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Mr. Robot 1×06 – Eps1.5_br4ve-trave1er.asfTEMPO DI LETTURA 7 min

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The origin of your name. I looked it up for you, bruh […] Elliot. “Brave and true”. Did you know the origin of “brave” evolved from “savage”? […] You know, funny thing. My name means something similar. Brave traveler. Adventurer. Savage traveler becomes brave traveler. Are we savages, or are we brave?

Ciò che più ci sta piacendo di Mr.Robot è l'”originalità” della sua messa in scena quanto della stessa scrittura di dialoghi e personaggi, a dispetto dei tanti omaggi e citazioni con cui il suo autore Sam Esmail sta infarcendo la sua creatura: non solo Chuck Palahniuk e il suo Fight club, come detto, ma c’è tutto il meglio della letteratura cyber punk, delle filosofie new-age e delle riflessioni post-moderne sulla società nell’era di Internet. Mr. Robot è un po’ tutto e un po’ niente di tutto questo, poichè, proprio come ha fatto Jonathan Nolan per il suo Person of Interest, non basta “rubare” a caso spunti e concetti per realizzare un prodotto degno, ma è sempre necessario una costruzione, tecnica e narrativa, intrigante e preferibilmente personale.
E quali sono, allora, le caratteristiche più “innovative” dello show? Anche qui, nell’arco di questa prima parte di stagione, abbiamo cercato di dare una risposta in ogni nostra recensione, ma, a volte, può bastare semplicemente riportare i fatti così come ci vengono presentati. Il discorso di Vera, personaggio che, prima di questo episodio, ai nostri occhi non era nient’altro che il violento spacciatore che abusava di Shayla (e “caso del giorno” per Elliot), non serve infatti solo a fargli acquistare un certo spessore, discostandolo dallo stereotipo di partenza, ma mette in luce chiaramente l’approccio autoriale della serie. Fin dalla continua “rottura della quarta parete” di Malek/Elliot appare infatti ben chiaro che la totalità delle vicende presentateci devono, per forza di cose, passare attraverso il filtro del protagonista, delineando una precisa scelta non solo narrativa ma, soprattutto, “intimistica”. Mostrando i pensieri e le idee di Elliot, Esmail sembra volerci dire che non è il racconto in sé per sé l’elemento che vuole maggiormente approfondire (come conferma la stessa scena dell’evasione, piuttosto affrettata e ai limiti dell’inverosimile, di questo episodio), quanto piuttosto la metodologia dell’enunciazione e l’introspezione psicologica del protagonista (e, di riflesso, di chi gli sta intorno).
Per quest’ultimo aspetto, ritorniamo quindi al dualismo sottile, esposto dal criminale Vera nel suo inquietante dialogo al telefono con Elliot, che esiste tra l’accezione universalmente positiva dell’essere “coraggioso” e la sua derivazione sicuramente negativa dell’essere invece “selvaggio”. Anche stavolta, direte, nulla di nuovo, se non fosse che lo vediamo caratterizzare tutte le azioni e le scelte che il protagonista si trova a dover compiere, nell’arco della puntata, nascondendo inoltre, nel profondo, la reale natura dello stesso “ex”-galeotto, del tutto insospettabile fino allo sconcertante finale. Focalizzandosi su Elliot e le sue turbe mentali, Esmail e il suo team allontanano infatti l’attenzione dello spettatore dalla psicologia del suo “rivale”, il quale però fin dall’inizio ha terribilmente preannunciato con quel “are we savages, or are we brave?” come sarebbe andata a finire, ponendo il suo apparente incomprensibile pensiero sotto tutta un’altra luce, mostrandocelo ben più lucido mentalmente di quello che all’inizio potevamo pensare. Un’altra peculiarità poi, assolutamente non trascurabile, sta proprio nel rendere, in tal modo, gli insensati deliri di Vera mai fini a sè stessi, nè tantomeno dei meri esercizi di stile, che più si confanno ad altre tipologie di serie (Pizzolatto, non leggere).
