Heroes Reborn 1×06 – Game OverTEMPO DI LETTURA 5 min

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Proprio quando in “The Lion’s Den” ci si lamentava di una certa perdita di voglia della serie, cosa che rischiava di trasformare il revival di Heroes nel “compitino settimanale” di Tim Kring, con “Game Over” sembra che Heroes Rebon abbia ritrovato in parte quello sferzante slancio che tanto avevamo apprezzato nel doppio pilota. Lo ritrova però solo in parte, poiché è il suo essere Heroes a favorire, ma contemporaneamente sfavorire, il serial, creando un aspro circolo vizioso. 
Non fraintendeteci, non abbiamo nulla contro Heroes, ma converrete anche voi che ci sono certe serie che tendono a personalizzare così tanto certi stili di narrazione, da creare una categoria tutta nuova alla quale ci si riferisce usando il nome della serie stessa o il nome del personaggio che spicca di più. Prendete il nuovo trailer di Star Wars: quanti di voi hanno definito il nuovo villan un cattivo “alla Darth Vader”?
Ecco, è proprio il suo essere “così Heroes”, che si fa sentire con prepotenza nell’episodio, portando a confezionare un eguale numero di pregi e difetti che, allo stesso tempo, lo agevolano e lo ostacolano.
Anche se ufficialmente non lo è, ufficiosamente il sesto episodio della miniserie NBC è organizzato come se fosse un midseason finale, uno di quelli pieni di avvenimenti, colpi di scena, svolte narrative di grande importanza per la trama, oltre che di addii e ritorni. Ogni minuto messo a disposizione dalla puntata viene sapientemente organizzato per mettere a segno una grande svolta narrativa, che non solo sembra la conclusione di un primo capitolo della miniserie, ma che si interrompe proprio sul più bello e rimanda la continuazione della trama al prossimo episodio. 
“Game Over”, in senso positivo, è un episodio tipicamente alla Heroes, dove (come di consueto nel serial) la vastità del cast di personaggi viene un minimo sacrificata per ucciderne qualcuno, sottolineando ulteriormente i toni amari e disperati la lotta di sopravvivenza tra gli EVO e gli umani, caratterizzata sempre come uno scontro senza quartiere e senza esclusione di colpi. In più tornano prepotenti alcuni elementi della sua mitologia, come i fumetti 9th Wonders, i quali (come molte altre cose) hanno sempre donato alla serie un piglio particolare e stuzzicante, a metà tra il misticismo e la meta narrazione. Viene poi riesumata una costruzione narrativa che ha caratterizzato la serie gemella per tutte le sue quattro stagioni: costruire dei piccoli tasselli narrativi che ad un certo punto si sarebbero trasformati in un affresco narrativo che avrebbe rivelato importanti dettagli sull’economia della serie. Sopratutto nella terza stagione, venne adottata questa tecnica, dove nel decimo episodio, “1961”, si raccontavano i retroscena che avrebbero trasformato Angela Petrelli e Chandra Suresh nei fetenti che impareremo a conoscere, oltre che a mostrare i primi semi che sarebbero germogliati nell’Impresa. “Game Over” è l’ultimo di questi tasselli intriso con una overdose di feels grazie all’atteso ritorno di Hiro Nakamura, la cui presenza darà vita all’arco narrativo “June 13th”, dandoci probabilmente qualche risposta ai misteri di Heroes Reborn e reintroducendo gli apprezzatissimi viaggi temporali della serie gemella. 
Ma in senso negativo, “Game Over” è anche un episodio alla Heroes, serie fatta di colpi di scena spesso non richiesti, inseriti per una insana assuefazione degli showrunner agli stessi e quindi organizzati alla bene e meglio, con poca capacità di rinnovarsi e delineare i nuovi protagonisti dalle vecchie glorie e tendente a rinchiudersi a caldi e confortanti cliché. Il tutto, attraversato da una ingenuità tipica di una serie tv “d’altri tempi”. Per fare degli esempi, la porzione di trama incentrata su El Vengador. Se prima era partita come un timido tentativo di stare al passo con l’evoluzione dei serial comics, adesso le non troppo riuscite gesta di Carlos Gutierrez sono il modo in cui Tim Kring ha elaborato i vari Marvel’s Daredevil e Arrow, con piccole ed involontarie citazioni a Fantozzi (dai, neanche quell’imbranato cronico di Barry Allen è così imbecille e sfigato nel suo The Flash). Continuando coi nostri esempi, abbiamo Tommy, aka “supplente di Peter Petrelli”.
La stragrande maggioranza dei commenti dei telespettatori della miniserie NBC, riguardano il rammarico e l’amarezza sull’assenza dei “big three” della serie gemella: Peter Petrelli, Sylar e Cloe Bennett, indubbiamente il trimurti che faceva da piedistallo al telefilm. La loro mancanza ha segnato un vuoto che tutt’ora si avverte e che ancora non è riuscito a colmare, sopratutto perché i nuovi character, oltre a non possedere il carisma delle vecchie glorie, non hanno una evoluzione molto originale. Vedi per l’appunto Tommy: la vera sorpresa sarebbe stata quella di non convogliare verso le labbra della biondina (i caldi e confortanti cliché di cui prima) oppure di farci un bel dito medio al suo destino di eroe, accettato perché lo dice il copione.
Nota a sé stante per Hiro Nakamura. E’ indubbiamente un’emozione rivederlo e la sua presenza risveglia nostalgici e graditi ricordi, sopratutto per coloro che, negli anni in cui Heroes andava in onda, muovevano i primi passi nella serialità, oltre al fatto che la sua presenza è un valore aggiunto al cast per la fetta di importanza che Nakamura si ritagliò nella serie gemella (oltre che baluardo delle citazioni più nerd). Ma contemporaneamente, il bravissimo Masi Oka non ha mostrato poi tutta sta felicità nel ripristinare il ruolo che l’ha resto internazionalmente famoso; lo spirito, insomma, era “dai, facciamo sta cosa, poi torniamo a fare altro”. Ansia da prestazione? Ci piace pensarla così.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Hiro’s Return
  • Episodio al gusto di scoppiettante midseason finale
  • Morte, azione e altre grandi cose
  • E nella prossima, i nodi vengono al pettine
  • Hiro’s Reluctantly
  • El Vengador
  • Cliché, roba già vista e altre forzature
  • CGI che manco il Nintendo 64
Altra meritata sufficienza per Heroes Reborn, che avrebbe potuto ripetere magari il grande votone di “Under The Mask“, ma una deformazione professionale, legata alla difficoltà di scrollarsi di dosso certe tipiche abitudini del serial, ha pesantemente minato e compromesso il giudizio finale.
The Lion’s Den 1×05 4.01 milioni – 1.1 rating
Game Over 1×06 3.80 milioni – 1.1 rating

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