riportare in auge una cosa che ha quasi rovinato Batman e che ci sono voluti anni per toglierla di mezzo: il camp, cioè l’uso deliberato, (in)consapevole e smisurato del kitsch. Infatti, il finale di stagione di Gotham è, sotto ogni punto di vista, il drammatico trionfo del kitsch, del cattivo gusto e di una rappresentazione artistica che presenta ben più di una mancanza sotto molteplici fattori, tra cui: recitazione, regia, caratterizzazione, effetti speciali e sceneggiatura. Alla luce di ciò, viene spontaneo chiedersi dove il serial FOX/DC Comics abbia sbagliato non solo in questo episodio, ma anche in tutta la stagione. Presto detto.
Siccome il primo passo è sempre quello più importante, allora in primis, sarebbe stato meglio affidare la gestione della trama generale della 1° stagione (magari anche solo in parte) a sceneggiatori che in passato hanno avuto a che fare con Batman, o comunque farsi dare delle preziose dritte da alcuni di loro: principalmente è qui che ha sbagliato perché, azzeccato questo primo passo, sarebbe stata tutta discesa. Non è un caso, infatti, che nei serials comics Arrow e The Flash spicchino i nomi di Marc Guggenheim e Geoff Johns, famosi autori/artefici di pregevoli storie riuscite nel campo dei fumetti e che hanno aiutato in maniera preponderante gli showrunner dei due serial comics citati proprio per la loro esperienza coi personaggi, riuscendo a portare nel “Arrow/Flash-verso” la giusta ponderazione tra i fattori “necessità di realismo”, richiesta dal formato tv serial, e “necessità di fedeltà”, richiesta in quanto prodotto tratto da un fumetto. Certo, entrambi i telefilm hanno le loro colpe e i loro gravi difetti, ma almeno hanno il pregio di essere stati riadattati con una certa sapienza, rendendo onore all’originale media di provenienza: tutto il contrario di Gotham insomma, che ha preso i termini “rivisitare” e “stravolgere” per sinonimi, piegando fin troppe volte i personaggi alle esigenze di una trama sconclusionata e che ha perso interesse e mordente di episodio in episodio.
Le prove del nove di quanto sosteniamo sono in realtà innumerevoli personaggi protagonisti di varie situazioni assurde e non-sense degne di Maccio Capatonda, come Harvey Bullock, Selina Kyle o lo stesso Jim Gordon: il primo riformattatosi da sbirro “PhilipMarlowiano” a simpaticone della cumpa con la battuta sbagliata al momento sbagliatissimo (no, non quel simpaticone: magari fosse quello); la seconda, da emblema della sopravvivenza in una città ostile e corrotta, a cosplay al femminile di Mad Max/Luther de I Guerrieri Della Notte; il terzo, da personaggio pieno di sfumature e contraddizioni, a Ryan Atwood con pistola e perennemente di malumore: ma facciamo che vi citiamo quelli più clamorosi e così meno riusciti da togliere valore allo show.
Si parte col personaggio di Barbara Kean, riadattato come donna problematica dalla dubbia sessualità totalmente sfuggito di mano, che verso la fine ha naufragato verso i tristi lidi del personaggio psicopatico: caratterizzazione usata quasi come “asso taglia tutto” in un ultimo, disperato tentativo di renderla ancora un po’ interessante, capitombolando miseramente per mancanza di abilità recitativa di Erin Richards, che si dipinge come una (pessima) proto-Harley Quinn mancata. Si continua poi con l’invadente e irritante Fish Mooney, misteriosamente sopravvissuta (e senza alcun problema di salute) ad una sottospecie di proiettile anticarro che ha perforato la corazza dell’elicottero colpendola all’addome e procurandole una ferita difficilmente trascurabile: non per essere pignoli eh, ma al momento, non ci risultano eventuali parentele con Wolverine che possano spiegare una così veloce ed efficace ripresa. In ogni caso, in uno dei pochi punti buoni della puntata, Fish ci fa il favore di toglierci dai maroni… beh, Maroni, anche questo un personaggio che via via stava diventato l’infelice caricatura dell’Italoamericano medio tra abbracci a tutti e pasti luculliani; una mossa che poteva farle riguadagnare simpatia, peccato che si sia scelto di regalarle una morte che trasuda di “non-morte” da tutti i pori, ovvero uno di quei decessi da soap opera stile Beautiful dove (in un ipotetico futuro) si potrebbe scoprire che non è vero niente e il personaggio potrebbe essere reintrodotto nel cast: in parole povere, si è fatto uscire di scena Miss Mooney, ma lasciando la porta aperta per eventuali ritorni dato che non c’è la prova certa della sua morte, e la cosa ha un ché di telenovela Argentina doppiata in ritardo.
Nota di demerito anche per gli attori e i personaggi che, finora, avevamo recitato con una costante bravura: come Robin Lord Taylor/Pinguino, che sembrava perennemente sotto acido per tutta la puntata, mentre conquistava il titolo di Re di Gotham con la grazia, la precisione e lo stoicismo di un Fantozzi vestitosi da Rambo per carnevale; o come John Doman/Carmine Falcone che… boh, ad un certo punto, decide che non c’è trippa per gatti e cerca di levare le tende (probabilmente perché una 2° stagione di Gotham è troppo anche per lui). A “difesa” dell’intero cast di attori, però, si può dire che tutta la crew è arrivata stanca e demoralizzata al season finale per realizzare quelli che avrebbero dovuto essere gli episodi aggiuntivi voluti da FOX per i numeri da capogiro del “Pilot“; però, questo non deve ovviamente giustificare la povertà di mezzi, la scarsa accuratezza e la recitazione di bassa lega con cui Gotham si è contraddistinta per ventidue episodi, scrivendo nuovi significati alla parola “trash” nel giro di quaranta minuti. Il tutto tristemente impoverito da una serie di dialoghi probabilmente a cura di Lory Del Santo, il montaggio a cura di Mio Cuggino (anzi, di Ammio Cuggino) con Windows Media Player e gli effetti speciali con Aftereffect (osservate bene l’effetto che fanno i proiettili quando colpiscono l’ambulanza, nella scena della fuga di Gordon e Bullock).
Almeno Bruce Wayne e Alfred, a fine episodio, scoprono una botola (mmm… dove ho già visto un season finale del genere?) che lascia presupporre la presenza della Bat-Caverna nella prossima stagione, sequenza inserita in un buon cliffhanger di fine puntata, o almeno, quella che potrebbe in futuro diventare l’iconica base operativa del Cavaliere Oscuro. Confidiamo contenga anche un Bat-Computer con una sceneggiatura migliore per la stagione due, ma conoscendo Gotham, forse è solo la cantina dei vini di Thomas Wayne. 

