The X-Files 10×03 – Mulder And Scully Meet The Were-MonsterTEMPO DI LETTURA 4 min

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You’re not gonna believe it.
Try me.

In tre episodi Chris Carter è riuscito a raccogliere tutti gli elementi tipici che hanno da sempre contraddistinto le stagioni di The X-Files. Il primo episodio ci permetteva una fulminea ed odierna immersione nella mitologia, prendendo a piene mani da episodi passati e dal puro citazionismo scenico. Il secondo episodio poteva apparire un semplice procedurale come tanti ne sono comparsi in The X-Files, ma dopo una pausa di quasi quindici anni era doveroso poter riassaporare certi sapori che sanno di passato. La terza puntata di questa nuova mini-stagione rievoca e riprende in mano gli elementi grotteschi tipici di diversi episodi passati: la puntata, scritta da quel Darin Morgan che ha firmato anche la sceneggiatura della indimenticata “Clyde Bruckman’s Final Repose” che gli è valsa un Emmy come Outstanding Writing for a Drama Series, ruota intorno al dover fare i conti con l’odierna modernità scientifica per la quale molto dell’inspiegabile è stato spiegato. Grottesco appunto.
Mulder trova quindi smarrita la via del cammino ed ora è più che mai insicuro riguardo ogni certezza che aveva faticosamente raccolto in tutti gli anni passati nella sezione X-Files dell’FBI. Eloquente la scena che lo vede destreggiarsi in uno dei suoi più appassionati hobby: quello di lanciare le matite e farle rimanere attaccate al soffitto. Ma, in questa particolare occasione, le matite vengono lanciate direttamente contro il simbolo forse per eccellenza della serie: il poster “I Want To Believe” affisso alla parete. Curioso come Scully tenga a sottolineare il fatto che quello sia il suo poster: c’è infatti da tenere conto che, dopo l’incendio appiccato dallo Smoking Man all’ufficio degli X-Files (The End 5×20), il poster fosse stato successivamente ricomprato e regalato da parte di Scully a Mulder stesso. Ora, quel poster che ha significato tanto per così tanti anni, viene preso a freccette e calunniato dallo stesso uomo che ci credeva fermamente. Dallo stesso uomo che vuole credere si ode una forte insicurezza riguardo a molti fatti capitatigli.

“Even when the world was falling apart, you were my constant. My touchstone.”


È qui che si inserisce Scully. Grazie al caso che propone a Mulder, questi riuscirà a ritrovare la strada smarrita, a credere che non tutto ciò che è stato è andato perduto o sciupato. C’è ancora speranza.
La speranza che li tiene saldi al loro impiego sugli x-files è duplice: smascherare il complotto da cui era anni che cercavano di mantenersi distaccati e poter essere certi che d’ovunque sia loro figlio, William, stia vivendo una vita normale e lontana dal paranormale che tanto permea e schiaccia la vita di Mulder e Scully.
L’episodio ha però la pecca di oziare eccessivamente troppo sul lato grottesco della vicenda, non colpendo eccessivamente con la trama paranormale dei fatti, fatti che vengono presentati in maniera estremamente banale e portata quasi al ridicolo in più punti: c’è da chiedersi come mai Scully e Mulder, pur vedendo il were-monster introdursi all’interno della cabina del bagno chimico nel parcheggio, non si siano soffermati ad interrogare l’uomo al suo interno. Anche questo dettaglio denota una certa superficialità di sceneggiatura che non si è soliti vedere in X-Files, solitamente così ligia e meticolosa nei particolari ed è triste constatare che chi ha firmato la sceneggiatura sia lo stesso autore di “Clyde Bruckman’s Final Repose”, qui anche nell’inconsueto ruolo di regista.
Nonostante ciò l’episodio è però utile a ristabilire equilibrio e donare qualche nuova base solida alle idee (strampalate) dell’agente Mulder: i mostri esistono, così come il lato paranormale del mondo. Spetta a lui percorrere il cammino (di cui inizialmente abbiamo detto che aveva perso la vita) verso la verità. Il cammino di Mulder non può essere mostrato da nessuna cartina: l’agente deve addentrarsi nella selva, deve poggiar piede nella parte della cartina recante la scritta “Hic sunt leones“, dove per leoni sono intesi i mostri che a volte genera la sua mente e non solo.

“It’s easier to believe in monsters out there in the world than to accept that the real monsters dwell within us.”

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Fox Mulder ed il suo nuovo “I Want to Believe”
  • Inaspettato episodio carico di humor sottile
  • Episodio eccessivamente carico di humor sottile
  • Personaggi e trama grottesca
  • Oziosità generale

 

Siamo a metà della mini-stagione prevista. Questi episodi procedurali ci accompagneranno fino al finale di stagione che invece ricalcherà la traccia già vista nella prima puntata, traendo quindi spunto dalla mitologia di The X-Files. Vogliamo credere che sceneggiatori e produttori (Chris Carter in primis) abbiano confezionato solamente sei episodi per potersi concentrare in misura maggiore nella qualità. C’è da aspettare ancora per poter decidere se rimanere delusi o contenti di questo ritorno al passato. Nel frattempo cuociamo a brodo lento contemplando l’ipotesi di una 11° stagione visti gli strabilianti risultati d’ascolto che sta ottenendo la serie.

 

Founder’s Mutation 10×02 9.67 milioni – 3.2 rating
Mulder And Scully Meet The Were-Monster 10×03 8.37 milioni – 2.7 rating

 

 

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Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv, film e lettore appassionato di libri e manga. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di Recenserie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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