Homeland 5×07 – OrioleTEMPO DI LETTURA 4 min

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So… what exactly are we doing here, Saul?
I don’t know. I’ve never defected before.

La rottura rispetto al passato è netta e questo è sicuramente un segnale positivo perchè dimostra il desiderio di non fossilizzarsi su dinamiche già viste. Tuttavia qualquadra non cosa qualcosa non quadra e, parafrasando la frase qui sopra di Saul, si potrebbe dire lo stesso di “Oriole” leggendola in questo modo:

So… what exactly are we doing here, Gordon and Gansa?
We don’t know. We’ve never screwed up before.

Alex Gordon e Alex Gansa stanno portando la narrazione verso un vicolo cieco. Qualche recensione fa parlavamo di una suddivisione delle trame preannunciando però un palese ricongiungimento delle stesse in un filone unico, situazione che si sta effettivamente realizzando proprio ora sotto i nostri occhi. Dei tre mini-plot, che per comodità chiameremo Macro, Intermedio e Micro (per maggiori dettagli vi rimandiamo a “Why Is This Night Different?“), quello Micro si è di fatto completamente esaurito come un fuoco che non viene più alimentato dalla legna, mentre quello Macro e quello Intermedio, dopo essersi incrociati nello scorso “Parabiosis“, sono destinati a diventare una cosa sola nell’arco dei tre prossimi ed ultimi episodi. Ma parlavamo di “vicolo cieco” e c’è un motivo.
In “Oriole” la situazione generale di Carrie e Saul va via via limitandosi. I possibili movimenti, gli spazi di manovra e tutte le decisioni tendono all’esaurimento, tarpando quasi tutte le possibili strade da percorrere. Saul viene praticamente costretto dagli eventi, e da Allison Alichka, a disertare per la prima volta nella sua vita e Carrie sta andando dritta verso le fauci spalancate del leone. Allison/Alichka è il minimo comune denominatore di questa stagione di Homeland, sia perchè è “the greatest penetration of American intelligence in fucking history“, sia perchè è la grande vedova nera che sta imbrigliando le due mosche nella sua tela. Inutile dire che le due mosche sono Carrie e Saul.
Il doppiogioco in atto è un classico del genere spionistico da che se ne ha memoria e 007 può esserne sicuramente considerato il capostipite. Homeland ha già dimostrato di saperci fare in tal senso nel corso degli anni ma, in questa stagione come mai prima d’ora, l’apporto dato dai decenni di lungometraggi sta ergendosi prepotentemente a schema d’azione. Il fatto di spingere i protagonisti a compiere gesti estremi sfuggendo all’ultimo da situazioni impossibili è un classico, un classico però poco realistico. Se da un lato è interessante vedere Carrie e Saul in estrema difficoltà, dall’altro non si può non storcere il naso di fronte al telefonato (e non è un termine usato a caso visto la chiamata alla “laundry” per i panni sporchi) rapimento di quest’ultimo ormai ad un passo dall’essere per sempre fuori dai giochi. Allo stesso modo la fuga di Carrie dalla casa di Nazari deve essere vista in quest’ottica.
In tutto ciò “Oriole” non fa altro che mischiare un po’ le carte, allungando il brodo e facendo imbrigliare ancora di più mentore ed allieva nella tela della vedova nera. Mentre accade ciò, Quinn cazzeggia per Berlino insieme a dei terroristi e Dar “Sandwich” Adal: uno spreco enorme per il potenziale narrativo che Quinn avrebbe potuto conferire alla stagione in corso. Rimangono solo tre episodi per redimersi e dare un senso alla sua presenza quest’anno, il tempo rimasto è poco.
A margine di quanto detto finora, merita un momento di attenzione il breve dialogo tra Otto e Zerbino Jonas perchè, in un brevissimo scambio di battute, emerge prepotentemente la vera caratterizzazione nel magnate tedesco:

Otto: “Her state. Her mental state. How long’s our deal with her? Two years?
Zerbino Jonas: “Up in February. Why?
Otto: “We make a mistake hiring her.
Zerbino Jonas: “You think so.
Otto: “She’s unbalanced. We wont be renewing her contract. Of course don’t let that influence your personal relationship with her. That’s your business.

È stato un errore assumere Carrie? Forse, sicuramente però ha fatto il suo dovere quando è stato il momento di proteggerlo. È anche vero però che, per quanto ci è stato permesso di vedere, sono stati più gli svantaggi che i vantaggi ad emergere dalla sua presenza a lavoro. D’altronde il background di un’agente della CIA non può essere dimenticato nè sottovalutato, infatti emerge in tutta la sua drammaticità ogni volta che si può. Otto, apparso sino ad ora come un filantropo buonista e magnanimo, svela per la prima volta il suo vero volto menefreghista e nichilista. I soldi non sono un problema per lui, Carrie lo è. Fornendo tutti i mezzi disponibili per andarsene il più lontano possibile da lui e tenendola dalla sua parte minimizza i possibili danni collaterali derivati dalla sua presenza.

La Mathison è sempre stata una fonte di guai, presto o tardi si finisce morti per causa sua.
cit. Taxista morto sgozzato dopo dieci minuti

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Carrie in pasto ad Alichka in 3,2,1…
  • Interpretazione sempre notevole di Mandy Patikin
  • The greatest penetration of American intelligence in fucking history” fa un po’ eccitare
  • Quinn ancora senza uno scopo
  • Forzature tipiche del genere spionistico

 

Tra momenti interessanti ed altri telefonati si diminuisce ulteriormente il margine di manovra di Saul e Carrie. Per ora non sembra proprio la mossa migliore da fare, ma ci fidiamo del giudizio dei due showrunners.

 

Parabiosis 5×06 1.35 milioni – 0.4 rating
Oriole 5×07 1.35 milioni – 0.4 rating

 

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Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 20 ed i 33 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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