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True Detective 2×07 – Black Maps And Motel RoomsTEMPO DI LETTURA 4 min

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Meglio tardi che mai. Ad un passo dal season finale, Nic & friends riescono finalmente ad uscire da quella frammentarietà narrativa che ha zavorrato la prima parte della stagione, offrendoci il miglior episodio di questa seconda annata. In “Black Maps And Motel Rooms” finalmente abbiamo tutto ciò di cui la serie avrebbe avuto bisogno per evitare quel tanto, forse anche troppo, citato paragone con la precedente stagione: sviluppo narrativo compatto e lineare, struttura dialogica solida, ritmi blandi funzionali all’approfondimento psicologico dei protagonisti miscelati alla perfezione con sequenze ricche d’azione e violenza, impeccabili performance recitative e un finale che – sebbene risultasse scontato ad inizio sequenza – non può che lasciare lo spettatore impietrito davanti al corpo esanime del povero Paul.
Il problema più grande emerso nel corso di questa seconda stagione è stato quello di voler mostrare allo spettatore quattro personalità borderline molto lontane tra loro, accomunate principalmente dal loro disagio emotivo e da un gravoso carico di angosce e inquietudini che in qualche modo sembrava essere costruito intorno ai personaggi per richiamare le atmosfere brillantemente affrescate dai protagonisti della prima stagione. L’elemento finora mancante, trovato con colpevole ritardo solo ad un’ora dalla conclusione, era quella coerenza formale in grado di portare lo spettatore a empatizzare con i personaggi. Ani, personaggio inizialmente stereotipato, quasi caricaturale, figlia di un hippie con abusi infantili alle spalle, grazie a questo aspetto assume una veste tutta nuova, presentandosi agli occhi dello spettatore come un personaggio del tutto rinnovato. Il saluto a padre e sorella e la parentesi romantica con Velcoro a fine episodio rappresentano a pieno questa svolta attuata sul personaggio interpretato dalla McAdams, fino ad un paio di puntate fa avvolto da un alone di incomprensione e contraddistinto da una certa superficialità nel processo di caratterizzazione.
Il personaggio di Ray, fin da subito inquadrato come uomo esausto e in bilico tra dannazione e redenzione, in questo episodio giunge al culmine della sua inquietudine, gettandosi tra le braccia della sua altrettanto disperata collega in una sequenza intrisa di passione – e fortunatamente per nulla stucchevole – che, insieme a quella del duplice incendio appiccato da Frank, accompagna gli ultimi attimi di vita del povero Paul. L’alternanza delle tre scene spezza in qualche modo il ritmo della fuga del poliziotto, aumentando così la tensione e causando un senso di smarrimento nello spettatore nel momento in cui vediamo partire il primo colpo alle spalle del poliziotto.
Infine non possiamo che spendere qualche parola per il vero protagonista della puntata: Frank Semyon. Sul web la performance di Vince Vaughn è stata praticamente criticata all’unanimità, sollevando diversi dubbi sull’inadaguatezza dell’attore in merito al suo ruolo. Sebbene in parte queste critiche fossero meritate, complici i dialoghi inconsistenti e falsamente allegorici assegnati al personaggio nel corso della stagione, con l’interpretazione messa in scena in “Black Maps And Motel Rooms” ci si lascia alle spalle quell’architettura frettolosa e talvolta superficiale operata per la sua costruzione, mostrandoci finalmente un Frank meno statico, più coerente per quanto concerne le reali potenzialità del suo personaggio e soprattutto meno impantanato in quella staticità evolutiva che ha segnato drasticamente il suo processo di caratterizzazione per più di metà stagione. La sequenza dell’uccisione di Blake diventa la molla che porterà Frank a prendere in mano la situazione, resosi ormai conto di essere rimasto da solo, proseguendo nel percorso di consapevolezza iniziato nella puntata precedente durante il dialogo con il figlio di Stan, un momento che potremmo definire vero e proprio spartiacque nel processo di trasformazione del personaggio.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • You want me to roll a joint?
  • Sviluppo narrativo compatto e lineare
  • Dialoghi più solidi
  • Giusto mix tra approfondimenti psicologici dei personaggi e azione
  • Ottimo lavoro del comparto attoriale
  • La scena dell’uccisione di Blake
  • La morte di Paul e il contrasto vita/morte con il sussulto di Emily
  • Scena di Paul alla Die Hard
  • Colpevole ritardo nell’offrire allo spettatore un episodio degno di questa serie

 

Puntata che ci fa pensare “magari fossero state tutte così” e che non raggiunge il punteggio pieno a causa di quella frammentarietà narrativa già lamentata a inizio recensione, frutto della superficialità con cui Pizzolato ha curato narrazione e caratterizzazione dei personaggi nelle precedenti puntate, che inevitabilmente finisce per riflettersi sul risultato finale. Poco realistica la scena alla Die Hard durante la quale Paul mette ko cinque energumeni armati dopo aver fregato il loro boss con la scusa del cellulare che non prende, ma per questa volta ci sentiamo di perdonare la cafonata di Nic Pizzolato ringraziandolo per averci offerto questo fantastico momento.

 

Church In Ruins 2×06 2.34 milioni – 1.0 rating
Black Maps And Motel Rooms 2×07 2.18 milioni – 1.0 rating

 

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