Per quanto riguarda, invece, la costruzione narrativa, con questo “Eps1.5_br4ve-trave1er.asf” siamo di fronte ad una vera e proprio inversione di tendenza, rispetto agli episodi scorsi. La trama “orizzontale” della Fsociety viene di fatto messa in stand-by, dando (quasi) completa rilevanza al tentativo di Elliot di salvare Shayla. Il risultato è così quello di una puntata perlopiù mono-tematica e dalle forti tinte prisonbreakkiane, che però non manca mai di chicche e dettagli informatici tanto cari agli autori (e ai nerd-fan dello show), dal ritmo altissimo e notevolmente adrenalinico. L’unica pausa è concessa dalle due storyline rispettivamente di Wellick (che torna a procedere “parallelamente” alla trama principale, dopo l’ultimo incontro col protagonista) e di Angela. Ma anche in questo caso, l’intenzione degli scrittori viene palesata dal dialogo tra lo stesso Elliot e la migliore amica, con quel “it’s too much” che può tranquillamente esser letto come “troppe sottotrame per oggi”, acquisendo quindi un risvolto perfino meta-seriale. No, questa volta non c’è spazio per mire “complottistiche” e sogni di rivoluzione dalle conseguenze mondiali, stavolta si tratta di singole vite, magari più “piccole” rispetto alla grandezza del nostro pianeta, ma per questo dal valore decisamente più intenso e sofferto per il micro-cosmo dei personaggi coinvolti. Come profeticamente lo stesso Mr.Robot (più immaginario che mai) fa notare ad Elliot, “this is a zero-sum game” e, comunque vada, qualcuno dovrà morire. In fondo non si tratta solo della sopravvivenza del protagonista o di quella della sua innamorata, come sembra in presentazione d’episodio, ma, a minutaggio inoltrato, si capisce che le stesse vite di Vera e di suo fratello sono in gioco. In questo scontro di “cervelli” che si concretizza, fra Elliot e la “famiglia” criminale, tra manipolazioni e strategie e dove i ruoli gerarchici tra chi comanda e chi è costretto a subire non fanno che alternarsi vorticosamente, si passa così dal dualismo “psicologico” a quello più propriamente “romanzesco”.
Scontro che, naturalmente, trova il suo drammatico e sconvolgente climax in un finale che, per tensione ed efficacia, nonché per messa in scena ed eccellenza interpretativa, non ha nulla da invidiare alle tante “morti” che hanno colpito qualsiasi addicted delle serie tv. Con quegli infiniti e silenziosi minuti, nei quali vediamo la consapevolezza di ciò che è accaduto prendere “fisicamente” corpo nel faccione in primo piano di Malek, sconvolto ed incurante dell’inferno da lui stesso scatenato, Mr. Robot diventa qualcosa di più. Le illusioni, le paranoie e le visioni astratte che fin dal Pilot accompagnano il punto di vista di Elliot devono affrontare spaventosamente la realtà, nella maniera più atroce possibile. La stessa Shayla, nella vita del protagonista, ha sempre significato dopotutto il suo legame più solido con essa (come palesato in “Eps.1.2_d3bug.mkv“), e la sua dipartita finisce così per assumere la doppia valenza di chiusura di un cerchio, aperto con la scena iniziale (“piazzata” lì in maniera geniale, inoltre) che fa quasi da sintesi del loro rapporto, e di decisivo punto di non ritorno. La curiosità, adesso, sta tutta nell’assistere alla reazione di Elliot a mente fredda e, quindi, se lo vedremo abbandonare il suo alienante stile di vita, che ha portato alla morte della ragazza, o se abbraccerà totalmente gli utopici propositi della “sua” organizzazione, con l’intento di riscattare la sua anima perduta.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Rami Malek, da Emmy Award (o così dovrebbe, se il mondo fosse giusto)
  • Welleck e consorte, da far accapponare la pelle perfino ai coniugi Underwood 
  • L’exploit completamente inaspettato del nuovo CTO della Evil Corp 
  • La gestione della storyline “parallela” ed esterna di Welleck, dalla quale Frank/Vince Vaughn e autori dovrebbero solo prendere appunti 
  • Tutta la trama principale, dalle strategie “tecniche” per l’evasione, ai continui capovolgimento di fronte e di potere nelle dinamiche tra Elliot e la “famiglia” Vera
  • La scena finale: davvero, altro che GOT (almeno l’ultimo) 
  • L’evasione di massa piuttosto inverosimile, specialmente per uno show così attento ai dettagli
  • La storyline di Angela che comincia ad aver bisogno di una scossa

 

Mr. Robot sciocca e sconvolge come mai è riuscito a fare, regalandoci cinque minuti finali da storia della tv e confermando, ancora una volta, di averci visto giusto quando estasiati ne commentavamo il Pilot. Sam Esmail & soci però dimostrano di non volersi adagiare affatto sugli allori, immergendo la loro creatura in una evoluzione perenne e senza sosta. Siamo sempre più curiosi, a questo punto, su quale livello sarà raggiunto in chiusura di stagione.

 

Eps1.4_3xpl0its.wmv 1×05 1.38 milioni – 0.5 rating
Eps1.5_br4ve-trave1er.asf 1×06 1.25 milioni – 0.4 rating

 

 

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Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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