Superstore 1×01 – 1×02 – Pilot – Magazine ProfileTEMPO DI LETTURA 4 min

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“Cosa ci può essere di peggio di un brutto film? Un film comico che non fa ridere.”


Occorre citare il sommo Yotobi per poter presentare al meglio la nuova serie tv con protagonista Ugly Betty America Ferrera. Ebbene, Superstore non riesce in ciò che per una sitcom (o comedy) significa la morte: strappare una risata. I due episodi, andati in onda quasi un mese fa, sono riusciti nello strano compito di deludere grazie alla caratterizzazione insipida dei personaggi che non riescono a trasmettere praticamente nulla allo spettatore. Andiamo però con ordine iniziando a presentare i due protagonisti intorno ai quali gira l’intera trama e le vicende che vedono come location l’ipermercato Cloud 9.
In Superstore ritroviamo America Ferrera (che interpreta Amy), conosciuta sicuramente ai più per il ruolo di protagonista ricoperto in Ugly Betty che le è valso anche un Emmy come Outstanding Lead Actress In A Comedy Series ed un Golden Globe sempre nel 2007; il maldestro Jonah è invece interpretato da quel Ben Feldman che nella passata stagione televisiva è stato ben poco fortunato con A to Z vista la cancellazione quasi istantanea della serie.
Poche righe sopra si è fatto uso della parola “trama“. Ora, è giusto che siate messi a conoscenza che, tolta la generale trama amorosa riguardante Jonah ed Amy, la serie non ha nient’altro su cui basarsi. Niente trame parallele, niente di niente. La serie nasce e muore con il rapporto dei due neo-colleghi di lavoro e non ha altre spalle su cui appoggiarsi nei momenti vuoti. Essendo una sit-com ci può anche stare come cosa, se non fosse che l’umorismo sta a zero e qualsiasi appeal rimasto confluisce volontariamente o meno sulla trama, inesistente appunto. Tra tutti i personaggi apparsi in questi primi due episodi l’unico che riesce in qualche modo a salvarsi (anche se nemmeno lui ci riesce sempre) è Garrett, un dipendente paraplegico dell’ipermercato interpretato da Colton Dunn. Il resto è il nulla più totale: lo stesso direttore, che negli atteggiamenti ricorda abbastanza Ted Buckland (Scrubs), è un personaggio insipido e non di impatto e proprio per questo non riesce a creare quel colpo al cuore misto di simpatia e tristezza che invece suscitava il triste Ted quotidianamente nell’ospedale Sacro Cuore.

I produttori hanno deciso di non avvalersi dell’aiuto delle risate registrate per far breccia negli spettatori, forse anche perché si son resi conto dell’effettiva scarsa portata umoristica che Superstore ha una scelta che li porta ad allontanarsi dal genere sitcom con il quale la serie si fregia. Poco cambia in realtà visto che le risate sarebbero forzate comunque.
Sono anche i numeri a parlare sancendo un risultato dapprima discreto ed in seguito deludente: le due puntate sono andate in onda una di seguito all’altra la stessa sera ma se il “Pilot” è infatti riuscito a registrare oltre sette milioni di spettatori (con un rating goloso del 2.0), il secondo episodio ne ha registrati cinque (perdendo 4 punti di rating). Ora, un crollo di circa due milioni in poco più di venti minuti è un dato da tenere bene in considerazione, interpretabile se non altro come uno scarso appeal nei confronti del pubblico, se dopo 20 minuti si è riusciti a registrare un -26% di spettatori. Una partenza disastrosa per la nuova creatura di Justin Spitzer.
La comicità si basa molto sui personaggi e sulla loro caratterizzazione più che sui fatti in sé: personaggi come Mateo o Bo, il primo nel ruolo del nuovo dipendente pronto a far di tutto pur di farsi notare dal direttore ed il secondo nel ruolo del rapper fallito in cerca della sua strada, dovrebbero in un certo qual modo riuscire a coinvolgere lo spettatore portandolo alla risata ma la realtà è che il più delle volte riescono a creare un velo di totale imbarazzo proprio per gli stessi personaggi (cosa che avviene spesso anche per lo stesso Jonah). Se gli stessi personaggi su cui sembra tanto basarsi non funzionano, meglio non far menzione della comicità insita nei semplici dialoghi che, oltre a non essere spesso presente, a volte risulta talmente sottile e non diretta che la battuta riesce ad essere colta troppo tardi rompendo il momento che doveva essere concesso per la risata stessa.
Una valutazione della serie tv è difficile da argomentare oltre a “non fa per niente ridere” ma in una scena del “Pilot”, America Ferrera regala la perfetta combinazione “frase feat. mimica facciale” per poter giudicare al meglio la visione di entrambi i due episodi con cui Superstore ha debuttato. Con faccia sommessa e con un falso sorriso di chi sta apertamente mentendo e non ha alcuna intenzione di mascherare tale sentimento, Amy sibila con una ironia tutt’altro che velata: “Wow. That really blew my mind“, tradotto in italiano con “Wow, mi hai proprio stupito“.
Niente di meglio potrebbe descrivere la visione di Superstore.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Garrett/Colton Dunn
  • Comicità
  • Dialoghi
  • Personaggi principali
  • Personaggi secondari
  • America Ferrera
  • La serie stessa
Il calo degli ascolti potrebbe essere un forte segnale di una imminente o futura cancellazione della serie. E per quanto visto, non sarebbe una grossa perdita.
Pilot 1×01 7.21 milioni – 2.0 rating
Magazine Profile 1×02 5.36 milioni – 1.6 rating

Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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