L’angolo del Nerd della fumetteria all’angolo

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  1. Alcuni fan su Internet hanno teorizzato che la botola che si apre non sia solo un possibile luogo papabile per la costruzione della Bat-Caverna, ma che sia già la Bat-Caverna. In uno dei 52 universi alternativi della DC Comics e in un suo crossover (precisamente, Terra-2 e Flashpoint) è stato Thomas Wayne a diventare Batman al posto e prima del figlio Bruce. Molti hanno cominciato a teorizzare, che in questo universo narrativo telefilmico, Thomas abbia in qualche modo anticipato Bruce alla carriera di Batman. 
THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Fish uccide Maroni
  • Bruce e Alfred scovano la “Bat-Caverna”?
  • In generale, l’episodio
  • Barbara Kean
  • Fish e la sua “non-morte”
  • Falcone se ne va. Così. Perché forse c’aveva uno Smartbox da consumare
  • Una pessima recitazione generale
  • Montaggio da far sembrare “Troppo Belli” un film d’autore
  • Regia e atmosfere che fanno un testa a testa con il “Batman & Robin” del ’97
Non è un caso che Gotham, per la prossima seconda stagione del serial, abbia deciso di puntare su una intera annata incentrata sul Joker: sono indubbiamente alla canna del gas, poiché è il Joker è uno di quei personaggio che a tutti (bene o male) piace. C’è poco da dire, o si cambia registro, o ci si mette in fila per ricevere l’impietosa falciata del mietitore seriale. Per il momento, Bruno Heller e soci devo “accontentarsi” di fare compagnia a Joel Schumacher nella panchina della vergogna.

The Anvil Or The Hammer 1×21 4.60 milioni – 1.5 rating
All Happy Families Are Alike 1×22 4.86 milioni – 1.7 rating
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